sabato, settembre 26, 2009

Weekly Video/ Crackdown 2 al TGS 2009

Crackdown 2 si prospetta come il seguito ideale del capolavoro di Realtime Worlds.

Il Ritorno di Daytona?

Si chiama SEGA Racing Classic e la creatività richiama da vicino il classico Daytona USA di cui ci sentiamo un po' tutti orfani. Incrociamo le dita: che sia un capolavoro come ai vecchi tempi e che arrivi nelle nostre case al più presto.

sabato, settembre 19, 2009

Recensione/ A Vampire Story

Diretta da Bill Tiller, la cui fama risale ai tempi di Monkey Island, ecco una nuova avventura punta e clicca che rispolvera il genere con tanto humor e un pizzico di nostalgia

A Vampire Story
Sviluppatore: Autumn Moon Entertainment
Editore: Crimson Cow
Distributore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: Avventura
Piattaforma: PC (disponibile per Mac)
Titoli correlati: The Curse of Monkey Island (PC); Sam & Max Season One/Two (PC, Wii)

Non mordermi sul collo

Quando le avventure di LucasArts dominavano il mercato, parlare di “punta e clicca” era all’ordine del giorno. Ai nostri tempi il genere è relegato in cantina quasi quanto gli shoot’em up, ma di tanto in tanto non manca qualche tentativo di riportarlo in auge. E’ il caso di A Vampire Story, scritto e diretto nientemeno che da Bill Tiller (The Curse of Monkey Island) e programmato da una schiera di artisti ex-LucasArts. Mouse alla mano, il giocatore dovrà liberare la cantante d’opera Mona De Laffite dalla prigionia del malefico e megalomane vampiro Shrowdy Von Kiefer.

Autumn Moon ha pescato a piene mani dalle esperienze passate, producendo un titolo accattivante fin dal principio. L’intera avventura è intrisa di humor, sarcasmo e riferimenti più disparati e i protagonisti Mona e Froderick – un pipistrello parlante – non mancano di intrattenere con scenette e dialoghi al limite dell’assurdo. Qualunque tentativo di interazione con gli elementi (predefiniti) del fondale o di combinazione degli oggetti dell’inventario genera un simpatico dialogo che renderà la risoluzione degli enigmi meno tediosa. Inoltre, la possibilità di mutare in pipistrello e, più avanti, di mordere gli umani, garantisce maggiore varietà all’avventura.

Ciononostante, i puzzle riescono comunque a suscitare qualche momento di frustrazione a causa dell’eccessiva complessità. Anzi, più che essere complessi, alcuni di essi sono così criptici da spingere verso fastidiosi tentativi alla cieca invece che al ragionamento. Tale situazione è ravvisabile soprattutto quando un particolare enigma richiede più di un oggetto, il che capita più spesso di quanto lo si desideri. Fortunatamente, sono assenti le ricerche minuziose dei pixel con cui interagire e, nel caso in cui non si sappia cosa fare, il tasto TAB evidenzia tutti gli oggetti utilizzabili sullo schermo.

L’interfaccia è ben disegnata, assegnando al tasto sinistro del mouse la completa gestione delle interazioni tramite un menù a croce, mentre al tasto destro è riservato l’accesso rapido all’inventario. A differenza del passato, Mona non si infila tutti gli oggetti in tasca: i più grandi vengono semplicemente annotati e prelevati solo quando se ne ha realmente bisogno per risolvere una situazione.

Realizzato completamente con illustrazioni bidimensionali sui cui si muovono i personaggi poligonali, A Vampire Story stupisce per la quantità di dettagli riposti nelle ambientazioni. Non vi sono effetti speciali di sorta, eppure il risultato finale è ben riuscito e non mancherà di suscitare qualche diatriba fra il buon vecchio 2D e il contemporaneo 3D. Peccato sia afflitto da numerosi caricamenti e da qualche bug grafico di troppo nonostante la patch scaricabile dalla rete. I componimenti musicali fanno il loro dovere e il doppiaggio in inglese è ben riuscito (ma la voce di Mona dà un po’ sui nervi), per un’avventura nel complesso ben realizzata.

