venerdì, dicembre 30, 2005

Recensione/ Call of Duty 2 (Xbox 360)

Dopo la fantascienza, la seconda guerra mondiale rimane uno dei temi preferiti degli sparatutto degli ultimi anni. Il secondo episodio di Call of Duty si conferma come uno dei migliori titoli del genere e un ottimo biglietto da visita per Xbox 360

Dovere e piacere

Call of Duty 2
Sviluppatore: Infinity Ward
Editore: Activision
Distributore: Activision
Genere: Shooter
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC)
Titoli correlati: Call of Duty (PC); Perfect Dark Zero (Xbox 360); Medal of Honor: European Assault (GameCube, PlayStation 2, Xbox)

La line up di lancio di Xbox 360 non si può certo dire avara di sparatutto in prima persona. Sebbene l’ambientazione bellica sia tutt’altro che una novità, Call of Duty 2 merita l’attenzione di tutti gli amanti del genere e rappresenta un ottimo esempio delle capacità della nuova console Microsoft. La conversione da PC è, infatti, fedele in ogni particolare, il che significa modelli poligonali accurati e ben animati, un livello di dettaglio generale sorprendente e un uso efficace di nuovi effetti speciali, il tutto in alta definizione. Di certo, la versione per Xbox 360 di Call of Duty 2 non ha nulla da invidiare alla controparte PC: anzi, può vantarsi di un frame rate fluido e veloce che cede a ben poche incertezze.

Non è solo la componente grafica che rende Call of Duty 2 un titolo da non perdere. Come il primo episodio, l’atmosfera di guerra è resa talmente bene che sembra di trovarsi proprio in mezzo a un conflitto in larga scala. Le tre campagne di gioco raccontano in maniera coinvolgente alcuni episodi della Seconda Guerra Mondiale, gettando il giocatore fra centinaia di proiettili che fischiano in Dolby Digital. Nel tentativo di respingere l’avanzata nazista, ci si trova in principio al fianco dell’armata russa, per poi passare nelle campagne successive fra le fila britanniche e, infine, quelle americane, per un totale di oltre 20 missioni.

La varietà delle situazioni è più che buona, così come il design delle mappe che, nonostante mantengano l’azione sui binari, permettono un discreto livello di esplorazione. La sensazione di trovarsi in guerra è enfatizzata dalla presenza degli alleati che accompagnano il giocatore lungo tutta la missione, talvolta mostrando la via da percorrere, altre volte come semplici unità di supporto. Il chiacchiericcio fra i soldati contribuisce a sentirsi parte del team, anche se il comportamento degli alleati è prevedibile e si adatta ben poco alle situazioni. Al contrario, l’intelligenza artificiale dei nemici offre una sfida costante, soprattutto ai livelli di difficoltà più alti, in cui le unità tedesche organizzano frequentemente imboscate o altre mosse strategiche.

Rispetto al capitolo precedente, in Call of Duty 2 non vi è più una barra di energia, in quanto è stato preferito un sistema più simile ad Halo. Le proprie ferite, infatti, si rimarginano automaticamente se non si viene colpiti per qualche secondo. Tale soluzione sminuisce leggermente il realismo che permea il gioco ma, d’altro canto, rende l’esperienza meno frustrante, soprattutto per i novizi del genere. L’introduzione delle granate fumogene, invece, oltre a deliziare gli occhi con gli effetti fumo davvero impressionanti, offre un maggior spessore strategico al gioco.

Se dal lato tecnico la versione Xbox 360 di Call of Duty 2 può addirittura superare la controparte PC, lo stesso non si può dire per il sistema di controllo. Il connubio mouse e tastiera risulta ancora il miglior modo per godersi uno sparatutto, soprattutto per quanto riguarda il controllo del mirino. Per il resto, il pad è in grado di gestire ottimamente i movimenti e l’uso delle armi, ma è stata inspiegabilmente eliminata la possibilità di sporgersi dagli spigoli dei muri. Anche la modalità online è in qualche modo deludente. Le opzioni di gioco sono rimaste invariate – dal deathmatch alle modalità in cui bisogna occupare le basi nemiche – ma il numero di giocatori è stato limitato a otto, troppo pochi considerando l’ampiezza delle mappe di gioco.

Call of Duty 2 è uno dei titoli di lancio per Xbox 360 più impressionanti dal punto di vista tecnico. L’ottimo comparto grafico è sorretto da un gameplay altrettanto valido, che rende il titolo Activision un’esperienza di gioco coinvolgente e ricca di momenti indimenticabili.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: coinvolgente; ottimamente realizzato; intelligenza artificiale competitiva; buona varietà delle missioni
Replay Value: buono. Diverse modalità multiplayer
Aspetti Negativi: è stata omessa la possibilità di sporgersi dagli spigoli; modalità multiplayer limitata a otto giocatori
In Sintesi: Call of Duty 2 è uno dei migliori sparatutto ambientati sulle trame del secondo conflitto mondiale. Un ottimo inizio per Xbox 360

[Originariamente pubblicata su HighScore.it]

giovedì, dicembre 29, 2005

Recensione/ Tony Hawk’s American Wasteland (Xbox 360)

Tony Hawk non accenna ad abbandonare la scena e torna testimonial di un titolo dedicato allo skateboard. Libertà d’azione e una storia ben implementata sono le caratteristiche salienti del nuovo gioco targato Neversoft

