martedì, settembre 30, 2008

Recensione/ Too Human

A ben 10 anni dal concept iniziale, dopo cambi di piattaforme e tecnologie fino ad arrivare al litigio con Epic per l’Unreal Engine 3, Too Human è ora una realtà – la prima della trilogia promessa – e non manca di dividere gli animi

Too Human
Sviluppatore: Silicon Knights
Editore: Microsoft Game Studios
Distributore: Microsoft
Genere: RPG/Azione
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Diablo II (PC); Record of Lodoss War (Dreamcast)

Ho visto cose che voi umani...

Non si può certo dire che la gestazione di Too Human sia stata una passeggiata, anzi. Un lungo decennio che avrebbe dovuto portare su Xbox 360 uno dei capolavori di quest’autunno, la cosiddetta killer application per tutti gli amanti degli action-RPG. La realtà di Too Human è quella di un titolo con numerose qualità condite da troppi “ma” e “se” che si pongono durante l’esperienza di gioco, lasciando l’amaro in bocca ai videogiocatori meno assidui.

Rivisitazione ciberpunk della mitologia nordica, Too Human mette il giocatore nei panni di Baldur, semi-dio impegnato nella difesa dell’umanità dalle macchine durante il caos del Ragnarok. La vicenda mette sul piatto colpi di scena, tradimenti e fratellanza ritraendo divinità controverse che si muovono spesso sulla sottile linea che separa il bene dal male. E’ particolarmente interessante osservare l’ottimo lavoro di trasposizione della mitologia nell’ambiente futuristico del gioco, anche se è indispensabile almeno una cultura di base per apprezzarne le finezze. A differenza di quella greco-romana, la mitologia nordica è poco conosciuta nel Belpaese e in Too Human mancano riferimenti e spiegazioni importanti per coinvolgere chi non ha mai sentito parlare di Hod, Thor e Valhalla prima d’ora. Consigliamo a questo proposito la consultazione dei siti specializzati in materia, vista l’assenza di una qualunque enciclopedia all’interno del gioco, che avrebbe contribuito a rendere la vicenda più comprensibile a tutti.

Sebbene non sia possibile personalizzarne l’aspetto, Baldur può essere assegnato all’inizio dell’avventura a una delle cinque classi di combattente del gioco, che si differenziano per abilità con le armi da fuoco, quelle corpo a corpo, salute e via discorrendo. E’ da sottolineare come solo una di queste classi – il Bio-ingegnere – sia in grado di utilizzare poteri curativi, mentre tutte le altre dovranno fare affidamento unicamente a kit medici lasciati fin troppo casualmente dai nemici. Il progredire del personaggio è accompagnato dall’accumulo di punti esperienza, che possono ulteriormente caratterizzarne le qualità secondo una struttura ad albero, e dalla scelta dell’allineamento del personaggio fra umano e cibernetico.

Viene spontaneo paragonare Too Human a capisaldi del genere action-RPG come Diablo, con cui condivide diversi aspetti di gameplay – come la corsa al “loot”, ovvero la raccolta dei tesori lasciati dai nemici sconfitti. Uno dei fattori più assuefacenti del gioco, infatti, è la ricerca di armi e armature di livello sempre superiore, inclusi oggetti rari e della tinta preferita. E’ possibile, inoltre, sviluppare del nuovo equipaggiamento partendo dai progetti ritrovati sul percorso, oppure potenziare le armi preferite incidendo delle rune particolari per incrementarne gli effetti. Le possibilità di personalizzazione divengono mano a mano davvero estese, ma quanto non convince fino in fondo è l’effettiva efficacia delle modifiche, in quanto il livello di abilità degli avversari cresce proporzionalmente a quello del giocatore. Se da un lato tale espediente favorisce la rigiocabilità dei livelli, dall’altro infastidisce il fatto di trovare costantemente nemici di livello superiore al proprio.

Il lavoro di Silicon Knights prova soluzioni alternative soprattutto nel sistema di controllo, che assegna allo stick analogico destro il controllo delle armi corpo a corpo. E’ possibile sferrare colpi di spada semplicemente spostando o ruotando la leva destra, oppure eseguire mosse speciali con particolari combinazioni dei due stick analogici. Il risultato è un sistema di combattimento semplice ma efficace, grazie all’abilità di Baldur di scagliarsi contro i nemici anche da lontano. La funzionalità di tale sistema è uno degli argomenti più controversi del gioco, in quanto l’assenza del controllo della telecamera – relegata al tasto dorsale sinistro per un semplice riposizionamento – è difficile da digerire in principio. Alle prime partite non si può far altro che storcere il naso, eppure i combattimenti di Too Human sono il punto di forza del gioco, grazie alla frenesia che si genera e alle combinazioni possibili.

