mercoledì, aprile 21, 2010

Recensione/ White Knight Chronicles

L'ultimo RPG targato Level 5 guarda agli MMO e implementa un nuovo sistema di combattimento e una longeva modalità online. Sarà sufficiente per l'evoluzione del genere?

White Knight Chronicles
Sviluppatore: Level 5
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: RPG
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Final Fantasy XIII (PlayStation 3, Xbox 360); World of Warcraft (PC); Magnacarta 2 (Xbox 360); .hack (PlayStation 2)

Al candeggio!

White Knight Chronicles non è il tipico RPG nipponico, nonostante il design dei personaggi e la vicenda che attinge a piene mani dai più classici cliché del genere, con tanto di principessa da salvare e poteri nascosti dati dall'armatura del titolo. E' evidente l'influenza degli MMO nel sistema di combattimento e nella componente online. Il primo, completamente in tempo reale, attinge da titoli come World of Warcraft la personalizzazione delle combo, da disporre in sequenza a proprio piacimento nella parte inferiore dello schermo, sperimentando gli attacchi più efficaci. Il menu è fin troppo intricato e dispersivo, ma le potenzialità per un'esperienza di gioco intrigante ci sono tutte. La frequenza degli attacchi è scandita da un timer circolare, il cui unico difetto sta scarsa differenziazione fra il tempo impiegato per eseguire le mosse di potenza differente, appiattendo per certi versi la profondità tecnica degli scontri.


Online, invece, White Knight Chronicles apre le porte verso decine di missioni secondarie da affrontare con altri tre amici, sfruttando una propria base personalizzabile alla stregua di Monster Hunter. La facoltà di utilizzare lo stesso personaggio creato tramite il versatile editor - relegato a mera comparsa nella campagna principale - e le relative armi e statistiche rappresentano però l'unico legame con l'avventura single player.


Differente dalla maggior parte dei titoli del genere, l'esperienza in singolo di White Knight Chronicles si protrae per poco più di 15 ore, durante le quali ci si trova di fronte ad alti e bassi. Laddove il sistema di combattimento offre numerose soddisfazioni, le missioni blande unite a un'altrettanto scialba sezione di esplorazione non fanno certo brillare il nuovo lavoro di Level 5. Che in fondo non è nemmeno troppo nuovo, visto che giunge nel Vecchio Continente con oltre un anno di ritardo rispetto alle altre versioni. La lunga attesa non ha portato grosse novità - fatta eccezione per alcune migliorie ai controlli e l'implementazione della chat vocale - e il peso degli anni si fa sentire soprattutto nel comparto tecnico, già poco brillante al lancio nipponico.


Non che White Knight Chronicles abbia particolari problemi di giocabilità da segnalare. E' pur vero che la rilevazione delle collisioni lascia a desiderare, con gli attacchi nemici capaci di raggiungere distanze incredibili nel corpo a corpo, ma per il resto si difende bene. Si basa su fondamenta solide, ha una gestione più che valida del proprio gruppo - gli ordini da impartire sono accessibili e completi - ed è arricchito da una dose di elementi personalizzabili - grafici e statistici - più che soddisfacente. L'esperienza che ne deriva però è inferiore alla somma delle sue parti e, in definitiva, potrebbe interessare solo i fedelissimi del genere.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: sistema di combattimento in tempo reale; combo personalizzabili; missioni online; giocabilità buona
Replay Value: Buono. Numerose side quest da giocare online, ma separate dall'avventura principale
Aspetti Negativi: menu intricati; vicenda déjà-vu; alcuni problemi di collisione
In Sintesi: White Knight Chronicles si fa apprezzare per le novità introdotte, ma nel complesso non offre un'esperienza di gioco altrettanto entusiasmante

domenica, aprile 18, 2010

Demon's Souls in Arrivo in Europa

Dopo aver portato in Europa la gemma a incontri dal nome BlazBlue: Calamity Trigger, Namco Bandai sarà anche publisher di Demon's Souls - action RPG sviluppato da From Software - per il vecchio continente. Osannata dalla critica ma finora sottovalutata dai maggiori distributori, questa perla videoludica arriverà finalmente in Europa il 25 giugno 2010, con un'esclusiva edizione limitata che conterrà un nuovo art book rilegato, una nuova guida strategica e la colonna sonora su CD in esclusiva su PlayStation 3.


Pur essendo region free nella versione americana, Demon's Souls avrà finalmente la distribuzione che si merita anche in terra nostrana, localizzato con sottotitoli in italiano per essere il più accessibile possibile. Anche se Demon's Souls è rinomato più per la difficoltà che non perdona.

Con questa mossa, Namco Bandai guadagna la palma d'oro come publisher harcore dell'anno 2010. Gli appassionati ringraziano (di cuore).

venerdì, aprile 16, 2010

Recensione/ God of War III

L'ultimo capitolo della trilogia greca di David Jaffe porta Kratos a confrontarsi con Zeus in persona per il duello finale. Riusciranno la realizzazione tecnica agli steroidi e l'ultraviolenza a soddisfare le aspettative anche questa volta?

