venerdì, gennaio 29, 2010

Recensione/ Bayonetta

Una nuova eroina si affaccia sulla console di casa, attraente e letale come non mai, pronta a sfidare Dante, Kratos e Hayabusa sul loro terreno di gioco e con tutte le intenzioni di uscirne vittoriosa

Bayonetta
Sviluppatore: Platinum Games
Editore: SEGA
Distributore: Halifax
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: Devil May Cry 4 (PlayStation 3, Xbox 360); God of War (PlayStation 2); Ninja Gaiden 2 (Xbox 360)

Femme fatale

Bayonetta lascia col fiato sospeso. Non solo per le sue pruriginose vesti pronte a svanire per trasformarsi in mostri assetati di angeli, l’eleganza dei suoi movimenti o le forme volutamente esagerate. E’ il modo con cui si disfa degli avversari che detta nuove leggi per gli action game che l’hanno preceduta e dai quali ella stessa trae il meglio. Con due soli tasti, assegnati a calci e pugni, Bayonetta si esibisce in combo dalla varietà entusiasmante che spinge il giocatore a sperimentare e migliorare di scontro in scontro - complici i caricamenti-tutorial che mostrano le mosse più utilizzate.


Il sistema di combattimento architettato da Platinum Games ha una profondità che merita di essere esplorata in lungo e in largo, governata dal ritmo che limita gli effetti del button smashing e che costringe a “sentire” i movimenti della protagonista. Si entra in sintonia con Bayonetta dopo soli pochi minuti di gioco grazie alla fluidità delle animazioni e delle transizioni fra un colpo e l’altro che enfatizzano la naturalezza e precisione con cui i controlli si traducono in azioni sullo schermo. Piroettare da un nemico all’altro, disfarsene con eleganza per poi gettarsi di nuovo in mischia è una pratica intuitiva ed estremamente appagante, più dinamica e flessibile di quanto Devil May Cry sia mai riuscito a fare. Ed è solo la punta dell’iceberg di un connubio fra azione sfrenata, velocità ed eccellenza scenografica.

L’immancabile barra di energia consente di esibirsi nelle letali punizioni finali, con ghigliottine, casse mortuarie e altre amenità che spuntano all’occorrenza, mentre ci si sfoga sul tasto indicato sullo schermo per accumulare megatoni. D’altronde, Bayonetta è una strega e non se ne vergogna affatto. Nemmeno quando rimane in perizoma – mandando in fumo anni di lavoro per convincere la compagna che i videogame non sono per onanisti sessualmente repressi - mentre il suo abito fatto di capelli si trasforma in un maglio che sorge dal terreno, un piede che atterra dal cielo o, ancora, una fiera che azzanna gli angeli malcapitati senza pietà.


Una visita al negozio di turno arricchisce le capacità di Bayonetta, abile a mani nude quanto con le armi da taglio ereditate dai nemici o con le pistole ancorate ai suoi arti, utili per far salire alle stelle gli indicatori di combo e per conquistare le medaglie di platino alla fine dei combattimenti più importanti. Gli avversari non sono propriamente carne da macello, mostrano una buona aggressività e tendono ad attaccare in gruppo accorciando il fiato del giocatore, sopratutto al livello difficile. Eseguendo le mosse di evasione un attimo prima del colpo avversario, però, si attiva il Witch Time che rallenta l’azione per qualche secondo, offrendo un’opportunità imperdibile per passare dalla difesa all’attacco.


Elementi già visti nei capisaldi del genere trovano in Bayonetta un’alchimia sulla soglia della perfezione, che si traduce in una giocabilità invidiabile a cui si può rimproverare solo una leggera tendenza a sfruttare quick time event senza preavviso. Pur non innovando radicalmente la struttura di gioco – gli scontri avvengono ancora in stanze chiuse, come in Devil May Cry – Platinum Games ha infuso la propria creazione con una serie di tocchi di classe fra cui la possibilità di camminare sui muri, volare e di trasformarsi in una pantera reminiscente della divinità Amaterasu di Okami. I cammei e i tributi si spingono verso altri titoli Sega, come Space Harrier, Hang-On e Out Run, evidenziando la passione profonda del team di sviluppo per il mondo videoludico che sfocia in battaglie epiche con i giganteschi boss di fine livello.


