martedì, dicembre 16, 2003

Recensione/ Border Down (DC)

IconaDreamcast vive ancora nelle case di molti giocatori e nella passione di qualche programmatore che, questa volta, ha addirittura dedicato un titolo in esclusiva alla defunta console Sega, regalando ai fan un ottimo shoot’em up

Se si muove, spara

Border Down
Sviluppatore: G.Rev
Editore: G.Rev
Distributore: importazione parallela
Genere: Shooter/Arcade
Piattaforma: Dreamcast
Titoli Correlati: Gate of Thunder (PC Engine); Darius (SNES), Thunderforce V (Saturn, PSone), Ikaruga (Dreamcast, GameCube).

Un tempo dominatori delle console, gli shoot’em up sono andati verso un’inesorabile estinzione nel corso degli ultimi anni e, generazione dopo generazione, ci ritroviamo ad accoglierne sempre meno. G.Rev, team di ex-programmatori Taito, riporta ai nostri tempi lo spirito degli shoot’em up di vecchia scuola, confermando che la seppur vetusta meccanica di gioco può riservare ancora alcune sorprese e parecchio divertimento.

Border DownBorder Down è uno shooter a scorrimento orizzontale che risponde a tutti i canoni del genere: ambientazioni futuristiche, armi devastanti, enormi boss di fine livello e un gruppo di eroi in lotta per la sopravvivenza del genere umano. All’interno di un contesto ormai vissuto fino allo sfinimento, Border Down riesce a trovare uno spunto di originalità. Le 5 missioni a disposizione - un po’ poche, a dire il vero - vengono infatti affrontate su 3 fronti differenti, chiamati Border, che terminano con lo stesso boss di fine livello. Quando la missione fallisce su un border, si passa a quello successivo, da qui il titolo del gioco. Fallita la missione anche nel terzo border, si arriverà al fatidico Game Over. Questa meccanica di gioco traduce quindi le “vite” del giocatore in 3 punti di vista differenti da cui affrontare gli stage.

Border DownPurtroppo, non sono incluse modalità a due giocatori, forse proprio a causa del meccanismo dei border. I programmatori di G.Rev hanno però introdotto una modalità chiamata Remix, che rielabora gli stage modificandoli leggermente, garantendo quindi una nuova sfida per i giocatori più esigenti. La longevità è buona, ma dipende da quanta pazienza si intende investire in questo titolo. Border Down è infatti un gioco difficile, sicuramente più di quanto siamo stati abituati negli ultimi tempi. Ogni errore costringe a utilizzare il border successivo, limitando di conseguenza le possibilità di vittoria, e spesso la scritta game over apparirà fin troppo presto.

Border DownPer i più abili e caparbi, invece, Border Down rappresenta una sfida incredibilmente sfaccettata: è infatti possibile affrontare le missioni partendo dal border più basso - giocando quindi con una sola vita - oppure tentare di vedere i 10 e più finali a disposizione, che appaiono a seconda di quali border si affrontano. Senza contare le sfide aggiuntive per superare il proprio record realizzando devastanti combo (visualizzate sulla Visual Memory Unit, la memory card del Dreamcast), o ancora giocare in modalità Remix. Dopo qualche ora di gioco, comunque, si potranno sbloccare più crediti per continuare e alcune opzioni per regolare la difficoltà di gioco.

Border DownSviluppato originariamente per Naomi GD-Rom (scheda arcade basata su Dreamcast), Border Down è ottimamente realizzato, confermando la validità della piattaforma casalinga targata Sega, che ancora oggi può competere con le console di nuova generazione. La pulizia delle texture e la definizione dei poligoni è ottima, soprattutto collegando il VGA Box. L’azione scorre fluida e veloce, eccezion fatta per alcune esplosioni particolarmente devastanti – come i boss di fine livello – che generano qualche rallentamento che fortunatamente non intacca la giocabilità.
Il comparto audio è di buon livello e accompagna egregiamente gli stage con un sapore old school d’effetto.

Allo stesso modo di Ikaruga per Dreamcast, Border Down è disponibile unicamente in versione giapponese e l’unica soluzione per provarlo rimane l’importazione parallela. La barriera linguistica non rappresenta un problema, grazie all’uso massiccio dell’inglese nel gioco, comprese le opzioni. In definitiva, Border Down è una piccola chicca capace di soddisfare pienamente i fan del genere che possiedono un Dreamcast, regalando diverse ore di gioco all’insegna della distruzione e del gameplay che, seppur d'annata, risulta ancora avvincente. Per i collezionisti, è disponibile inoltre una versione limitata che include un CD con la colonna sonora.

Aspetti Positivi: frenetico; riporta in auge il buon sistema di gioco di un tempo; brillante realizzazione tecnica
Replay Value: discreto. 5 stage sono un po’ pochi, ma l’elevata difficoltà e la modalità Remix spinge a giocarlo più volte
Aspetti Negativi: solo 5 stage; disponibile tramite importazione parallela; manca l’opzione per due giocatori
In Sintesi: Border Down reincarna i fasti degli shoot’em up di vecchia generazione, risultando un titolo imperdibile per gli appassionati del genere. Un altro motivo per possedere un Dreamcast

[Pubblicata originariamente il 16/12/03 su HighScore.it]

venerdì, dicembre 12, 2003

Recensione/ Dynasty Warriors 4

Koei prosegue la saga iniziata ben sei anni fa su Playstation, riproponendo la medesima struttura di gioco con qualche variante marginale. La storia dei 3 regni dell’antica Cina sembra non avere fine... almeno per ora.