Meno riuscito, invece, è l’uso delle armi da fuoco. Poter puntare a un nemico preciso o a una parte di esso sparando a 180° con due armi è sicuramente un aspetto eccitante, ma dover costantemente tenere la mira sull’obiettivo si rivela una soluzione davvero scomoda. I combattimenti sono ulteriormente animati dal sistema di combo, grazie al quale è possibile scatenare tempeste distruttive dopo aver caricato la consueta barra di energia su più livelli. Alle abilità di base si aggiungono quelle speciali, come il “ragno” – una sorta di torretta sputafuoco multiuso – e il “Grido di battaglia”, che conferisce a Baldur un rinnovato vigore.

La calibrazione della difficoltà è di certo il più grande passo falso del gioco, un muro che rischia di allontanare la maggior parte degli avventurieri che potrebbero paragonare la fatica di Silicon Knights ai gironi dell’inferno. I picchi di difficoltà sono principalmente dovuti alla numerosità dei nemici che attaccano contemporaneamente da vicino, dalla media distanza, e da lontano, a cui si aggiungono nemici che esplodono dopo la morte e golem che atterrano il personaggio a ogni attacco. Si muore spesso, in Too Human, questo è innegabile, ma non è la morte stessa a divenire fonte di frustrazione (o la tanto discussa animazione della Valkyria) quanto il fatto di trovarsi costantemente accerchiato spesso senza via di uscita. Non è impossibile sopravvivere – soprattutto giocando in co-op online – ma il modo in cui Too Human soffoca il giocatore è a volte sleale. Una migliore calibrazione della difficoltà unita a un manuale o un tutorial più approfondito avrebbe di certo reso il lavoro di Silicon Knights accessibile a un pubblico più ampio.

Invece, ci troviamo di fronte a un titolo in grado di regalare grandi soddisfazioni solo a chi è disposto a trascorrere ore e ore in compagnia dei suoi pregi e i suoi difetti. Costoro ameranno la ricerca di oggetti rari, l’immensità delle sfide, le stanze segrete e l’atmosfera epica che permea tutti e quattro i livelli proposti che, seppur lineari, sono ben disegnati e longevi. Un’ultima nota negativa riguarda la realizzazione tecnica, dove troviamo un motore grafico incespicante e un’inespressività dei personaggi disarmante, ma si tratta di problemi del tutto trascurabili per tutti coloro che decideranno di seguire le gesta di Baldur e dei compagni Aesir.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: rivisitazione futuristica della mitologia nordica; controllo dell’arma funzionale; combattimenti furiosi; ampia personalizzazione del personaggio
Replay Value: ottimo. Modalità cooperativa online e molteplici oggetti da ottenere
Aspetti Negativi: difficoltà mal calibrata; fuidità scarsa in diversi punti; sistema di mira ostico; vicenda poco chiara senza un adeguata infarinatura dei miti del nord
In Sintesi: Too Human spaventa durante i primi minuti ma gratifica chi gli dedica tempo sufficiente per apprezzarne i lati positivi

Dove Eravamo Rimasti?

Indietro, molto indietro. Sembra di parlare per frasi fatte ma il tempo vola, davvero. E in un attimo ritrovo Enter the Crackhouse senza aggiornamenti per un lungo mese, che si aggiunge al preventivato mesetto di vacanza estiva. Un mese in cui abbiamo letto diverse notizie interessanti, altre un po' meno. Xbox 360 scende nuovamente di prezzo, Wii continua a mietere successi, Street Fighter 4 sembra rivelarsi un vero capolavoro e così via.

Mi scuso per questa lunga assenza. Di certo il lavoro "primario" sta diventando sempre più invadente nel mio tempo libero, ma fondamentalmente non ho pubblicato nulla perchè ho dedicato il mio tempo al gioco. A Too Human in primis, che ho apprezzato molto nonostante i difetti e di cui mi accingo a pubblicare la recensione, poi alla riscoperta di Ridge Racer 6 (60fps, che gioia!) e alla prova di Viva Pinata Guai in Paradiso.

Sono ancora qui, videogiocatore con non mai, e sono qui per restare.