Non fosse per i grattacapi creati da alcuni enigmi fin troppo oscuri, A Vampire Story si esaurirebbe nel giro di una manciata di ore o forse meno. E’ infatti solo il primo episodio di una trilogia, il cui finale lascerà sul filo del rasoio non si sa per quanto tempo ancora. Vale la pena provarlo, soprattutto per gli appassionati del genere o per i nostalgici, che troveranno un ponte verso il passato che, a conti fatti, riesce ancora ad essere attualissimo.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: fondali ben disegnati; personaggi carismatici; gag e riferimenti spassosi
Replay Value: scarso. Nulla che possa giustificare una seconda partita
Aspetti Negativi: brevissimo; puzzle spesso troppo criptici; qualche bug grafico, troppi caricamenti
In Sintesi: A Vampire Story è un’avventura punta e clicca in vecchio stile capace di intrattenere anche ai giorni nostri, non fosse per i puzzle a volte astrusi e una longevità scarsa

martedì, settembre 15, 2009

Recensione/ Wolfenstein

Torna uno dei titoli più rappresentativi degli albori degli shooter con qualche idea nuova e tante situazioni entrate ormai negli annali, in un titolo a base di nazisti che, in questo caso, rischiano di diventare pure appetitosi

Wolfenstein
Sviluppatore: Raven Software
Editore: Activision Blizzard
Distributore: Activision Blizzard
Genere: Sparatutto
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC e PlayStation 3)
Titoli correlati: Call of Duty: World at War (PC, PlayStation 3, Xbox 360, Wii); Return to Castle Wolfenstein (Xbox); Battlefield 1943 (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Castello ululà

Gli esperimenti soprannaturali dei nazisti trovano ulteriore sfogo nella ricerca dell'amuleto di Thule, che dà origine al nuovo episodio della serie Wolfenstein. Seguito diretto di Return to Castle Wolfenstein del 2001, riprende la classica meccanica run-and-gun in cui i riflessi sostituiscono di forza il cervello. Fra i corridoi che compongono i numerosi livelli da attraversare durante la decina di ore di gioco, trovano spazio anche alcune novità che ravvivano una formula altrimenti già vista decine di altre volte.


L'uso dei cristalli raccolti nell'avventura permette al protagonista - l'immortale e immorale B.J Blazkowicz - di passare nella dimensione ultraterrena denominata il Velo, nella quale gode di diversi potenziamenti fra cui una sorta di visione notturna con tanto di nemici luminescenti, l'immancabile capacità di rallentare il tempo, ma anche scudi e rinnovata potenza. Poteri da scoprire col passare delle ore, in quanto Wolfenstein riesce a tenere vivo l'interesse offrendo sempre un nuovo gadget con cui divertirsi. Sebbene l'inizio sia rugginoso e scoraggiante, l'azione si fa sempre più piacevole e intensa, complici le armi da manuale potenziabili nel Mercato Nero.

Nel tentativo di aggiornare la formula con elementi non lineari, Raven Software ha dedicato un'intera parte della città di Isenstadt a hub presso cui rivedere l'arsenale, avviare missioni secondarie e darsi alla ricerca delle casse d'oro. L'illusione dura ben poco e quella che sarebbe potuta essere una buona porzione di avventura "sandbox" si rivela mal implementata e poco incentivante. Partendo dal fatto che le missioni secondarie offrono ben poche ricompense, infastidisce il respawn costante dei nemici nelle sezioni avanzate e la sensazione di trovarsi su un crocevia di livelli in cui si ripiomba inesorabilmente nella linearità. Il fatto è che la città di Isenstadt non offre nulla di più rispetto a quanto avrebbero potuto dare dei semplici menù di upgrade e di selezione delle missioni, il che lascia l'amaro in bocca data l'occasione sprecata.


Allo stesso modo, le tre modalità multiplayer - deathmatch, cattura la bandiera e a obiettivi - sulle otto mappe a disposizione cadono vittime della concorrenza a causa della scarsa varietà e dei problemi di latenza quasi onnipresenti. La possibilità di dividersi in classi potrebbe giovare a qualche sessione fra amici, ma la sola assenza di sistemi di aggregazione ormai standard rende i match multiplayer quasi antiquati. Un po' di povere è evidende anche nella realizzazione tecnica, a causa del motore grafico che tradisce le origini di qualche anno addietro con modelli poligonali poco dettagliati e animati poveramente. Tutti gli sforzi tecnici sono stati rivolti alle ambientazioni e agli effetti particellari, particolarmente ben riusciti nonostante i suddetti compromessi.