Con una componente d’azione così intrigante, i puzzle e le brevi sezioni di esplorazione sembrano dei contorni poco approfonditi e la stessa vicenda, originata dal canonico vuoto di memoria, è solo accessoria per le lunghe e frequenti scene di intermezzo, per quanto divertenti esse siano. In fondo sono solo dei piccoli nei per un titolo che eccelle sotto tutti gli altri punti di vista – compreso quello tecnico – e che riporta alla memoria i fasti del design nipponico con cui gran parte di noi è cresciuto e che purtroppo è venuto meno negli ultimi anni.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: sistema di combattimento eccellente; combo intuitive e varie; numerose armi; controlli precisi; divertente, veloce e ironico; protagonista irriverente
Replay Value: discreto. La modalità difficile remixa l’azione e le medaglie nei combattimenti offrono spunti per migliorarsi
Aspetti Negativi: puzzle semplicissimi; un po’ troppe scene d’intermezzo; quick time events “a tradimento”
In Sintesi: Con un colpo d’anca ben piazzato, Bayonetta impone nuovi standard per i titoli d’azione combinando alla perfezione i migliori elementi del genere. Da giocare senza esitazione.

giovedì, gennaio 28, 2010

Weekly Video/ After Burner Climax su PSN e XBLA

SEGA ha finalmente deciso di riprendere i "vecchi" arcade e di portarli sulle console casalinghe! After Burner Climax, coin op del 2006 basato su scheda Lindbergh come Outrun 2 SP e Virtua Fighter 5, vedrà la luce su PlayStation Network e Xbox Live Arcade in un periodo non meglio specificato del 2010.

Il video ufficiale è un tripudio di velocità ed effetti che non vedo l'ora di provare.

domenica, gennaio 24, 2010

Recensione/ Darksiders

Quale terrore provereste se schiere demoniache volessero farvi a brandelli? E se aracnidi giganti bramassero le vostre carni e vi aspettassero nelle tenebre per ghermirvi? Non scappereste in preda al panico col cuore in gola? No, se il vostro nome è Guerra!

Darksiders
Sviluppatore: Vigil Games
Editore: THQ
Distributore: THQ
Genere: Azione/RPG
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: Ninja Gaiden II (Xbox 360); Soul Reaver (PlayStation 2)

Vento e tempesta

Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada.” Giovanni 6,4.

Con queste parole Guerra, il secondo cavaliere dell’Apocalisse, fa la sua comparsa nel mondo. La fine sembrerebbe giunta. Il Distruttore, sovrano dell’Ade, stufo di attendere che gli umani raggiungano il loro massimo splendore, inganna Guerra mentendo riguardo la rottura del Settimo Sigillo (simbolo di un patto di non belligeranza stipulato sotto l’egida dell’Arso Consiglio tra il Paradiso e l’Inferno) annunciando così la venuta dei 4 Cavalieri. Angeli e Demoni si danno quindi battaglia in uno scenario di devastazione nel tentativo di ripristinare l’Equilibrio. Ma per Guerra il destino è infausto: l’Arso Consiglio lo richiama all’ordine e lo accusa di aver scatenato l’Apocalisse senza motivo alcuno. La scelta è perire o dimostrare la propria innocenza, recandosi negli Inferi alla ricerca della verità.

Ha inizio così un’avventura che tiene incollati per ben oltre 15 ore, opera prima (esclusivamente single player) di Vigil Games capeggiati dal leggendario Madureira (disegnatore per la Marvel), dipanandosi in una trama che cattura, complessa e ben narrata. Superato il primo impatto dovuto alla missione iniziale - chiaramente posta ad incipit della storia ed atta a far prendere confidenza coi comandi - il gioco si snoda alla stregua di un atipico hack’n’slash, con un’infarinatura del genere RPG. La ripetitività tipica di questi titoli non si fa sentire nemmeno sulla lunga distanza seppur sempre di un “semi smash-buttons” si tratti. La quantità di combo non è enorme pertanto pur da un lato non offrendo un’ampia scelta dall’altro permette di padroneggiare al meglio quel che si apprende.