El condor pasa

Tony Hawk’s American Wasteland
Sviluppatore: Neversoft Entertainment/Vicarious Visions
Editore: Activision
Distributore: Activision
Genere: Sport/Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per GameCube, PlayStation 2 e Xbox)
Titoli correlati: Tony Hawk’s Underground 2 (GameCube, PlayStation 2, Xbox, Game Boy Advance), Aggressive Inline (GameCube, PlayStation 2, Xbox, Game Boy Advance); Jet Set Radio (Dreamcast)

Per la terza volta, Neversoft tenta di reinventare il gioco di skateboard più famoso di tutti i tempi. Da Pro Skater, Tony Hawk è divenuto Underground, per finire nella desolata terra americana che dà il nome al nuovo gioco. Il campione di skate è ormai solo un personaggio di contorno, in quanto il protagonista è uno skater bistrattato trasferitosi a Los Angeles per rifarsi una… crew. Partendo dal basso – il che significa con reputazione inesistente e trick di base – il giocatore è chiamato ad affrontare diverse missioni per aiutare la propria banda a sbancare il lunario, mettendo in piedi, nel frattempo, uno strampalato skate park.

La storia non è certo originale, ma l’implementazione è sicuramente migliore che negli episodi Underground della serie. Le scenette di intermezzo sono ben caratterizzate, così come i personaggi che compaiono nel gioco, fra cui fanno capolino alcune star dello skateboard. L’avventura è discretamente longeva, non fosse per la tendenza a condurre il giocatore per mano verso le varie sfide, peraltro caratterizzate da una difficoltà molto bassa. I compiti affidati variano dalle sfide di trick, da cui si imparano anche nuove e importanti evoluzioni, alla ricerca di svariati pezzi per allestire il proprio skate park.

Tony Hawk’s American Wasteland tenta la strada di Grand Theft Auto grazie alla libertà di girare per Los Angeles, apparentemente senza caricamenti. La giungla di cemento è in realtà suddivisa in varie aree raggiungibili tramite dei tunnel interattivi, utilizzati come intermezzo per caricare la sezione successiva. Al giocatore resta comunque una buona libertà d’azione, data la non linearità delle missioni. In rare occasione ci si può sbizzarrire con una BMX, con cui eseguire nuovi trick.

Le ambientazioni di gioco evidenziano una buona varietà di design, che offre numerosi spunti per eseguire evoluzioni sfuggendo alla forza di gravità. Da questo punto di vista, il gioco capitalizza sulle caratteristiche che lo hanno portato al successo, come la moltitudine di trick e il sistema di controllo preciso e immediato. Alla modalità storia, si affianca quella Classica, ovvero un ritorno alle origini del franchise, in cui raggiungere gli obiettivi dei livelli entro il limite di tempo. Come la versione Xbox, Tony Hawk’s American Wasteland propone alcune modalità cooperative su Xbox Live, che incrementano la longevità del gioco. Inoltre, sono disponibili diversi editor per personalizzare lo skate park, i trick stessi e altro ancora.

Quel che era un gioco ben realizzato sulle console attuali, si è trasformato in un titolo appena sufficiente su Xbox 360. L’alta definizione mette a nudo lo scarso dettaglio dei modelli poligonali e la bassa risoluzione delle texture, prese direttamente dalle piattaforme minori. E’ stato fatto ben poco per avvantaggiarsi della potenza della nuova console Microsoft: ne risulta un titolo sì fluido, ma anche piuttosto grezzo, soprattutto se visionato su HDTV. Il comparto audio rimane uno dei piatti forti del franchise, grazie alla buona selezione di brani su licenza.

Neversoft è riuscita nuovamente a ridare linfa vitale a un franchise che sembrava non aver più nulla da dire, anche se la formula è tutt’altro che perfetta. Il debutto su Xbox 360 di Tony Hawk, però, è penalizzato da una realizzazione tecnica nettamente al di sotto delle possibilità della console Microsoft.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: buona varietà di trick ed evoluzioni; storia ben implementata; sistema di controllo preciso; skate e BMX
Replay Value: buono. Modalità online, classica e personalizzazione di skate park e trick
Aspetti Negativi: fin troppo guidato; città divisa in sezioni ben differenziate; realizzazione tecnica deludente
In Sintesi: Tony Hawk’s American Wasteland è un titolo interessante, ma su Xbox 360 non fa bella figura. Meglio optare per una delle versioni per le console “minori”

[Pubblicata originariamente su HighScore.it]

Recensione/ FIFA 06: Road to FIFA World Cup (Xbox 360)

Il lancio di Xbox 360 è stato accompagnato da una versione ad hoc di FIFA 06 che, però, si è rivelata inferiore alle controparti per le console minori. La fretta per pubblicare il gioco al lancio della console ha portato cattivi consigli

FIFA e Arena

FIFA 06: Road to FIFA World Cup
Sviluppatore: EA Canada
Editore: Electronic Arts
Distributore: Electronic Arts
Genere: Sport
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: FIFA 06 (CameCube, PC, PlayStation 2, Xbox); Pro Evolution Soccer 5 (PC, PlayStation 2, Xbox)

E’ comprensibile che preparare un gioco in tempo per il lancio di una nuova console sia difficile e laborioso e che tutti gli sforzi vengano concentrati principalmente sugli aspetti tecnici e grafici. E’ disarmante, però, notare che lo stesso titolo risulti migliore per una console attuale rispetto alla versione per una console superiore. FIFA 06 per Xbox 360 è un titolo deludente a causa dell’assenza di numerosi aspetti di gameplay visti nelle versioni per PlayStation 2 e Xbox, misteriosamente scomparsi nel processo di conversione.

