mercoledì, settembre 29, 2010

Recensione/ Halo: Reach

Bungie dà il suo addio alla serie che più di tutte ha contribuito al successo di Xbox con un ritorno alle origini che mira a divenire il nuovo punto di riferimento per tutti gli appassionati. Riusciranno gli Spartan ad avere successo anche senza Master Chief?

Halo: Reach
Sviluppatore: Bungie Software
Editore: Microsoft Game Studios
Distributore: Microsoft
Genere: Sparatutto
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Halo: Combat Evolved (Mac, PC, Xbox); Killzone 2 (PlayStation 3); Borderlands (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Half Life 2 (PC, PlayStation 3, Xbox 360, Xbox)

Miseria e Nobiltà

Il fatto che a distanza di otto anni un nuovo capitolo di Halo riesca a rimanere il saldo punto di riferimento per tutti gli sparatutto in prima persona è di per sè un'impresa incredibile. Un successo che ha senza dubbio origine dalla straordinaria formula introdotta con il primo episodio, giustamente sottotitolato Combat Evolved in virtù di una meccanica di gioco libera, impegnativa e condita dall'uso di veicoli di vario genere. Ebbene, Halo: Reach non è un nuovo "Combat Evolved" - d'altronde è "solo" un nuovo Halo, coerente con l'universo creato attraverso videogame e libri e quindi estremanente familiare - ma costituisce l'apice della saga, migliorando, raffinando, espandendo quanto visto in passato. Tutto concorre nel creare un'esperienza che incarna il meglio di quanto Halo abbia mai offerto, summa dell'esperienza accumulata negli anni da Bungie.

Come fosse un grande omaggio alla schiera di appassionati, Halo: Reach talvolta torna alle origini riscoprendo alcuni elementi del capostipite, siano essi la pistola o alcune sezioni reminiscenti dei vecchi tempi, ma anche e soprattutto una campagna focalizzata sui personaggi. In assenza di Master Chief, il testimone passa nelle mani del Team Noble, impegnato sul pianeta Reach nel contrastare l'invasione Covenant negli eventi antecedenti il primo Halo. Attraverso dieci missioni che vedono il ritorno di alcune vecchie conoscenze come la dottoressa Halsey e il capitano Keyes, la modalità in singolo spazia fra scenari differenti con disinvoltura, ponendo sempre l'accento sulla libertà d'azione offerta dalle ampie mappe. Che si tratti di una base militare, di un deserto, o ancora della meravigliosa città di New Alexandria - esplorabile anche nei più piccoli anfratti in un tour altamente suggestivo - è raro vedere forzature nell'approccio alla situazione, che il giocatore può affrontare a testa bassa, usando i vari veicoli, oppure tenendo i nemici a distanza.

E' il marchio di fabbrica di Halo, che in questo nuovo episodio si arricchisce di nuove missioni in volo. Come un moderno Wing Commander, Noble Six viene spedito nello spazio alla guida di un Sabre, corredato da missili a ricerca, mitragliatrici e manovre evasive che, insieme ai controlli da manuale e una discreta frenesia rendono questa sezione davvero interessante. Ancora più suggestivo è invece sorvolare una tempestosa New Alexandria a bordo di un elicottero militare, abbattendo manciate di Banshee mentre si raggiungono le varie piattaforme indicate sulla mappa. In mancanza di veicoli, l'azione è ulteriormente infarcita da tocchi di classe come la sezione in assenza di gravità, che influisce significativamente sui propri movimenti. Sono state introdotte infine sei abilità speciali attivabili tramite il tasto dorsale sinistro, fra cui spiccano il jetpack e l'ologramma, per inviare un'immagine fasulla dello Spartan verso il punto indicato dal mirino creando diversivi.

Non proprio rivoluzioni al gameplay, quindi, bensì migliorie e diversificazione che contribuiscono a trasformare la seppur breve campagna di Halo: Reach in qualcosa di memorabile, tant'è la varietà e l'impatto che riesce a conferire all'esperienza complessiva, soprattutto in quattro giocatori. Giova al coinvolgimento anche il motore grafico completamente rivisitato - capace di disegnare orizzonti vastissimi, ricchi di effetti luce e di trasparenza - e i netti miglioramenti nel motion capture e nella realizzazione dei volti dei personaggi, ben più credibili e naturali che in passato. Si sviluppa così un maggiore attaccamento ai nuovi eroi, coinvolti nella vicenda ben orchestrata e dalla regia ottimale a cui manca solo un po' di fluidità nella narrazione, a causa dei salti di scenario fra una missione e l'altra. Gli appassionati dei romanzi noteranno inoltre qualche incongruenza con la linea temporale di alcuni eventi narrati in Halo: la Caduta di Reach e l'assenza totale di richiami agli altri personaggi della saga presenti su Reach, fra cui alcuni ODST e lo stesso Master Chief. Ottima come di consueto l'intelligenza artificiale degli avversari - anche se alla difficoltà Leggendaria tende alla preveggenza - ma meno convincente quella dei compagni, talvolta del tutto inutili nonostante li si possa reclutare per combattere fianco a fianco.