God of War III
Sviluppatore: Sony Computer Entertainment Santa Monica
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: Azione
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Dante's Inferno (PlayStation 3, Xbox 360); Bayonetta (PlayStation 3, Xbox 360); Moonstone (Amiga)

Violenza olimpionica

Nella mente di Kratos esiste un solo pensiero, la vendetta. Contro gli dei che l'hanno ingannato cinque anni or sono e che continuano a spedirlo nell'Ade per vederlo riemergere più forte e convinto di prima. Una vendetta sinonimo di violenza estrema, realizzata non solo tramite copiosi versamenti di sangue, ma fatta di azioni al limite del grottesco che lo vedono estirpare occhi, membra e teste con assiduità. Ritratta con una cura eccezionale, la dedizione alla carneficina del protagonista è eccitante nonostante le scene controverse, mentre si semina morte e distruzione durante la risalita del monte Olimpo interrotta nel secondo episodio. L'esasperazione della violenza è il tema dominante di God of War III, che non si piega ai nuovi canoni videoludici di scelte morali nè cerca l'evoluzione introspettiva del personaggio principale. Tutto finisce per appiattirsi attorno all'istinto primordiale di uccidere tutto quanto abbia vita, naturalmente nel modo più crudo possibile, seguendo il filo conduttore di una vicenda al più accessoria al massacro.


L'evoluzione ravvisabile in God of War III sta tutta nella soddisfazione dei sensi. In primis, la vista gode al sapiente uso della nuova piattaforma Sony, che nelle mani dello studio di Santa Monica sfoggia un set di gioco strabiliante in cui tutto è più imponente, più dettagliato, più emozionante. Titani e divinità sono un'orgia immensa di poligoni che si muovono senza difetti sugli scenari epici, mentre sapienti cambi di inquadrature, zoom e rotazioni rinvigoriscono la regia dei combattimenti. Difficile trovare su qualunque piattaforma un titolo che rasenti tale perfezione (con l'unico compromesso dei 30 fotogrammi al secondo) senza che necessiti di aggiustamenti manuali della telecamera ed esente da pressochè qualunque rallentamento e caricamento intermedio.


L'azione stessa è stata rinvigorita, pur rimanendo nelle basi fedele alla formula degli anni scorsi. L'effetto delle armi è appagante come sempre e restituisce una reale sensazione di potenza e sforzo nell'esecuzione, rimanendo semplice e accessibile grazie all'uso di due soli tasti. Le armi e relativi upgrade non offrono granchè di nuovo, ma la possibilità di intercambiarle agendo sulla croce direzionale rende le transizioni più fluide e gli effetti che queste hanno sui movimenti del protagonista aggiungono un pizzico di cervello al button mashing. I quick time events costituiscono tutt'ora gran parte delle esecuzioni scenografiche, semplificate grazie alla visualizzazione dei tasti sui bordi corrispondenti dello schermo. Tornano arco e frecce, le ali di Icaro per superare i dirupi e si aggiungono nuovi gadget, fra cui la testa di Elio - strappatagli suo malgrado - che funge da torcia multiuso. Intervallato da qualche puzzle ben fatto qua e là, il gameplay brilla per fluidità e ritmo per un'esperienza squarta-e-ammazza da giocare tutta d'un fiato.


L'epilogo non è scontato come si potrebbe credere e, stando alle dichiarazioni attuali, il viaggio di Kratos sembra essere giunto definitivamente al termine. Un viaggio viscerale, epico, capace di convogliare il meglio del suo genere in un unico flusso di eventi, ma allo stesso tempo svuotato di qualunque sentimento diverso dalla sete di sangue incondizionata che delinea il proseguimento di un percorso piuttosto che l'evoluzione.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: immediato e appagante; azione senza respiro; realizzazione eccellente
Replay Value: sufficiente. Arene bonus e poco altro da sbloccare
Aspetti Negativi: personaggio monodimensionale; evoluzione minima rispetto al passato
In Sintesi: Kratos soddisfa la sua sete di vendetta in un epilogo che eleva all'ennesima potenza il concept originario

giovedì, aprile 15, 2010

Recensione/ Heavy Rain

A lungo dibattuto, Heavy Rain si autonomina capostipite di un nuovo genere videoludico che fa del racconto interattivo la sua principale ragion d'essere. Cinema e videogame si avvicinano sempre di più, ma con dei limiti

Heavy Rain
Sviluppatore: Quantic Dream
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: Avventura
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Fahrenheit (PC, PlayStation 2, Xbox); Shen Mue 2 (Dreamcast, Xbox); Saw (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

La prova

La definizione di dramma interattivo - creata dallo stesso Davide Cage, regista e scrittore del gioco - calza a pennello su Heavy Rain. Un videogame come non se ne sono mai visti prima, per la sua aderenza ai canoni cinematografici dove attori digitali recitano la propria parte in un riuscito thriller videoludico dal taglio adulto. Un disilluso padre di due figli, un investigatore privato, un agente dell'FBI e una giornalista: quattro personaggi dai destini incrociati sulle tracce del killer dell'origami, specializzato nel rapimento e assassinio di bambini. Dopo un brillante spaccato di vita famigliare, Heavy Rain rivela l'atmosfera grave fatta di luoghi del delitto, dubbi motel e locali dismessi, tutti sferzati dalla pioggia battente autunnale. Facendo tesoro di quanto sperimentato in Fahrenheit ma abbandonandone le contaminazioni visionarie, Heavy Rain ritrae un mondo estremamente realistico nella forma - filtri grafici, profondità di campo e illuminazione sono sublimi, meno le animazioni - e nei contenuti, capace di creare un legame immediato con il giocatore.