Si potrebbe arguire che si tratta di un titolo differente, che si concentra sui prossimi mondiali di calcio, ma le mancanze di cui sopra rimangono del tutto ingiustificate. Dato il nuovo focus del gioco, FIFA 06 include soltanto 72 di squadre, circa un terzo di quante dovrebbe proporne un titolo dedicato ai campionati del mondo e una sciocchezza rispetto alle 500 squadre incluse nelle versioni per la scorsa generazione.

In FIFA 06: Road to FIFA World Cup sono stati dimenticati tutti i progressi conquistati con le versioni precedenti. Ne risulta un gioco di calcio piuttosto basico, che può piacere a chi si diverte a calciare la palla saltuariamente, ma che difficilmente riesce a coinvolgere gli appassionati del genere. La fisica che governa i movimenti della palla è poco convincente. Passaggi e cross sembrano seguire la linea ideale per raggiungere i piedi del proprio compagno e i rimbalzi della sfera appaiono del tutto arbitrari. Senza contare che, come già anticipato, mancano diverse finezze di gameplay che avevano reso FIFA 06 per PlayStation 2 e Xbox un titolo di tutto rispetto.

Le modalità di gioco prevedono le qualifiche e, naturalmente il campionato del mondo. Inoltre, sono stati aggiunti diversi match amichevoli e alcuni tornei da giocare obbligatoriamente durante la corsa verso la coppa. E’ assente, invece, la modalità manageriale inclusa nelle versioni PlayStation 2 e Xbox del gioco. Fatta eccezione per l’organizzazione delle sfide, decisamente al di sotto degli standard Xbox Live, la modalità online è soddisfacente grazie all’assenza di lag. Per scoraggiare i giocatori meno corretti, quando si interrompe un match, si perdono dei punti nella graduatoria Xbox Live.

Più che realistica, la realizzazione tecnica di FIFA 06 è surreale. I personaggi sono delle fedeli riproduzioni dei giocatori reali, ma la resa grafica è fin troppo finta e li rende simili a dei pupazzi di plastica. Più che sudore, i pori dei giocatori sembrano produrre olio, che dà alla pelle una strana lucidità. Le divise, inoltre, sono fin troppo statiche e rigide. Gli stadi sono ben riprodotti – l’erba è veramente ben fatta - ma il pubblico è sfocato dall’effetto blur spesso fuori luogo. Tutti i difetti balzano agli occhi nelle visuali ravvicinate o durante i replay, quando non è raro riscontrare diversi problemi di fluidità. Durante l’azione, invece, il comparto grafico si difende bene e, nonostante non sia particolarmente evidente il salto generazionale se non nell’uso dell’alta definizione, l’aspetto complessivo è molto piacevole.

La sensazione che FIFA 06 sia un titolo programmato con l’orologio alla mano trova conferma anche nell’assenza di un’adeguata localizzazione in italiano. Il commento audio, che da molte edizioni era in italiano, purtroppo è disponibile solo in inglese. Il titolo calcistico di Electronic Arts mantiene l’immediatezza che ha da sempre contraddistinto la serie, ma non è sufficiente per risollevarne le sorti. FIFA 06: Road to FIFA World Cup rappresenta una falsa partenza per il franchise, una vera delusione.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: ottima definizione grafica; immediato
Replay Value: discreto. Multiplayer online
Aspetti Negativi: meno articolato delle versioni PlayStation 2 e Xbox; problemi di fluidità; fisica della palla poco convincente
In Sintesi: FIFA 06: Road to FIFA World Cup costituisce non uno, ma tanti passi indietro rispetto ai progressi raggiunti dal franchise Electronic Arts

[Originariamente pubblicata su HighScore.it]

martedì, dicembre 27, 2005

Recensione/ Project Gotham Racing 3

Bizarre Creations inaugura la nuova generazione con il terzo capitolo del famoso gioco di corse su circuiti cittadini. Velocità e grafica ai massimi livelli sono i punti di forza di Project Gotham, ma la profondità ne ha risentito

Batman Returns

Project Gotham Racing 3
Sviluppatore: Bizarre Creations
Editore: Microsoft
Distributore: Leader
Genere: Guida
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Project Gotham Racing 2 (Xbox); Metropolis Street Racer (Dreamcast)

Senza alcuna esitazione, Project Gotham Racing inaugura in grande stile la nuova console Microsoft, proprio come fece con Xbox circa quattro anni or sono. L’ultima iterazione del franchise nato su Dreamcast – allora noto come Metropolis Street Racer – si preannuncia come un sicuro best seller per Xbox 360, grazie a una serie di caratteristiche, prevalentemente tecniche, che lo elevano rispetto alla massa. La perfezione è, purtroppo, ancora lontana, a causa della struttura di gioco eccessivamente semplificata che lo rende inferiore al predecessore.