Dynasty Warriors 4
Sviluppatore: Koei
Editore: Koei
Distributore: Leader
Genere: Azione/Arcade
Piattaforma: Xbox (disponibile per Playstation 2)
Titoli Correlati: Dynasty Warriors 2 (PS2), Romance of the three Kingdoms (NES, SNES, PC Engine, PC, GBA); The Lord of the Rings: the Return of the King (GBA, GC, PC, PS2, Xbox)

La guerra infinita

Sembra che i cuochi della rinomata mensa Koei siano a corto di idee. Forse si limitano a soddisfare le richieste dei clienti affezionati, sta di fatto che da ormai 4 anni ci propinano sempre la stessa zuppa, ovvero da quando apparve il primo capitolo per PS2. Innovativo in principio, Dynasty Warriors riprese la furia dei picchiaduro a scorrimento tanto in auge nell’era dei 16bit, immerso nel contesto evocativo della guerra dei 3 regni nell’antica Cina.

Sempre in Cina, sempre durante la guerra dei 3 regni, sempre con lo stesso scopo: annientare le truppe nemiche agitando a più non posso la propria arma – lancia o spada che sia – nel tentativo di portare alla vittoria il proprio clan. Dynasty Warriors 4 per Xbox – conversione dello stesso titolo già apparso per Playstation 2 – si rivela una minestra riscaldata di prim’ordine, sicuramente la migliore nel suo genere. Per chi lo assaggia per la prima volta, il fascino è elevatissimo, e il feeling dei combattimenti contro decine e decine di avversari allo stesso tempo è innegabile. Ma i conoscitori della serie farebbero bene a investire il proprio denaro in qualcos’altro, a meno che non siano spinti unicamente dal desiderio di collezione.

La crescita di Dynasty Warriors è stata praticamente nulla in questi anni, se si escludono alcuni miglioramenti marginali che, in questo capitolo, rendono la gestione delle proprie guardie del corpo un po’ più soddisfacente.
Le battaglie sono sì avvincenti, ma a tratti possono risultare esasperanti nella loro ripetitività causata dall’azione mono tasto e dalle lunghe missioni che possono durare anche più di mezz’ora.

Fortunatamente la difficoltà è ben calibrata, garantendo sfide sempre impegnative fin da subito. Inoltre, è lodevole la ricchezza di varianti di gioco e la completezza della modalità principale – che sfoggia buoni elementi di stampo RPG, come l’avanzamento di livello del proprio personaggio e la creazione di nuovi eroi.

La cosmesi non denota il benché minimo sviluppo tecnico della serie, che rimane sugli stessi standard dei primi due capitoli. Nebbiolina all’orizzonte, assenza di anti-aliasing – inaccettabile, almeno su Xbox – pop-up improvvisi e tanti altri difetti ancora rendono Dynasty Warriors 4 un titolo dalla realizzazione discreta, ma niente di più, salvata unicamente dalla fluidità costante dei combattimenti. Come se non bastasse, la telecamera fissa rende l’esplorazione delle vaste, brulle lande un compito difficile e noioso.

E’ un piacere vedere che alcuni sviluppatori giapponesi convertano i propri capolavori per la console di casa Microsoft, ma dall’altro lato la carenza di migliorie che si avvalgano della potenza aggiuntiva sottolinea un porting eseguito Fast & Furious.

L’innovazione è una componente fondamentale per abbattere la monotonia che, presto o tardi, affligge qualunque serial. Le poche raffinatezze introdotte non giustificano certo la spesa per un titolo a prezzo pieno. Koei, probabilmente adagiata sugli allori delle vendite stratosferiche in Giappone, fa ben poco per rinnovare questo quarto capitolo di Dynasty Warriors che risente del logorio del tempo e della stanchezza di giocare perennemente lo stesso gioco.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: tante modalità di gioco, fa cui spicca quella Musou; elementi RPG; impegnativo; azione furiosa
Replay Value: discreto. La vostra pazienza nel ripetere le missioni con personaggi diversi sbloccherà nuovi bonus e armi da utilizzare. Modalità cooperativa a 2 giocatori.
Aspetti Negativi: schema di gioco ripetitivo; pochissime innovazioni rispetto al precedente capitolo; alcuni difetti a livello tecnico.
In Sintesi: prendete Dynasty Warriors 3, cambiate il numero in 4, aggiungete un pizzico di RPG in più: ecco come ottenere questo nuovo titolo della saga Koei. Consigliato a chi si appresta a viaggiare nell’antica Cina per la prima volta e ai collezionisti dell’interminabile saga.

[Recensione pubblicata il 13 dicembre 2003 su Highscore.it]