Il tempo speso in azioni abitudinarie come lavarsi i denti e farsi la doccia, oppure ascoltando i propri pensieri tramite il tasto dorsale sinistro genera un naturale attaccamento ai personaggi, nonostante la riluttanza nel fornire tutti i dettagli e le motivazioni necessari a comprenderne gli obiettivi. Il frequente cambio di scena e l'alternanza dei protagonisti è sempre avvolto in un alone di mistero che il giocatore deve dissolvere a sue spese. Chi è la ragazza che soffre di insonnia e di manie di persecuzione? Chi sono gli indiziati dell'FBI? Perchè l'investigatore privato si è recato in una casa semi abbandonata? Simili "perchè" balenano all'inizio di ogni scena: alcuni verranno soddisfatti prima o poi, altri mai, altri generano ulteriori domande che finiscono nel vuoto anche dopo aver risolto il caso. Nella volontà di fondere cinema e videogame, Quantic Dream perde di vista l'importanza del montaggio, dei tempi videoludici e della coerenza della vicenda - palesando spesso e volentieri fastidiosi buchi nella trama.


Quick time events e dialoghi a scelta multipla variano il corso degli eventi e, a differenza di altri titoli, la vicenda prevede branche differenti qualora uno o più personaggi dovessero morire prima del tempo. Niente game over quindi, in favore di una serie di epiloghi differenti che offrono la possibilità di differenziare la propria esperienza di gioco. Non che si tratti di reale libertà di delineare le sorti dell'avventura. L'esito di molte situazioni, infatti, è imprescindibile nonostante le scelte operate o gli errori commessi, mettendo in luce intere scene in apparenza molto pericolose, ma che in realtà non contemplano affatto il fallimento. L'ossatura della vicenda di Heavy Rain rimane saldamente sui binari, i cui scambi si attivano come di consueto in punti ben precisi. Il lato positivo consiste nel fatto che, almeno alla prima partita, tali scambi sono sapientemente nascosti dalla bontà delle scene d'azione e dei dialoghi (ottimamente doppiati in italiano), che offrono una versatilità davvero soddisfacente.


Pur lontano dalla perfezione, Heavy Rain rinnova le avventure punta e clicca creando quasi un genere a sè stante. Le interazioni con l'ambiente sono completamente governate dalla leva analogica destra, saltuariamente coadiuvate dall'uso dei sensori di movimento. L'intento di ricreare col pad il realismo dei movimenti del personaggio contribuisce ad arricchire l'esperienza complessiva, sebbene siano ravvisabili anche in quest'area alcune incoerenze - gli stessi gesti portano a volte a risultati differenti - e, soprattutto, una scarsa intelliggibilità. Le icone associate agli elementi interattivi hanno spesso effetti inattesi, oppure si riferiscono ad azioni non sempre interpretabili a prima vista. Nei casi peggiori, l'interfaccia confonde più che spiegare, complice la tendenza delle icone a nascondersi dietro gli oggetti dello scenario. Lo stesso dicasi per i pensieri del personaggio, che ruotano in maniera più o meno convulsa attorno a esso a seconda del suo stato d'animo. Diametralmente opposto alla ricerca dell'intuitività e immersione generale, il movimento del personaggio reminiscente dei primi capitoli di Resident Evil è alquanto scomodo e poco preciso, rendendo l'esplorazione degli ambienti un affare più complesso del necessario.


Heavy Rain definisce nuovi standard per le avventure interattive. Quasi un allievo di Jigsaw, il killer dell'origami tiene alta la tensione con prove sempre più pressanti, raccontate con pathos attraverso gli occhi dei protagonisti in gioco. Non propriamente un film da giocare - i buchi di trama e la carenza di spiegazioni sarebbero imperdonabili per i cineasti - ma sicuramente un'esperienza unica nel suo genere.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: vicenda intrigante e ben recitata; realizzazione tecnica sorprendente; esperienza di gioco innovativa
Replay Value: sufficiente. Sette epiloghi da scoprire
Aspetti Negativi: diversi buchi nella trama; sistema di movimento ostico; animazioni non sempre all'altezza; caricamenti lunghi; illusione di libertà
In Sintesi: l'esperienza di gioco di Heavy Rain è differente da qualunque altro titolo sul mercato, ambiziosa e meritevole dell'attenzione di tutti nonostante le imperfezioni in campo narrativo

Recensione/ Just Cause 2

Prendete un’isola tropicale, un dittatore spietato, un'ex spia passata al nemico e un carismatico eroe. Aggiungete fantasia demolitrice, grafica mozzafiato, miscelate sapientemente e avrete tra le mani Just Cause 2

Just Cause 2
Sviluppatore: Avalanche Studios
Editore: Square Enix Inc.
Distributore: Namco Bandai Partners
Genere: Avventura / Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC e PlayStation 3)
Titoli correlati: Mercenaries 2 (PC, PlayStation 3, Xbox 360) Grand Theft Auto IV (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Panau mon amour!

Dopo l'esordio promettente ma non sempre all'altezza con Just Cause, il team Avalanche ci riprova forte del tempo trascorso e dell’esperienza maturata. Rico Rodriguez, agente segreto statunitense dell’Agenzia, viene inviato sull’isola di Panau con due incarichi ben precisi: destabilizzare il regime del dittatore Baby Panay e scoprire che fine ha fatto il proprio mentore Tom Sheldon, agente pluridecorato su cui pendono accuse di tradimento. Per questa ricerca Rico si avvale dell’appoggio di tre fazioni in lotta per il potere, i Roach, gli Ular e i Reaper: l’aiuto arriva sottoforma di rinforzi, di missioni secondarie utili per incrementare i propri guadagni e di un mercato nero per gli acquisti, siano essi armi, mezzi o potenziamenti vari. In aggiunta il nostro può contare sulla quantità smisurata di casse od oggetti reperibili su tutta l’isola, in grado di migliorarne la resistenza e le armi o semplicemente di accrescerne gli averi.