Non vi sono dubbi sulle capacità di programmazione di Bizarre Creations: anche in questo caso sono riusciti a creare un titolo dall’aspetto grafico incredibile, che mette davanti agli occhi del giocatore le meraviglie della next gen. Chi è rimasto incredulo davanti alle immagini divulgate durante lo sviluppo del gioco deve ricredersi. Non è tutto hype quello che luccica, in quanto Project Gotham Racing 3 mantiene tutte le promesse. A partire dal dettaglio delle auto, davvero eccellente, fino alle impressionanti geometrie delle piste, Project Gotham gronda alta definizione da tutti i pixel. I tanto temuti 30fps del motore grafico sono ampiamente compensati dall’azzeccato motion blur, grazie al quale si percepiscono fluidità e velocità ottimali. Ottimi anche gli effetti sonori delle auto e quelli ambientali, preferibili alla colonna sonora.

Lo slogan che accompagna il gioco, ovvero La vita inizia a 250Km/h, segna una svolta decisiva nella profondità di gioco. Seguendo le critiche mosse al secondo capitolo, sono state eliminate le classi di auto più lente e le relative sfide. Ne risulta un titolo composto unicamente da bolidi da sogno che, appunto, superano tranquillamente i 250Km/h. Project Gotham diviene, così, un titolo adrenalinico e velocissimo, ma meno articolato e, soprattutto, meno longevo nella modalità in single player. I kudos sono ancora alla base della valutazione dello stile di guida, ma il sistema è fin troppo generoso e semplificato. Non è raro racimolare manciate di punti anche in seguito a tamponamenti o altri errori di guida.

La cura nella realizzazione tecnica ha posto in secondo piano le innovazioni nel campo del gameplay, di cui Bizarre Creations sono stati promotori fino al secondo capitolo. Project Gotham Racing 3 si muove sui passi del predecessore e ne propone le medesime sfide, ovviamente ambientate in nuove città – fra cui spicca Nurburgring – riprodotte con attenzione ai particolari. Le città sono arricchite da una folla di spettatori rigorosamente in 3D intenti a esultare e fotografare i piloti e da altri oggetti in movimento che danno vita alle vie un tempo spettrali. Rimandanti al prossimo capitolo, almeno è quanto ci auguriamo, il vento che muove le fronde e gli agenti atmosferici, ancora dei grandi assenti nel franchise.

Ciò che è rimasto intatto in Project Gotham Racing 3 è il piacere di guidare secondo uno stile spiccatamente arcade, fatto di derapate e staccate al limite. Il divertimento è elevatissimo, grazie all’ottimo feeling restituito da ciascuna delle vetture incluse nel gioco. Le differenze fra i bolidi sono evidenti scegliendo classi diverse, ma anche all’interno dello stesso gruppo si possono apprezzare sottili variazioni nello stile di guida. Lontane da quanto visto in Burnout, le auto subiscono danni minimi in seguito agli incidenti, limitati a qualche effetto visivo.

La nuova visuale dall’interno della vettura – che ricorda i primi Test Drive – rappresenta un nuovo livello di coinvolgimento per i piloti esperti, data l’accuratezza della realizzazione e delle sensazioni che ne derivano. Gareggiare con l’intelligenza artificiale richiede molto impegno, soprattutto se si desidera conquistare le medaglie d’oro e, quindi, completare il gioco in ogni sua parte. Gli avversari, però, palesano la canonica tendenza a seguire la linea di guida ideale e risultano poco reattivi a quanto accade in pista. E’ sconcertante la differenza di massa fra la propria auto e le altre in gara, fattore che penalizza il giocatore a ogni collisione con la CPU.

Le grandi soddisfazioni, comunque, non mancano. Bizarre Creations è riuscita a bissare con successo le ottime performance del gioco su Xbox Live, perfettamente integrato con la parte offline. Le modalità in rete sono ben diversificate e sono supportate da un’ottima stabilità della connessione, pressoché priva di fenomeni di lag. Il limite di otto giocatori appare un po’ ristretto ma, in ogni caso, le gare sono adrenaliniche e appaganti proprio come nella modalità in singolo. L’acclamata Gotham TV permette, invece, di assistere alle gare di altri giocatori in tempo reale, una funzione fine a se stessa ma comunque apprezzabile.

A dispetto dell’immediatezza del gioco, i menu sono oltremodo confusi e laboriosi: iniziare una partita veloce richiede troppe conferme, compresa la scelta dell’auto e dell’abilità di ciascun avversario. Inspiegabilmente, nella modalità a due giocatori con schermo condiviso non è possibile scegliere il cambio manuale se uno dei due ha impostato quello automatico (altrimenti detto “qualsiasi” nel gioco). Navigando nelle opzioni di gioco, si scopre la possibilità di creare nuovi circuiti di gioco, definendo la posizione dei vari checkpoint all’interno della mappa della città.