Ancora una volta siamo di fronte a un titolo che non eccelle in particolar modo sotto nessun aspetto, eppure fa del divertimento "nudo e crudo" la sua argomentazione vincente. In quanto a intrattenimento, Wolfenstein si difende bene in virtù di una giocabilità collaudata frutto di anni di esperienza. L'intelligenza artificiale sarà un facile bersaglio per chiunque abbia tirato qualche colpo in passato, ma in fondo è meglio un nazista morto di uno vivo... soprattutto se è un invasato di poteri occulti.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: potenziamenti vari; azione frenetica; un po' di esplorazione fra tanti corridoi
Replay Value: scarso. Modalità multiplayer poco appaganti
Aspetti Negativi: idee poco approfondite; tecnicamente datato; multiplayer deludente; avversari poco stimolanti
In Sintesi: Wolfenstein si lascia giocare grazie all'azione che migliora progressivamente, ma le innovazioni restano tutte sulla carta

Tekken 6, l'Hardcore Bundle

Il lancio di Tekken 6 previsto per il 29 ottobre sarà accompagnato da un'edizione speciale pensata appositamente per gli appassionati composta da un art book di 100 pagine creato dal team di sviluppo e un Arcade Stick Wireless prodotto da Hori (famoso per gli arcade stick di Street Fighter, per citarne uno). L'edizione speciale sarà disponibile sia per PlayStation 3, sia per Xbox 360 e il prezzo consigliato al pubblico è di 149,99 Euro.



[Aggiornamento] Namco Bandai Games ha appena annunciato un'ulteriore edizione limitata con poster e felpa, al momento per Playstation 3.

L'Italia nel Guinness dei Primati con Guitar Hero

Consoliamoci dalla disfatta di dei campionati di atletica Berlino con un primato tutto Italiano. I nostri connazionali hanno stabilito il record di maggior numero di giocatori in una sessione di Guitar Hero della durata di 24 ore. L'evento, tenutosi presso il punto vendita FNAC di Verona l'11 settembre, ha visto ben 594 giocatori cimentarsi nella nuova modalità Party di Guitar Hero 5.

L’evento italiano è stato organizzato con il supporto dell’agenzia Brand2Live.

domenica, settembre 13, 2009

Recensione/ WET

Bullet time, acrobazie e un feeling inconfondibilmente tarantiniano contraddistinguono le gesta di Rubi, mercenaria sarcastica finita suo malgrado in un affare troppo grosso

WET
Sviluppatore: Artificial Mind and Movement
Editore: Bethesda Softworks
Distributore: Namco Bandai Games
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: Max Payne 2 (PC), Stranglehold (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Sporca di sangue

Quando si parla di azione al rallentatore non si può non pensare a Max Payne; guardando le acrobazie impossibili la mente corre verso Stranglehold di John Woo; di fronte ai flashback e al montaggio sporco che strizza l'occhio agli anni '70 si intravede la mano di Tarantino; l'eroina Rubi armata di spada che combatte contro decine di scagnozzi in doppio petto palesa un'ispirazione ancor maggiore al cineasta e al suo Kill Bill. WET è un continuo richiamo a qualcosa di già visto che pone il giocatore in un ambiente familiare ma non per questo meno intrigante.


Come negli action movie di Hong Kong degli anni '70, la vicenda volutamente trash slitta da una parte all'altra del globo solo per giustificare una nuova sparatoria, di tanto in tanto interrotta da qualche sezione di esplorazione che lascia prendere fiato. Incastrata in una guerra fra due signori della droga, la protagonista inizia una battaglia all'ultimo sangue non tanto per fare giustizia, ma per salvare la propria pelle. Ai fianchi porta due pistole - a cui si affiancheranno doppiette, mitra e balestre esplosive -, che usa per colpire più bersagli contemporaneamente mentre si lancia in evoluzioni sui muri, scivolate o salti impossibili. Il tutto al rallentatore.