Già nello svolgersi della trama Just Cause 2 mostra la sua controversa natura: un free-roaming in grado di restituire una sensazione di assoluta libertà a discapito di una storyline decisamente sottotono. L’ordine delle missioni, il quando affrontarle, soprattutto il come, resta a totale giudizio del giocatore. La varietà è discreta - si spazia dalla distruzione di postazioni governative a scorta di personaggi, salvataggio di innocenti fino agli inseguimenti di veicoli o sabotaggi - e lo svolgerle porterà all’aumento della barra del Caos, uno dei cardini del gioco utile per causare il lento declino del potere di Baby Panay e per sbloccare nuove missioni in grado di sbloccare nuovi incarichi. Maggiori saranno i danni causati al regime, maggiore sarà il Caos generato: in poche parole pura e semplice devastazione. L’interazione con il mondo a questo proposito è buona, permettendo di radere al suolo alberi, deformare il terreno o far saltare per aria veicoli, oltre ovviamente a tutto quanto concerne il regime, dalle torrette alle statue o, ancora, ai silos.


Quel che colpisce maggiormente di Just Cause 2 è la sua vastità, non solo come area geografica della della mappa. Panau è immensa al punto tale da avere mari, foreste, deserti, paludi e persino montagne innevate e affollata di insediamenti da scoprire (più di 300): la stessa esplorazione è un piacevole diversivo tra una missione e l’altra. Ad agevolare gli spostamenti vi sono oltre 100 veicoli (auto, moto, elicotteri, motoscafi e molto, molto altro ancora), con i quali affrontare per puro diletto gare a tempo e guadagnare ulteriore denaro utile alla causa.

Ritroviamo il paracadute di Rico, mai così utile e pratico - da provare l’ebbrezza di un lancio libero dopo essere volati fin sopra le nuvole - e soprattutto il rampino, poliedrico strumento e principe indiscusso tra tutte le armi del gioco. E’ proprio grazie a esso che il divertimento cresce esponenzialmente: ci si muove agevolmente per la mappa da novelli uomo ragno, è particolarmente utile per far precipitare i cecchini da postazioni rialzate e per aggrapparsi a un elicottero nemico per prenderne possesso. La possibilità di agganciare entrambi i capi a elementi differenti costituisce la novità più succulenta, capace di scatenare la propria fantasia. Attaccare un nemico a una bombola di metano e vederlo catapultato in aria per l'esplosione non ha davvero prezzo... senza parlare della possibilità di sollevare un'auto con un elicottero per poi scaraventarla sull'obiettivo, o ancora far crollare una statua tirandola con un trattore. Piccoli esempi degli infiniti modi d’uso del rampino dove la parola d’ordine è "sperimentare". A compendio, per un approccio più classico ma meno spettacolare e divertente, troviamo un vero arsenale composto da pistole, fucili a pompa, d’assalto o di precisione, granate e lanciarazzi, oltre a varie postazioni fisse. Peccato che la gestione del puntamento lasci a desiderare soprattutto nelle fasi più concitate. Inoltre, l’intelligenza artificiale degli avversari non offre lo stimolo giusto per affrontare gli scontri “armi in pugno”, rendendo preferibili le tattiche più spettacolari e rocambolesche.


La spettacolarità di Just Cause 2 trova spazio anche nella realizzazione tecnica, che assurge a vette inaspettate con risultati encomiabili. Panau è un vero paradiso terrestre fatto di colori sgargianti, scorci da lasciare letteralmente a bocca aperta e da un orizzonte visivo impressionante. L’arcipelago - magari osservato da 2000 metri a bordo di un jet dopo aver attraversato le affascinanti nubi volumetriche - è un piacere per gli occhi che non smetterà di affascinare anche dopo svariate ore di gioco. Laddove si noti una carenza di dettaglio, la quantità di effetti grafici presenti mette una pezza, come nel caso delle decine di esplosioni che si verificano contemporaneamente sullo schermo. A scandire la vita c’è un ciclo giorno-notte ottimamente realizzato unitamente a un controllo dinamico delle condizioni atmosferiche. Il motore grafico gestisce senza troppi problemi la mole di poligoni disegnati, anche se sono ravvisabili dei compromessi in termini di complessità geometriche di alcuni villaggi, fenomeni di pop-up, compenetrazione di poligoni piuttosto frequenti e una fisica lungi dall'essere perfetta. Ci sentiamo di rimproverare anche la resa grafica della popolazione, legnosa nei movimenti e poco caratterizzata, ma soprattutto la scarsa qualità delle scene d'intermezzo che denotano spesso problemi di sincronia con l'audio e un doppiaggio in italiano svogliato nonostante si fregi di doppiatori come Ubaldi. Positivi invece i modelli dei mezzi e le relative deformazioni dopo gli incidenti con tanto di ripercussioni abbozzate sul comportamento in strada. Dato l’alto tasso di mortalità durante l’avventura, non convince pienamente il sistema di checkpoint che costringe a ripetere intere sezioni di gioco: sarebbe stata preferibile una maggior attenzione se non direttamente un sistema “a slot” (peraltro presente ma atto a non perdere eventuali collectibles recuperati).