Trattandosi di un titolo di lancio, il lavoro svolto da Bizarre Creations è sicuramente ammirevole. Dal punto di vista tecnico, Project Gotham Racing 3 mette in mostra le potenzialità della nuova console Microsoft, mentre da quello della giocabilità fa affidamento su un sistema di guida immediato e su una varietà di opzioni di gioco più che discreta. I pesanti ritocchi alla profondità di gioco lo rendono appetibile per i giocatori occasionali, mentre gli appassionati della serie potrebbero storcere il naso a causa della semplicità con cui si conquistano gli obiettivi. Le vere novità rispetto al secondo episodio sono piuttosto limitate, il che lo rende una sorta di PGR2 agli steroidi. In definitiva, si tratta di un titolo che ha molto da offrire, ma non una vera killer application.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: immediato e velocissimo; sistema di guida appagante; ottima realizzazione tecnica; molteplici opzioni online; personalizzazione dei circuiti
Replay Value: ottimo. Modalità online longeva e ben fatta
Aspetti Negativi: menu poco navigabile; struttura troppo semplificata rispetto al predecessore
In Sintesi: Project Gotham Racing 3 è una sorta di versione estrema del secondo episodio che punta sulle auto da sogno, velocità e l’ottima realizzazione tecnica

[Pubblicata originariamente su HighScore.it]

Recensione/ Perfect Dark Zero

Il lancio della nuova console Microsoft è stato graziato dal ritorno di una delle rare eroine degli sparatutto in prima persona: Joanna Dark. Dopo aver ricevuto numerosi premi su Nintendo 64, Rare ci riprova con la next generation

The Dark Side of Joanna

Perfect Dark Zero
Sviluppatore: Rare
Editore: Microsoft
Distributore: Leader
Genere: Shooter
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Halo 2 (Xbox); Goldeneye (Nintendo 64); Call of Duty 2 (Xbox 360); Psi-Ops: The Mindgate Conspiracy (PlayStation 2, Xbox)

Prequel del capolavoro per Nintendo 64, Perfect Dark Zero riesuma l’eroina Joanna Dark e la mette al centro di un nuovo, pericoloso intrigo internazionale. Joanna non è il nuovo Rambo, anzi, preferisce affrontare le situazioni in sicurezza, agendo in maniera furtiva con l’aiuto dei numerosi gadget da agente segreto di cui disposizione. Gli elementi stealth differenziano il titolo Rare dagli altri shooter, anche se l’approccio non si può dire del tutto innovativo.

Un passo falso significa far accorrere tutta la sorveglianza nemica e, quasi sicuramente, una condanna a morte. L’assenza di checkpoint e gli avversari straordinariamente forti rendono l’esperienza di gioco a tratti frustrante. L’energia ricaricabile a la Halo è quasi inutile, in quanto il valore massimo della barra diminuisce gradualmente con i colpi subiti. Inoltre, laddove il capolavoro di Bungie proponeva un’intelligenza artificiale davvero ben fatta, Perfect Dark Zero propone avversari che si affidano più frequentemente alla potenza di fuoco che all’intelligenza.

Stando alle regole dei titoli stealth, si presuppone che il giocatore possa disfarsi degli avversari con un colpo ben piazzato, ma in Perfect Dark non è sempre vero. Anche un colpo alla testa può non essere sufficiente, data la resistenza delle guardie. La difficoltà si innalza – Joanna difficilmente può sopravvivere a una pattuglia di avversari -, si deve ripetere il livello da capo e si ricade nella frustrazione. I livelli non sono nemmeno troppo vasti da richiedere continue indicazioni sulla strada da percorrere, eppure Rare ha deciso che, anche questa volta, il giocatore ha bisogno di aiuti.

Non significa che Perfect Dark sia un brutto gioco, ma dalla nuova generazione ci si aspettava qualcosa di più, non solo dal punto di vista grafico. La potenza di Xbox 360 è evidente, soprattutto se collegata a una TV ad alta definizione: le texture sono dettagliate, i poligoni definiti e le ambientazioni costruite con profusione di poligoni. A dire il vero, l’effetto oliato dei poligoni già visto in FIFA 06 è ancor più accentuato nel gioco Rare, come se tutto il gioco fosse stato ricoperto da una pellicola lucida.

Per fortuna c’è il supporto di Xbox Live e le sue innumerevoli modalità di gioco. Fra le tante classiche, quella in cooperazione è sicuramente la meglio riuscita. I livelli di gioco, infatti, sono stati disegnati per sfruttare al meglio la collaborazione di due giocatori. La modalità Dark Ops, invece, suddivide l’azione in diverse fasi, da affrontare con un pizzico di strategia in più, a partire dalla scelta delle armi al principio della sfida. Nelle opzioni multiplayer classiche, Perfect Dark Zero mette in lizza fino a 32 giocatori, un vero piacere rispetto agli otto di Call of Duty 2 o Quake 4.