Presso un demone del quale Guerra fa conoscenza fin dalle prime battute è possibile acquistare nuove combo, pietre di Vita o di Ira (versione apocalittica del Mana) in cambio di anime raccolte sterminando orde di nemici o aprendo forzieri disseminati per le mappe. Inoltre lungo il proseguo della storia ritroveremo il cavallo infuocato di Guerra, Rovina, che oltre a permettere maggior velocità negli spostamenti varierà un minimo l’approccio alle numerose battaglie. Le armi sono molteplici - dallo spadone Divoracaos al Guanto Sismico passando per la classica Falce - carismatiche e potenziabili sia tramite l’utilizzo in combattimento, sia ritrovando Artefatti arcani dalle diverse caratteristiche. Proprio in queste possibilità di combinazioni e di upgrade delle armi troviamo l’aspetto più ruolistico del titolo, invero assai limitato ma capace di stimolare il giocatore a un utilizzo consapevole di quanto in proprio possesso a seconda della situazione.

Ottimo il level design, con mappe varie e su più livelli, che, unitamente alla quasi totale libertà di Guerra nel poter girovagare e a una ottima interattività con gli oggetti dello scenario, lasciano spazio a un aspetto più “perlustrativo” del gioco, anche perché spesso si dovrà (per necessità o per diletto) ripercorrere più volte zone già visitate per sbloccarne altre inizialmente inaccessibili. A un gameplay già vario si aggiunge la presenza costante, e in un crescendo di difficoltà, di “enigmi” quali ad esempio passaggi da raggiungere sfruttando diversi elementi dello scenario piuttosto che il recupero di chiavi particolari.

Graficamente balza all’occhio la scelta stilistica e cromatica del gioco: esagerata e fumettosa (a tratti ricorda World of Warcraft) la prima, colorata e brillante la seconda. Guerra è curato in ogni minimo dettaglio da cui traspare il tratto unico di Mad, e lo stesso si può dire dei nemici. Meno curati appaiono di contro gli scenari che, escluse alcune eccezioni, presentano texture non sempre all’altezza. Il motore somiglia incredibilmente a quello che ha animato Prototype (addirittura talune azioni sono pressoché identiche) e compie discretamente il proprio dovere sebbene si riscontri qualche problema di compenetrazione dei modelli poligonali. Il frame rate si attesta su buoni livelli presentando qualche sparuto rallentamento solo nelle fasi più concitate di combattimento. Nota assai dolente, fintanto che non verrà rilasciata l'annunciata patch, è un penoso problema di tearing costante, fastidioso e impossibile da ignorare.

Interamente localizzato in italiano, il sonoro non fa gridare al miracolo per quanto siano discreti gli effetti ambientali ed evocative le musiche - anche se a volte fuori luogo, indicando per esempio una condizione di pericolo laddove invece c’è calma piatta. Anche il doppiaggio, seppur buono, risulta a tratti un po’ “svogliato” e poco consono alla situazione. Un titolo insomma che colpisce per l’immediatezza e l’indiscutibile qualità sia artistica che narrativa i cui difetti tecnici (a volte purtroppo fin troppo evidenti) non inficiano minimamente il piacere di portare Guerra a compiere la sua devastante vendetta.

Andrea Franz

Aspetti Positivi: libertà di esplorazione; gameplay vario; trama convincente
Replay Value: scarso. Non esistono modalità differenti dalla campagna in singolo.
Aspetti Negativi: tearing snervante; realizzazione tecnica in alcuni frangenti sottotono
In Sintesi: Vigil Games fa centro con un ottimo gioco, vario, longevo, divertente. Consigliato sia agli amanti di Ninja Gaiden o Bayonetta sia a chi invece preferisce qualcosa di più “riflessivo”.

venerdì, gennaio 22, 2010

Recensione/ Dark Void

La superbia della razza umana sta per fare i conti con chi da secoli ne decide il destino da una dimensione parallela. Da pilota esperto, Will si ritrova nei panni dell'eroe improvvisato a cui spetta il compito di porre fine alla conquista aliena

Dark Void
Sviluppatore: Airtight Studios
Editore: Capcom
Distributore: Halifax
Genere: Sparatutto/Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC e PlayStation 3)
Titoli correlati: Gears of War 2 (Xbox 360); The Rocketeer (PC); Uncharted II: il Covo dei Ladri (PlayStation 3)

Un razzo nello zaino

Nel panorama degli sparatutto in terza persona, Dark Void racconta qualcosa di nuovo. La vicenda è ambientata in una dimensione parallela, ma anche il gameplay gode di una dimensione in più: quella verticale. Il jetpack ancorato sulle spalle di Will – improvvisato condottiero della fuga dal pianeta degli alieni dopo un naufragio nel Triangolo delle Bermuda – permette di librarsi in volo aggiungendo una nuova dinamica agli scontri. E’ quasi il marchio di fabbrica di Airtight Studios, i cui membri provengono dal team responsabile di Crimson Skies per Xbox.