Tirando le somme Just Cause 2 è un gioco divertente, graficamente eccellente, con una quantità di cose da fare (o trovare) enorme, arricchito dall'infinita creatività distruttrice del rampino. Insomma, un gioco immenso. Ed è questo il miglior pregio e il peggior difetto. Da un lato non potrà che essere apprezzato dagli amanti del genere grazie all’assenza di tempi morti unita ad un senso di libertà estremo, dall’altro la ripetitività delle missioni e la mancanza di una trama “forte” potrebbero annoiare lungo le oltre 30 ore necessarie per completarlo.

Andrea Franz

Aspetti Positivi: rocambolesco, distruttivo e fantasioso; il rampino è l'arma definitiva; graficamente pregevole; libertà senza compromessi; mappa enorme colma di missioni, luoghi da scoprire e oggetti da recuperare
Replay Value: ottimo. Esclusivamente single player ma molto, molto longevo
Aspetti Negativi: comparto sonoro sottotono a partire dal doppiaggio; bug grafici a volte fastidiosi; intelligenza artificiale pressoché assente; ripetitività generale.
In Sintesi: puro, divertente e graficamente ottimo, Just Cause 2 è un freeroaming in grado di tenere incollati per svariate ore a patto che si ami il genere e non si tema una certa ripetitività di fondo

venerdì, aprile 09, 2010

Recensione/ Yakuza 3

Prosegue sulla next-gen la saga cult di Kazuma Kiryu, ex Yakuza perennemente perseguitato dai suoi trascorsi mafiosi nonostante tenti di cambiare strada

Yakuza 3
Sviluppatore: Amusement Vision
Editore: Sega
Distributore: Halifax
Genere: Azione/RPG
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Grand Theft Auto 4 (PlayStation 3, Xbox 360); Yakuza 2 (PlayStation 2); Shenmue 2 (Dreamcast, Xbox); Spikeout: Battle Street(Xbox)

They want me back in

Così come il Paese e la cultura che gli fanno da sfondo, il nuovo lavoro di Toshihiro Nagoshi miscela - e fa scontrare - vecchio e nuovo. Un'anima di picchiaduro a scorrimento che continua a faticare nella terza dimensione, immersa in una rilettura del concetto di libertà d'azione. Okinawa e Tokio sono tutte da vivere, popolate come non mai da persone di ogni tipo ma soprattutto invase di svaghi con cui divertirsi, dando origine a un sandbox game meno vasto di Grand Theft Auto, ma sicuramente più organico e coeso. Il mondo di Yakuza 3 è letteralmente zeppo di attività secondarie e side quest con cui trascorrere decine di ore senza curarsi della trama principale: pesca, golf, bowling, karaoke e i classici ufo catcher, solo per citarne alcuni, divengono veri e proprio "metavideogame" con cui sollazzarsi, realizzati con cura, giocabili e soprattutto divertenti. Guardiamo con un pizzico di invidia alla versione nipponica, pubblicata ormai un anno addietro e da cui sono stati troncati minigame come il mahjong, i quiz a tema storico e, su tutti, gli intrattenimenti con le hostess dei locali.


Ciò che riesce meglio a Yakuza 3 è dare l'impressione di essere davvero nei luoghi ritratti, fornendo uno spaccato di vita giapponese credibile che incrementa il coinvolgimento e l'immedesimazione nell'avventura. Aiuta non poco la possibilità di accedere a numerosi edifici, a differenza degli altri titoli del genere che relegano la libertà di esplorazione alla sola vita di strada. Eroe atipico eppure carismatico, Kazuma Kiryu è il Naoto Date delle nuove generazioni, dal cuore giusto ma costretto ai mezzi sporchi per risolvere le situazioni in cui viene invischiato. Dopo aver sacrificato la propria libertà in nome dell'amicizia, aver perso l'amata, il migliore amico e il padre adottivo nel primo episodio e dopo aver messo in pericolo la propria vita a causa di un complotto fra due famiglie mafiose, è arrivato il momento per Kazuma di ritirarsi e curare un orfanotrofio a Okinawa.


Una svolta volutamente prolungata da una serie di attività mondane che il giocatore viene chiamato a compiere per le prime ore di gioco, dove fra la preparazione di un pranzo, sessioni di gioco con i bambini e cure di animali si entra in sintonia con l'ex yakuza, approfondendone il lato psicologico. Un inizio forse lento e forzato, propedeutico però all'intera trama che si dipana nuovamente fra lotte di potere mafioso e intrighi politici con abbondanti colpi di scena. Alla stregua dei migliori gangster movies degli anni '80, Yakuza 3 ha il palato sopraffino per il dramma, forte di una sceneggiatura più che valida e una recitazione digitale impeccabile, che ha tratto ulteriori benefici dal salto generazionale della nuova piattaforma Sony, nonostante l'abuso di dialoghi solo testuali.


Sono i tratti tipici dei capolavori, che però Yakuza 3 perde di vista con soluzioni quasi retrograde per quanto riguarda la parte puramente d'azione. I combattimenti che costituiscono la spina dorsale della saga risentono ancora di una legnosità anacronistica a causa della gestione dello spazio poco intuitiva - non sono rari i colpi a vuoto - e della generale pochezza delle animazioni. Le novità rappresentate dagli oggetti (che si possono ora creare e riparare) e mosse finali con relativa barra di energia sono fonte di grande stupore destinato a diluirsi nella ripetitività dei combattimenti fatti di due soli tasti. Nella peggior tradizione degli RPG nipponici, gli incontri casuali interrompono il fluire dell'esplorazione e del cazzeggio fino alla nausea, con l'unico scopo di incrementare le statistiche del proprio personaggio. E' qui che il passato segna il massimo contrasto con l'anima progressista di Yakuza 3, il cui risultato è quindi altalenante in più occasioni.