La nuova console Microsoft ha bisogno di una vera killer application, ma anche questa volta Rare non è stata in grado di offrire un titolo all’altezza del compito. Come già accaduto con Kameo: Elements of Power, non è sufficiente l’ottima realizzazione tecnica per mascherare un gioco dal design rimasto fermo a qualche anno fa. Le modalità online sono le vere attrattive di un titolo che, altrimenti, si rivela essere solo un buono shooter in prima persona.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: buon design dei livelli; azione furtiva; ottima realizzazione tecnica
Replay Value: ottimo. Modalità online classiche e cooperative
Aspetti Negativi: nessun checkpoint; difficoltà a volte artificiosamente alta; lontano dal vecchio classico
In Sintesi: Perfect Dark Zero è un buon shooter, ma non la killer application sperata

[Pubblicata originariamente su HighScore.it]

venerdì, dicembre 23, 2005

Recensione/ Kameo: Elements of Power

Annunciato, rimandato, atteso, Kameo finalmente vede la luce sulla nuova piattaforma Microsoft, che ha consentito agli sviluppatori di arricchirne la cosmesi creando un mondo fantasy davvero impressionante. Il gameplay, purtroppo, non ha seguito la stessa evoluzione

Budino al cioccolato

Kameo: Elements of Power
Sviluppatore: Rare
Editore: Microsoft
Distributore: Leader
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Conker: Live & Reloaded (Xbox); Jak & Daxter (PlayStation 2); Ratchet & Clank 3 (PlayStation 2)

L’acquisizione di Rare è stata, per Microsoft, una grande scommessa, reputata spesso azzardata a causa della scarsa prolificità dello sviluppatore sulla prima console di Redmond. Annunciato originariamente per Xbox, Kameo è slittato anno dopo anno, per poi finire su Xbox 360. I vantaggi portati dalla nuova generazione sono evidenti nel comparto grafico, spettacolare e ispirato allo stesso tempo, ma il gameplay, in qualche modo, è rimasto legato alla rigida struttura di qualche anno addietro.

Kameo è una fata in grado di mutare in dieci bestie differenti, ciascuna delle quali rappresenta un elemento particolare. Sono memorabili il drago sputafuoco, lo yeti armato di proiettili di ghiaccio, la pianta carnivora che ammicca a Mike Tyson: in generale tutti i personaggi godono di una caratterizzazione che li rende del tutto unici e, per i più piccoli, simpatici e accattivanti. L’inconsueto sistema di controllo permette di cambiare forma premendo i tasti frontali – a cui si possono associare 4 bestie – e di eseguire tre tipi di attacchi tramite i grilletti dorsali. Scegliere il giusto personaggio per affrontare una determinata situazione e il tipo di attacco più efficace sono i punti chiave per proseguire in Kameo.

Il giocatore è libero di impersonare il personaggio più congeniale per tutta l’avventura – una possibilità decisamente intrigante -, ma in determinati passi è indispensabile sfruttare le abilità di una bestia specifica. Si tratta della maggior limitazione di Kameo, dettata dalla struttura di gioco rigida di un gameplay che poco si adatta al concetto di nuova generazione. I semplici puzzle vanno risolti esattamente come imposto dagli sviluppatori e non è possibile elaborare una propria tecnica sfruttando in maniera personale le caratteristiche delle bestie. La rigidità del design sfocia nella ripetitiva alternanza fra le forme disponibili per superare sempre gli stessi ostacoli, e sempre nello stesso modo.

Tale aspetto si ripercuote anche in alcune fasi dei combattimenti, dove per sconfiggere determinati nemici è necessario sfruttare attacchi predeterminati. Kameo è un titolo breve, ma non sarebbe un gran problema se non fosse per l’enorme mole di aiuti che conducono il giocatore per mano in ogni fase dell’avventura. La scelta di inserire così tante guide a ogni passaggio potrebbe essere dovuta alla volontà di rendere il gioco fruibile anche da un pubblico di giovanissimi, oppure come rattoppo ad alcune pecche di design. Senza usare gli aiuti, infatti, può capitare di perdersi nei vasti livelli, in cui a volte non è ben chiaro come proseguire – proprio come accadeva in Conker diversi anni addietro.

Nonostante le critiche legittime alla struttura di gioco, non possiamo esimerci dal sottolineare il coinvolgimento che deriva dal mondo di Kameo. Le pecche evidenziate, infatti, non impediscono di godersi la favola raccontata dal gioco tramite situazioni oniriche che rimarranno impresse a lungo nella memoria. Il che riconduce alla grandiosità della realizzazione tecnica, spettacolare e particolareggiata, in grado di dare vita alle fantasie videoludiche di molti giocatori. Kameo stupisce grazie ad ambientazioni popolose, ricche di vita e di dettagli, siano essi un imponente castello in fiamme sovrastato da centinaia di draghi in volo o una prateria animata da fili d’erba e farfalle che danzano nel vento.

I dettagli delle texture sono evidenti solo con un sistema HDTV, ma anche con una TV standard il risultato è eccellente. L’unico neo deriva dalla solita cattiva gestione della telecamera, che può spesso confondere e rendere scomodi i movimenti. L’avventura acquisisce un sapore epico grazie alle stupende composizioni musicali che accompagnano il gioco. Oltre alla modalità single player, che tiene occupati per circa una decina di ore, è possibile affrontare l’avventura in cooperazione con un secondo giocatore, anche se tale opzione sembra essere stata inclusa solo all’ultimo momento. Non vi sono, infatti, benefit particolari nel gioco in coppia (come invece accade in Mortal Kombat: Shaolin Monks) ed entrambi i giocatori hanno a disposizione gli stessi personaggi senza alcuna differenziazione grafica. Inoltre, la modalità in coppia non è disponibile fin dall’inizio, ma si sblocca dopo aver completato l’avventura in single player, il che la rende del tutto superflua.