Il bullet time di WET è infinito e quella che in passato era un'abilità speciale da centellinare diviene una pratica che accompagna ogni singolo sparo durante la decina di ore di gioco. L'incentivo all'uso è enfatizzato dalle combo e dai conseguenti punti esperienza, naturalmente "spendibili" per imparare nuove abilità e potenziare l'arsenale. Con una mira a 360° grazie al controllo indipendente delle pistole e una discreta interazione con le ambientazioni, l'effetto scenico è assicurato e, anche se l'azione finisce per appiattirsi sulle stesse mosse, il risultato è apprezzabile. Sempre più ispirate a Kill Bill spiccano le sezioni di "collera", in cui Rubi viene letteralmente accecata dalla rabbia e si trasforma in una veloce macchina da combattimento, con tanto di stile grafico in tinte rosse e nere a là Mad World.


Sono le acrobazie e i movimenti limitati di Rubi a incatenare la vena creativa del giocatore. Non è possibile concatenare le evoluzioni, nè interromperle, nè ancora transitare agevolmente dalle armi da fuoco a quelle da taglio. WET propone un sistema di combattimento legnoso e per nulla personalizzabile: che non sia possibile correre sul muro dopo un salto o che non sia nemmeno previsto il salto sul posto è francamente fuori dal mondo per un titolo del genere. Stonano anche le sezioni di inseguimenti sui tetti delle automobili, relegate a semplici sparatutto su rotaie con qualche quick time event.


E' un peccato, perchè una maggiore libertà di gestire lo spazio intorno a sè avrebbe sicuramente conferito al titolo Artificial Mind and Movement una marcia in più. Così com'è, invece, WET lascia a desiderare, pur fornendo una discreta dose di divertimento dovuto alle sparatorie incessanti e fracassone ma anche ai dialoghi sarcastici. Senza contare l'eccellente colonna sonora che, in aggiunta all'effetto vintage (un po' fastidioso, a dire il vero) e al doppiaggio (forse) volutamente fuori sincrono, ricrea alla perfezione lo spirito anni '70.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: richiami tarantiniani; atmosfera dei film d'azione di Hong Kong; sparatorie con evoluzioni; azione intrigante senza sosta; dialoghi crudi e sarcastici; colonna sonora mozzafiato
Replay Value: discreto. Sfide da sbloccare e corsa agli high-score
Aspetti Negativi: acrobazie legnose e poco personalizzabili; assenza di movimenti base; sezioni su strada fuori luogo; doppiaggio spesso fuori sincrono; effetto vintage a lungo andare fastidioso
In Sintesi: A dispetto delle premesse, WET non ingrana e resta vittima delle sue stesse evoluzioni, nonostante non manchi di intrattenere durante tutta l'avventura

venerdì, settembre 11, 2009

RROD is in tha House! ver. 2

Era il 24 giugno 2008 quando sperimentai il mio primo RROD. Me l'aspettavo che prima o poi sarebbe successo. Poi la riparazione e tutto è filato liscio. A poco più di un anno - ma con la garanzia scaduta questa volta - eccolo ripresentarsi durante una sessione di gioco a WET.

Complimenti, Microsoft. L'affidabilità prima di tutto, mi raccomando.

mercoledì, settembre 09, 2009

Guitar Hero 5 Vuole Entrare nel Guinness

Activision ha organizzato una competizione per stabilire un nuovo record riconosciuto da Guinness World Records™ per il maggior numero di partecipanti che giocheranno a Guitar Hero in un’unica sessione della durata di 24 ore.

L'attività veicolerà la nuova funzione "PARTY" di Guitar Hero 5, che permette di inserirsi in una jam session a proprio piacimento e di modificarne il livello di difficoltà senza interrompere il gioco.

Parteciperanno all'impresa i giocatori di Gran Bretagna, Francia, Spagna, Olanda, Svezia e, naturalmente, Italia. Chi volesse cimentarsi nella competizione, potrà andare al Forum Fnac presso FNAC VERONA in Via Cappello 34 (VR) questo venerdì (dalle 12.00 alle 19.00) e sabato (dalle 9.30 alle 12).