Nei momenti migliori, però, Yakuza 3 è un affresco ben caratterizzato della quotidianità della vita giapponese e al tempo stesso un picchiaduro godibile, irriverente e goliardico - si imparano nuove mosse fotografando e bloggando le azioni dei passanti - intriso in una vicenda intrigante la cui unica barriera risiede nella sola localizzazione in inglese.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: città viva e ricca di attività secondarie; vicenda intrigante e ben narrata; ottima caratterizzazione dei personaggi; coinvolgente
Replay Value: buono. La vicenda principale costituisce un decimo di quanto Yakuza 3 mette a disposizione
Aspetti Negativi: incontri casuali fastidiosi e frequenti; sistema di combattimento immediato ma datato; tanto testo, solo in inglese
In Sintesi: nonostante il ritardo e qualche taglio, Yakuza 3 regala anche agli occidentali ore e ore di vita nipponica da godersi fino in fondo

mercoledì, aprile 07, 2010

Recensione/ BlazBlue: Calamity Trigger

Nello splendore delle due dimensioni, Arc System Works produce un nuovo picchiaduro a incontri di altissima qualità per la gioia degli appassionati

BlazBlue: Calamity Trigger
Sviluppatore: Arc System Works
Editore: Zen United
Distributore: Namco Bandai Partners Italia
Genere: Picchiaduro
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: Guilty Gear X (Dreamcast, PC, PlayStation 2); Street Fighter IV (PC, PlayStation 3, Xbox 360); The King of Fighters XII (PlayStation 3, Xbox 360); Battle Fantasia (PlayStation 3, Xbox 360)

Colpo finale

Erede spirituale di Guilty Gear, BlazBlue si presenta con uno stile familiare ma al tempo stesso con diverse novità che lo rendono oltremodo intrigante. E' colorato, vivace e brillante nello splendore della grafica 2D in alta risoluzione, condita dall'impareggiabile ricchezza di particolari degli sfondi poligolanali e dai "fuochi artificiali" ormai marchio di fabbrica dello sviluppatore nipponico. Non è difficile riscontrare similitudini con Guilty Gear - di cui Arc System Works ha perso i diritti - nella presentazione generale, nella musica e in alcuni personaggi, ma trova una sua anima nello stile di gioco meno affannato, votato sì ai tecnicismi di combo, cancel e mosse speciali, ma ben più bilanciato che in passato.


La meccanica di base sfrutta quattro tasti di attacco di cui tre rappresentano colpi di potenza crescente, solitamente utilizzati per originare le combinazioni o le mosse speciali standard con i canonici quarti di giro sulla croce direzionale. Il quarto, denominato "Attacco Superpotere", permette di sfruttare le abilità caratteristiche di ciascun personaggio, che vanno dalla possibilità di rubare energia dall'avversario, di congelarlo temporaneamente, di effettuare prese più efficaci e via discorrendo. La strategia di attacco (e di difesa) varia enormemente a seconda dei contendenti in gioco, in quanto la piena conoscenza dei relativi SuperPoteri sposta l'ago della bilancia dall'una o dall'altra parte.


12 personaggi con tale varietà di azioni e unicità di attacchi risultano quindi più efficaci di decine di lottatori simili fra loro, considerati anche i notevoli sforzi per garantire equità agli scontri. E' vero che permane una certa vulnerabilità se costretti agli angoli, magari in preda di combo semi infinite dei maestri o a pratiche di button mashing (agevolate da alcune mosse speciali mappate sullo stick destro) tipiche dei neofiti. In generale, però, l'esperienza di gioco è piacevole e dona parecchie soddisfazioni a coloro che ne sviscerano le finezze. Semplici ma efficaci accorgimenti rendono i combattimenti versatili e completi sotto tutti i punti di vista. Vengono penalizzati i codardi che giocano solo in difesa, con una barra di guardia che, una volta esaurita, lascia il giocatore in uno stato di temporanea vulnerabilità; si offrono chance di interrompere le combo con un'onda di energia, pena però una resistenza dimezzata; o ancora, si può usufruire di uno scudo aggiuntivo dalla durata limitata.


Stupisce infine la varietà e flessibilità del sistema di combattimento, che anche con sprite in 2D sfoggia transizioni perfette fra le varie mosse, finora riscontrabili solo nei picchiaduro poligonali. Il tutto raccolto in un pacchetto che offre una modalità online più che soddisfacente - che comprende la revisione frame per frame dei match registrati - e uno Story Mode che si perde spesso in troppe chiacchiere, ma che in definitiva arricchisce in maniera goliardica la vicenda alle spalle dei lottatori in gioco. Un vero trionfo, insomma, sotto pressochè tutti gli aspetti - giocabilità, arte e raffinatezza - che rende BlazBlue uno dei migliori esponenti del genere mai realizzati.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: 12 personaggi dallo stile unico; SuperPoteri specifici rendono gli scontri più tecnici; realizzazione tecnica superba; modalità online con salvataggio dei replay; combattimenti tecnici e divertenti
Replay Value: Ottimo. Online e Story mode tengono impegnati a lungo
Aspetti Negativi: vulnerabilità eccessiva negli angoli
In Sintesi: al primo tentativo, BlazBlue: Calamity Trigger balza ai vertici del genere per versatilità, giocabilità e stile

lunedì, aprile 05, 2010

Recensione/ Dynasty Warriors: Strikeforce

La saga dei Tre Regni firmata Koei trova nuovi stimoli nel multiplayer online e in una struttura che ammicca a Monster Hunter. Che sia la formula vincente dopo anni di ristagno?