Kameo: Elements of Power è un gioco che, considerati i tempi di sviluppo, avrebbe potuto e dovuto offrire molto di più in termini di giocabilità, in modo da essere veramente un platform di nuova generazione. Allo stato attuale si tratta comunque di un titolo appassionante ed ottimamente realizzato, caldamente consigliato a tutti gli amanti del genere.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: ricco d’atmosfera e splendidamente caratterizzato; 10 personaggi con abilità particolari; coinvolgente e divertente
Replay Value: sufficiente. Multiplayer cooperativo
Aspetti Negativi: guide invasive e troppo frequenti; problemi con la telecamera; gameplay rigido; multiplayer co-op mal implementato
In Sintesi: la rigidità del gameplay impedisce a Kameo: Elements of Power di vantarsi della nomea di capolavoro, pur rimanendo un platform coinvolgente, valorizzato dalla sontuosa realizzazione tecnica e dall’atmosfera onirica

[Pubblicata originariamente su HighScore.it]

giovedì, dicembre 15, 2005

Recensione/ Dalla Russia con Amore

IconaCon un tuffo nel passato, Electronic Arts riporta in vita una delle migliori pellicole di James Bond e lo stesso Sean Connery, che è tornato a interpretare l’agente britannico di un tempo

Licence to play


Dalla Russia con Amore
Sviluppatore: Electronic Arts
Editore: EA Games
Distributore: Electronic Arts
Genere: Azione
Piattaforma: PlayStation 2 (disponibile per GameCube e Xbox)
Titoli correlati: 007: Everything or Nothing (Game Boy Advance, GameCube, PlayStation 2, Xbox); Batman Begins (Game Boy Advance, GameCube, PlayStation 2, Xbox); Goldeneye 007 (Nintendo 64)

007: Everything or Nothing è stato un titolo d’azione da prendere come esempio per tutte le licenze cinematografiche, grazie alla coinvolgente miscela di sequenze precalcolate e azione estrema. Dalla Russia con Amore prova a bissarne il successo, rifacendosi a un grande classico cinematografico invece che affidarsi a una sceneggiatura inedita.

Il richiamo di una licenza così importante, però, si scontra con l’esigenza di rendere l’avventura giocabile e interessante. Alcune sequenze seguono fedelmente le scene della pellicola, mentre in altri casi il titolo Electronic Arts si prende una certa libertà nell’interpretazione dei fatti, fino a perdere di vista diversi dettagli della sceneggiatura originale. Gli estimatori del film si troveranno scomodi nel rivivere un’avventura che, in alcuni casi, si contrappone al grande classico cinematografico.

Dalla Russia con AmoreDalla Russia con Amore

Nei panni di un James Bond poligonale ringiovanito e in perfetta forma – doppiato da Sean Connery in persona, ma un po’ sotto tono – il giocatore può fare affidamento su un discreto arsenale di armi e sui gadget messi a punto da Mister Q. L’orologio laser è utile per attivare congegni a distanza, l’elicottero Q è un’ottima bomba mobile, senza dimenticare la protezione Q, un giubbotto antiproiettile che ripara Bond da un certo numero di attacchi. Tutte le attrezzature possono essere migliorate raccogliendo i piani segreti dispersi nei livelli, un motivo in più per esplorare le ottime ambientazioni in lungo e in largo.

Anche senza miglioramenti e senza ricorrere alle numerose mosse speciali – i cosiddetti momenti Bond - l’agente 007 è perfettamente in grado di cavarsela con pochi graffi: la difficoltà del gioco, infatti, è piuttosto bassa. La mira automatica rasenta la perfezione anche sulle lunghe distanze e la possibilità di effettuare lo zoom sul bersaglio con qualunque arma facilita le uccisioni con un sol colpo. Sparare all’impazzata può essere persino più efficace dell’azione furtiva, di cui Bond è esperto. Non fosse per la mole di bonus da sbloccare e per l’ottimo sistema di valutazione al termine della missione – che assegna più punti a seconda di come si affrontano gli ostacoli – si potrebbe terminare il gioco in una manciata di ore.

Dalla Russia con AmoreDalla Russia con Amore

Dalla Russia con Amore propone una varietà simile a Everything or Nothing, alternando l’azione pura alla guida di diversi veicoli e del jetpack, che dà il via a scontri a fuoco sospesi nel cielo. Purtroppo, le nuove avventure non offrono lo stesso coinvolgimento né la stessa tensione del precedente capitolo. Rimane un titolo interessante da giocare fino in fondo, a cui manca la capacità di stupire per la gravità delle situazioni o per il senso di pericolo imminente da cui cavarsela a ogni costo.

Ciò che abbonda, invece, è il valore di produzione, ottimo sotto tutti i punti di vista. Il livello di dettaglio dei personaggi, Bond in primis, è eccellente, così come quello delle ambientazioni condite da numerosi effetti speciali. Il prezzo da pagare è un framerate instabile, che soffre di evidenti problemi pur rimanendo vicino ai 60fps nella maggior parte dei casi.