La miscela fra sparatutto con tanto di coperture a là Gears of War, volo libero e combattimenti aerei apre la strada per strategie di gioco inedite sfruttando una nuova visione d’insieme. Il jetpack è utile per fuggire dalle situazioni incontrollabili o per catapultarsi alle spalle degli alieni, ma anche per trovare rifugio su un’altura e vestire i panni di un cecchino. Laddove previsto, le ambientazioni offrono ampio spazio per le manovre aeree, ma anche anfratti da esplorare per recuperare munizioni o per impossessarsi di torrette nemiche. Con semplici quick time events ci si può impadronire delle navette ostili o di quelle alleate, garantendo un controllo totale dello spazio.

In volo, Will sembra la personificazione dei velivoli di Crimson Skies, con tanto di telecamera fissa sull’obiettivo per orientarsi al meglio. Senza carburante da tenere sott’occhio, il giocatore è spronato a usare il jetpack spesso e volentieri: oltre a essere utile è anche appagante grazie alle animazioni stilose – è possibile effettuare rotazioni di 180° e lasciarsi cadere nel vuoto, per esempio – e ai controlli precisi che garantiscono velocità e agilità. La verticalità dei combattimenti è ulteriormente arricchita con abilità di appendersi alle sporgenze mentre si scala una parete e di usarle come riparo.

In assenza del fido jetpack - situazione che capita più frequentemente di quanto si desideri - purtroppo Dark Void non è altrettanto brillante e incespica in un gameplay poco approfondito e nell'intelligenza artificiale dei robotici avversari piuttosto basica. La linearità dei molteplici livelli su due piedi è smorzata da aree piuttosto vaste e ricche di ripari, anche se è sconfortante notare che non tutti gli elementi dello scenario sono utilizzabili come copertura e che il combattimento verticale è relegato a sezioni ben precise. Nonostante fra un volo e una sparatoria Dark Void provi a infondere maggior varietà all'azione, commette il grave errore di diluire le missioni in un susseguirsi di situazioni analoghe in cui, soprattutto nel terzo atto, si assiste a ripetuti déjà vu. Tale sensazione è ulteriormente evidenziata dalle sequenze di quick time events, sempre uguali nella meccanica e nelle animazioni.


Dark Void punta tutto sull’esperienza in single player, la cui longevità oscilla fra le otto e le dieci ore di gioco. In assenza di componenti multiplayer o co-op, Airtight Studios ha incluso una serie di collezionabili che approfondiscono la vicenda e che permettono di potenziare armi e jetpack. Vi sono tre livelli di upgrade e sarà necessario rigiocare i livelli più volte per massimizzare il proprio arsenale al completo. Dal punto di vista tecnico, Dark Void si presenta piuttosto bene, fatta eccezione per una qualità delle texture non sempre all’altezza della situazione e per una certa legnosità nelle animazioni.

Il lavoro di Airtight Studios è una miscela di generi intrigante ma che in definitiva non convince pienamente. Da un lato le sezioni in volo danno prova del savoir faire degli sviluppatori e del riuscito dinamismo dell'azione, dall'altra fanno rimpiangere di essere appiedati così spesso in balia di uno shooter sui generis.
Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: combattimenti verticali; uso del jetpack ben riuscito; azione dinamica; giocabile e frenetico
Replay Value: scarso. Una volta completato, difficilmente si rigioca
Aspetti Negativi: coperture limitate a oggetti ben precisi; intelligenza artificiale poco reattiva; ampio riutilizzo di situazioni all'interno dello stesso livello; ripetitivo e poco profondo nelle sezioni a piedi
In Sintesi: Dark Void offre un divertimento incostante a causa delle numerose sezioni a piedi che risultano ben poco sviluppate in confronto con la dinamicità e soddisfazione dei livelli in cui il jetpack la fa da padrone

giovedì, gennaio 14, 2010

Recensione/ Fairytale Fights


Shrek ha sdoganato le favole irriverenti, Playlogic introduce quelle a tinte rosse con un gioco d'azione frenetico in cui i personaggi delle fiabe diventano protagonisti non troppo innocenti di risate e... massacri