Dynasty Warriors: Strikeforce
Sviluppatore: Omega Force
Editore: Tecmo Koei
Distributore: Halifax
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3 e PlayStation Portable)
Titoli correlati: Bladestorm (PlayStation 3, Xbox 360); Samurai Warriors (PlayStation 2); Dynasty Warriors 6 (PlayStation 3, Xbox 360)

Lunga dinastia

Anni di stantie reiterazioni della medesima formula hanno trasformato Dynasty Warriors in un affare da otaku. Lunghi combattimenti con la ripetitività erano più un atto di fede che non di reale appagamento, considerata anche l'evoluzione che il genere dei beat'em up ha attraversato negli anni, da Ninja Gaiden al recente Bayonetta. Fatta eccezione per la dimensione ridotta e frammentaria delle arene - forse ereditarie della versione portatile originale - il cuore di Dynasty Warriors è rimasto tale. Anche in Strikeforce si ha ragione degli avversari grazie alla pressione convulsa di un solo tasto, in virtù di un orgasmico contatore di combo su una massa sempre meno intelligente di avversari. Soffre della medesima ripetitività e incostanza dei predecessori, ma cassarlo a tavolino sarebbe un grave errore.


Contaminato dal successo di Monster Hunter, Dynasty Warriors: Strikeforce aggiunge numerosi elementi di contorno che lo elevano dalla mediocrità. La città che funge da hub per missioni principali e secondarie è un luogo utile per personalizzare fino all'estremo il proprio personaggio e il gruppo, composto da altri tre guerrieri. Vendendo e combinando oggetti accumulati sul campo di battaglia si aprono molteplici potenziamenti sottoforma dei Chi, assegnabili a ciascun arto per ottenere vantaggi di ogni genere. Vario e diversificato anche il sistema di acquisizione e miglioramento delle armi, così come lo sviluppo delle abilità dei personaggi, elementi che conferiscono al nuovo episodio un sapore spiccatamente ruolistico. Durante l'avventura si guadagnano inoltre carte bonus da utilizzare prima di entrare in battaglia, per un maggior spessore strategico.


C'è ampio spazio per guadagnare esperienza e tesori ma, soprattutto, appare per la prima volta la possibilità di coinvolgere altri tre guerrieri in multiplayer online, che possono interagire non solo nelle missioni, ma anche con i negozi della città ospite, comprando o barattando oggetti magari non disponibili nelle proprie. Strikeforce spalanca finalmente una porta congeniale al sistema di gioco frenetico che propone, capace di iniettare nuovo interesse per i tre regnanti dell'antica Cina in lotta per unificare il territorio sotto il proprio nome. In presenza di un host affidabile, l'esperienza online è fluida e appagante, grazie alla possibilità di accedere o iniziare una sessione dal proprio hub. In assenza di altri giocatori, la CPU prende il controllo degli ufficiali ausiliari, soggetti a semplici ordini di coordinamento. Purtroppo permangono inaspettati picchi di difficoltà e boss quasi inattaccabili che richiedono quasi obbligatoriamente l'intervento di giocatori umani.


Sotto il profilo puramente tecnico Strikeforce raggiunge a stento gli standard attuali, a causa di texture e animazioni lacunose e di una telecamera che ha del diabolico, senza contare i fastidiosi caricamenti fra le sezioni dello stesso livello. Niente male invece l'inclusione di avversari "bestiali", come tigri, lupi e aquile giganti e di macchine da guerra di qualunque tipo. Le novità introdotte conducono la serie verso importanti traguardi che fanno ben sperare in un serio rinnovamento della meccanica di base che, come anticipato in apertura di recensione, è ancora da svecchiare. Vi sono timidi tentativi in questo senso, rappresentati dalla nuova barra di Furia - che garantisce ulteriori attacchi speciali -, dalle armi secondarie a lungo e corto raggio e dalle combo aeree, oltre che una serie quasi sconfinata di personaggi da interpretare. Peccato che tutto rimanga ancorato a un solo tasto, la cui pressione sconsiderata sortisce ogni genere di effetto per un piacere sì immediato ma ancora poco stimolante a lungo termine.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: nuovo sistema di personalizzazione; modalità online ben integrata; numerose missioni
Replay Value: buono. Scesi a patti con la ripetitività insita nella struttura, Strikeforce offre personalizzazione e battaglie da vendere
Aspetti Negativi: estremamente ripetitivo; realizzazione tecnica deludente; picchi innaturali di difficoltà; profondità dei combattimenti risibile
In Sintesi: dal DNA sempre uguale negli anni, Dynasty Warriors: Strikeforce conquista nuovi orizzonti grazie alla personalizzazione e alla modalità online. Non proprio un nuovo inizio, ma un apprezzabile variazione sul tema

domenica, aprile 04, 2010

Recensione/ Metro 2033

Sullo sfondo di una Mosca devastata dall'apocalisse nucleare, una nuova razza di mutanti emerge mentre gli umani trovano rifugio nella metropolitana, ultimo baluardo di una civiltà incapace di mettersi al sicuro da se stessa