Il team di Electronic Arts ha svolto un lavoro di tutto rispetto per tradurre un classico del cinema in un videogioco dei nostri tempi. Lo dimostra anche la presenza della riuscita modalità multiplayer a quattro giocatori in cui gli acerrimi nemici di 007 si sfidano in scontri deathmatch, a squadre o a bordo dei jetpack. In definitiva, l’eccessiva semplicità delle missioni e la carenza di momenti veramente eccitanti impediscono a Dalla Russia con Amore di bissare il successo del predecessore. Gli estimatori di James Bond potrebbero non gradire alcune rielaborazioni della sceneggiatura originale.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: missioni ben strutturate; buone possibilità di personalizzazione di armi e di abbigliamento; realizzazione tecnica più che buona
Replay Value: buono. Moltissimi obiettivi secondari per missione e modalità multiplayer
Aspetti Negativi: la facilità dell’avventura spinge a ignorare numerosi aspetti del gameplay; alcune libertà sulla sceneggiatura sono troppo audaci
In Sintesi: Dalla Russia con Amore è un discreto titolo d’azione a cui manca del mordente per uscire dalla massa e troppo semplice per appassionare fino in fondo

Pubblicata originariamente sulle pagine di HighScore il 15/12/2005

martedì, dicembre 13, 2005

Recensione/ Nintendo Touch Golf: Birdie Challenge (DS)

IconaUn tram è lo sfondo ideale per una partita a golf: l’attrezzatura è già pronta, non c’è bisogno di grandi spazi e, soprattutto, non si perdono le palline. E’ facile la vita del caddy quando si gioca a golf su una console portatile

Caddy’s Thinking

Nintendo Touch Golf: Birdie Challenge
Sviluppatore: Nintendo
Editore: Nintendo
Distributore: Nintendo
Genere: Sport
Piattaforma: Nintendo DS
Titoli correlati: Everybody’s Golf (PlayStation Portable); Tiger Woods PGA Tour (Nintendo DS)

Il golf è uno sport che richiede concentrazione, precisione e calcolo, elementi che Nintendo Touch Golf: Birdie Challenge tenta di ricreare in una nuova simulazione del famigerato sport all’aperto. Il solo sistema di controllo, che si avvale dell’accoppiata stylus-touch screen, lo rende un ottimo surrogato delle caratteristiche di questo sport. Stylus e touch screen, infatti, permettono di abbandonare il classico sistema a pressioni multiple per simulare in maniera più convincente i movimenti della mazza da golf.

Dopo aver selezionato la mazza adeguata alla distanza, scelto la direzione e valutato attentamente l’influsso del vento o della pioggia, è sufficiente appoggiare lo stylus sul touch screen, trascinarlo in direzione opposta della pallina per regolare la potenza, e portare a segno il colpo disegnandone la traiettoria. Ne risulta un sistema di controllo estremamente semplice e, soprattutto, naturale. L’abilità del giocatore non è più misurata nella prontezza di riflessi, ma nella capacità di mantenere la mano ferma durante lo swing e di tracciare il colpo migliore con lo stylus.

Touch GolfColpendo con decisione il centro della pallina si ottiene un tiro ottimale, utile per coprire le lunghe distanze, mentre è possibile impartire diversi effetti mirando ai lati della pallina. Rispetto all’esperimento di Electronic Arts - che con Tiger Woods PGA Tour aveva già introdotto il medesimo sistema di controllo - il titolo Nintendo può contare su una maggiore precisione nel tracciare i movimenti dello stylus. L’esperienza di gioco di Nintendo Touch Golf è più appagante, anche in virtù della buona profondità di gioco.

Dal touch screen si accede a una serie di menu che permettono di approfondire l’analisi del campo e delle condizioni di gioco. Oltre la visuale a volo d’uccello è possibile verificare il tipo di terreno nella presunta zona di atterraggio della pallina, compresa la pendenza. Fatta eccezione per la direzione del tiro – comodamente regolabile tramite la croce direzionale - il resto del gioco è totalmente affidato allo stylus, che rende la selezione delle opzioni estremamente veloce e intuitiva.

Touch GolfIl gioco comprende modalità in singolo - in cui ci si può cimentare in gare veloci o in veri e propri campionati – e modalità multiplayer wireless (non online) fino a un massimo di quattro giocatori. Quest’ultima modalità permette l’uso inconsueto del pictochat durante il gioco, grazie al quale i giocatori si possono scambiare testo e disegni a mano libera. Purtroppo, i messaggi ricevuti occupano gran parte dello schermo superiore della console, dando parecchio fastidio al giocatore di turno. L’assenza di una vera e propria modalità online, inoltre, tende a sminuire questa funzione, in quanto con una connessione wireless locale è sempre più comodo parlare che scrivere.

Nintendo Touch Golf è un titolo ben realizzato, appagante e sufficientemente profondo da tenere impegnati gli amanti di questo sport a lungo. Bisogna ammettere che non si tratta di un’evoluzione rispetto ai titoli che si sono susseguiti negli anni. Il suo punto di forza, però, sta proprio nell’offrire una simulazione di golf immediata, completa e longeva, che riproduce al meglio tutti gli aspetti di questo sport: concentrazione, precisione e calcolo.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: sistema di controllo intuitivo e preciso; buona profondità di gioco
Replay Value: buono. Multiplayer wireless
Aspetti Negativi: pictochat invadente in multiplayer; nessuna novità rispetto ad altri titoli
In Sintesi: Nintendo Touch Golf: Birdie Challenge è un titolo ben fatto, che restituisce le emozioni dello sport grazie all’uso dello stylus

[Pubblicata originariamente il 13/12/05 su HighScore.it]