Fairytale Fights
Sviluppatore: Playlogic Game Factory
Editore: Playlogic International N.V.
Distributore: Koch Media
Genere: Azione/Platform
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC e PlayStation 3)
Titoli correlati: Castle Crashers (Xbox 360); Super Smash Bros. Brawl (Wii)

C'era una volta

Presi di mira da un misterioso ladro di fiabe e caduti in disgrazia, Cappuccetto Rosso, Biancaneve, l'Imperatore Nudo e Jack (del fagiolo magico) sono disposti a tutto pur di recuperare l'onor perduto... anche pattinare allegramente sul sangue versato durante combattimenti a dir poco splatter. Il mondo delle fiabe ritratto in Fairytale Fights è zuccheroso solo nell'aspetto, poichè nasconde un animo irriverente e una certa predilezione per gli spargimenti di sangue in compagnia. I boscaioli non sono più gli eroi della nonna, i principi non sono i salvatori delle belle addormentate e i coniglietti rosa non portano buone nuove: sono ostili quanto i lupi cattivi e la strega di marzapane e, quindi, meritano di essere fatti a fettine.


La particolarità principale di Fairytale Fights consiste nella quantità di armi disseminate sul percorso per liberarsi degli ostacoli. Non dovessero bastare ramoscelli e mazze da baseball si può fare affidamento su seghe elettriche, forbici e aghi giganti, forconi, pali della luce e molto altro ancora, per un totale di oltre 140 oggetti. Il tutto per vivisezionare i malcapitati nella maniera più esilarante, colorando gli splendidi scenari di tinte rosse a più non posso. Vi sono poi diverse pozioni da ingerire o da lanciare, fra cui merita una menzione speciale la pozione acida per sciogliere gli avversari dopo averla rigurgitata. La resa grafica è sicuramente d'impatto, vuoi per la cura della realizzazione e per la splendida direzione artistica, vuoi per la caratterizzazione fumettosa di tutti i personaggi, che si rifà ai famosissimi Itchy e Scratchy visti nei Simpsons.


Fairytale Fights non mira alla profondità della meccanica di gioco, bensì all'immediatezza e lo fa con un sistema di controllo e con combattimenti veloci e semplici, in cui la leva analogica destra è dedicata alle varie combo di attacchi. Si affetta con un certo piacere - sfruttando anche le mosse speciali a disposizione - e l'azione si dimostra da subito accattivante e ricca di potenzialità, fino a quando si fanno i conti con l'eccessiva confusione che si genera sullo schermo. La visuale spesso lontanissima e la tendenza degli elementi dello sfondo a coprire i personaggi contribuiscono al caos generale che, data l'assenza di schivate o protezioni efficaci, porta a decine e decine di decessi in successione. Pur non essendoci gravi penalità a parte un pegno in denaro, Fairytale Fights mette alla prova i nervi dei giocatori con sezioni in cui sembra non esserci altra soluzione che morire a distanza di pochi secondi (i boss e il livello di fuga dalle truppe del castello sono esemplari). A tutto ciò si aggiunge la maligna assenza di parapetti nelle piattaforme, il rilevamento lacunoso delle collisioni e l'esigenza di eseguire talvolta salti millimetrici che terminano spesso e volentieri con un balzo nel vuoto. Sintomi di un processo di qualità lacunoso, a cui sono sfuggiti anche numerosi bug nell'assegnazione degli achievement.

E' davvero un peccato che un potenziale così grande venga minato alla base da una meccanica di gioco sì immediata ma non sempre al servizio del divertimento a cui anela. Ne deriva quindi un titolo estremamente accattivante nell'aspetto e nel concetto, arricchito dalle opzioni multiplayer cooperative, a cui è difficile dedicare il tempo che richiede senza sentire l'amaro in bocca delle grandi occasioni mancate.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: tanto umorismo; realizzazione tecnica sublime con ambientazioni eccellenti e coloratissime; azione frenetica "affettatutto"; molteplici armi; multiplayer locale e online
Replay Value: sufficiente. Le opzioni sono tante, ma le pecche nel gameplay minano la longevità
Aspetti Negativi: molto confusionario e visuale spesso troppo distante; meccanica di gioco ripetitiva e poco profonda; collisioni problematiche
In Sintesi: Fairytale Fights rivisita le fiabe in chiave sanguinolenta e spensierata all'insegna del divertimento immediato, purtroppo penalizzato da una serie di spiacevoli compromessi