Metro 2033
Sviluppatore: 4A Games
Editore: THQ
Distributore: THQ
Genere: Shooter
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC)
Titoli correlati: Resident Evil 5 (PC, PlayStation 3, Xbox 360); F.E.A.R. 2: Project Origin (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Half Life 2 (PC, PlayStation 3, Xbox, Xbox 360)

Capolinea

Tratto dall'omonimo romanzo di Dmitry Glukhovsky (Multiplayer.it Edizioni, 17,99 Euro), Metro 2033 fa proprio della vicenda - e di alcune scelte morali a essa connesse - il suo principale punto di forza. La sua esperienza lineare e strettamente single player si dipana fra i dedali della metropolitana moscovita per poi affacciarsi sul panorama devastato della superficie, dove il sole ha smesso di brillare ormai da tempo. Il proliferare delle razze mutanti dei Tetri, Nosali e Demoni ha costretto l'umanità a trovare rifugio nel sottosuolo, accalcati e disorganizzati nelle ultime stazioni da difendere, dove la paranoia non lascia troppo spazio alla sicurezza. Durante la decina di ore nei panni di Artyom, si conoscerà la paura del buio e del diverso, ma anche dei propri simili, in uno shooter fortemente orientato al survival horror.


Armi e tecnologia hanno sofferto il degrado della vita in metropolitana. Bisogna fare i conti con le munizioni "sporche", meno efficaci e potenti di quelle "militari", usate ormai come moneta di scambio data la loro rarità. Ne conseguono scontri molto più lunghi, in cui sono necessari molteplici colpi prima di abbattere un avversario, mutante o umano che sia. E' il primo di diversi interessanti tocchi di classe che contribuiscono a trasformare l'esperienza di Metro 2033 in qualcosa di inaspettatamente coinvolgente. Un taccuino con bussola annessa da illuminare con la fiamma di un accendino permette di tenere sott'occhio il prossimo obiettivo, eliminando HUD invasive dallo schermo. Una torcia la cui batteria deve essere ricaricata a mano con una dinamo portatile rende la propria situazione ancora più precaria. La necessità di indossare una maschera antigas - suscettibile ai colpi e con riserve d'aria limitate - fa sì che qualunque viaggio all'aperto sia quasi più claustrofobico di un giro nelle gallerie. Quando non c'è tempo di consultare l'apposito temporizzatore, il solo respiro affannoso del protagonista (e la maschera che si appanna sempre più) indica il momento di sostituire i filtri, rafforzando l'importanza del comparto audio che trova nel minimalismo la sua massima realizzazione.


Piccoli ingredienti che enfatizzano la grande verità di Metro 2033: il coinvolgimento ai massimi livelli. Non tanto per l'interattività - limitata e prescritta in taluni casi - quanto per la possibilità di personalizzare il ritmo della propria avventura, lasciandosi rapire dall'esplorazione delle ambientazioni. Anche stretti nei vicoli delle gallerie, i livelli lasciano aperti anfratti e corridoi da sondare per munizioni aggiuntive, senza contare la libertà garantita dagli spazi aperti e dalle rovine. Tutto è comunque riconducibile a massimo un paio di strade alternative, ma l'illusione di disporre della propria vita è davvero ottimo. Frutto della vicenda onnipresente ma mai pressante, che lascia il povero Artyom spesso solo e, quindi, libero da costrizioni narrative.


Eliminati ambienti ripetitivi e situazioni riciclate in favore di una varietà di situazioni esemplare, Metro 2033 tiene alla larga i dejà-vù tipici del genere, garantendo per l'intera avventura una sensazione di freschezza atipica. Le stazioni offrono qualche spunto di gioco di ruolo, con alcune scelte morali che portano a un finale alternativo e una buona personalizzazione del proprio arsenale, sebbene l'assenza di descrizioni renda difficile comprendere l'efficacia delle armi alternative. Metro 2033 non disdegna l'azione furtiva, che contro avversari umani risulta quasi preferibile. Sparare alle luci per rimanere nell'ombra, evitare suoli scricchiolanti e disarmare rudimentali sistemi di allarme costituiscono dei buoni presupposti per agire indisturbati. Purtroppo la precarietà di azioni che permettono di disfarsi degli avversari silenziosamente e l'impossibilità di far calmare le acque rendono questo approccio un po' arbitrario.



Sotto esame analitico, Metro 2033 è criticabile per carenze nella rigiocabilità (nessuna opzione multiplayer), per l'intelligenza artificiale sicuramente migliorabile e per qualche limite tecnico che inficia sulla fluidità a costo di mantenere una resa visiva d'impatto. Buono il sistema di illuminazione complessivo, ma meno convincenti le ombre proiettate dalla propria lampada o, ancora, l'assenza di gambe del proprio personaggio che, nei casi peggiori, permette di vedere il seggiolino sui ci si trova guardando in basso. L'esperienza di Metro 2033 va però oltre queste seppur evidenti costrizioni: riesce infatti a raccontare una storia con un coinvolgimento e una varietà che solo i grandi titoli riescono a offrire.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: ottima atmosfera; ambientazioni ampie; varietà di gioco, fra suspance e azione; tocchi di classe come la maschera antigas; ritmo dettato dal giocatore
Replay Value: sufficiente. Due finali e alcune scelte morali giustificano più partite, ma niente di più
Aspetti Negativi: intelligenza artificiale migliorabile; approccio furtivo non sempre soddisfacente; qualche limitazione tecnica; munizioni non semplici da capire
In Sintesi: al di là di qualche evidente limite, Metro 2033 coinvolge e appassiona grazie a una trama e a uno stile di gioco ottimamente caratterizzati