La campagna è però solo la punta dell'iceberg. Halo: Reach sfoggia un universo multiplayer che primeggia in quanto a varietà e personalizzazione. E' possible modificare colori, stemma e aspetto del proprio Spartan acquistando le parti aggiuntive con i crediti guadagnati in partita, modifiche che saranno poi rispecchiate in tutte le modalità di gioco, campagna compresa. La nuova versione di Sparatoria è finalmente accessibile in matchmaking e si fregia di mappe decisamente più vaste e interessanti, in cui le orde sempre più aggressive di Covenant risultano meno prevedibili che in ODST. Ben architettate e uniche nel loro genere - nonostante alcune siano riesumate dai precedenti capitoli e altre un po' troppo canalizzate seppur vaste - le 13 mappe multiplayer divengono scenario di nuove modalità competitive come Invasione, che vede per la prima volta un team di Spartan contro un team di Elite in scontri multi-evento. Il classico Deathmatch è stato affiancato dall'Arena, appositamente pensata per i giocatori più assidui che vengono assegnati a divisioni sempre più ristrette a seconda dei risultati in battaglia, a patto che si giochino almeno tre sessioni al giorno per dieci giorni. A differenza di titoli come Call of Duty, i gradi guadagnati (nè le modifiche all'armatura) non danno accesso a potenziamenti: il gameplay bilanciato offre quindi le medesime opportunità anche a chi si collega per la prima volta.

Gli obiettivi del giorno e della settimana tengono vivo l'interesse degli avidi di crediti e di encomi, mentre il vero fulcro dell'esperienza creativa di Halo: Reach consiste nella rinnovata Fucina. Con il più vasto territorio messo a disposizione per una mappa multiplayer, il giocatore può sbizzarrirsi nel costruire il proprio terreno di guerra inserendo una serie sterminata di oggetti e di veicoli, vincolato unicamente dal budget imposto. Più semplice da utilizzare e più versatile, la Fucina permette di creare strutture complesse utilizzando pressochè tutti gli asset del gioco e di modificare a piacimento le opzioni in termini di modalità, obiettivi e condizioni, fino ad arrivare a qualcosa di completamente fuori dagli schemi, come per esempio una gara a checkpoint. Grazie alla perfetta integrazione con la community sul sito Bungie e alle opzioni di personalizzazione di qualunque modalità di gioco con gli ormai famosi "teschi", l'esperienza multiplayer di Halo: Reach è destinata a durare negli anni.

La dipartita di Bungie dall'universo di Halo è quanto di meglio ci si poteva attendere e c'è davvero poco da rimproverargli. La straordinaria resa grafica è purtroppo afflitta da qualche calo di fluidità soprattutto nelle scene d'intermezzo, che soffrono anche di un effetto scia dovuto alla soluzione di motion blur adottata. Lascia perplessi il sistema di checkpoint - che a volte sembra casuale - e la gestione delle abilità nella campagna in co-op, che in caso di respawn a volte cambiano senza ragione. L'assenza di server dedicati per i match online, infine, penalizza le partite ospitate da giocatori con connessioni lente e l'esclusione delle mappe della Fucina dal matchmaking rende difficile sfruttare le creazioni altrui. Difetti che scostano di poco Halo: Reach dalla perfezione ma che non gli impediscono comunque di troneggiare sul panorama degli sparatutto in prima persona su qualunque piattaforma per qualità e completezza.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: coinvolgente; esperienza di gioco memorabile; mappe vaste con grande libertà d'azione; multiplayer immenso; realizzazione tecnica ottima; intelligenza artificiale degli avversari riuscita
Replay Value: ottimo. Campagna in co-op, modalità Firefight e numerose modalità multiplayer, tutte personalizzabili dalla A alla Z
Aspetti Negativi: effetto "scia" nelle scene d'intermezzo; checkpoint a volte casuali; mancanza di server dedicati per i match online; intelligenza artificiale dei compagni poco affidabile; alcune mappe multiplayer ripescate dal passato
In Sintesi: senza mezzi termini, Halo: Reach è il miglior Halo di sempre

mercoledì, settembre 22, 2010

Recensione/ Spider-Man: Dimensions

Spider-Man si fa in quattro per fermare Mysterio e le sue brame di potere. Balzando avanti e indietro nel tempo, Beenox si congeda dalla struttura aperta del passato mirando invece alla varietà del gameplay. Riuscirà l'Uomo Ragno a tornare a testa alta da quest'ultima fatica?

Spider-Man: Dimensions
Sviluppatore: Beenox
Editore: Activision Blizzard
Distributore: Activision Blizzard
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC, PlayStation 3, Wii, Nintendo DS)
Titoli correlati: Spider-Man 2 (PlayStation 2); Batman: Arkham Asylum (PC, PlayStation 3, Xbox 360); X-Men le Origini: Wolverine (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Marvel: la Grande Alleanza 2 (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Bionic commando (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

I Fantastici Quattro

Non uno, ma ben quattro Spider-Man sono chiamati a rapporto in questa nuova avventura che lo vede nelle sue varianti - classica, Ultimate, 2099 e Noir - alle prese con una tavola magica i cui pezzi sono sparsi attraverso quattro dimensioni temporali. Un espediente efficace per allestire set scenografici altamente differenziati fra loro e diversificare la meccanica di gioco. Ciascun personaggio contraddistingue infatti un gameplay particolare: a Spider-Man Noir è riservato il trattamento migliore, con livelli improntati sull'azione furtiva che prendono spunti qua e là dal celeberrimo Batman: Arkham Asylum. Muovendosi nell'ombra e sfruttando i sensi di ragno assegnati alla croce direzionale, è possible prendere di sorpresa i non troppo intelligenti avversari, evitando lo scontro diretto che vedrebbe l'eroe in calzamaglia decisamente in difficoltà.


Non proprio innovativo ma intrigante grazie allo stile grafico ispirato a Sin City, l'approccio furtivo costituisce una gradita pausa dalle sessioni prettamente action delle altre tre dimensioni. Impersonando lo Spider-Man classico ci si fa strada ondeggiando sulla ragnatela e distribuendo cazzotti in abbondanza con un sistema di combo sorprendentemente personalizzabile. Sebbene la pressione casuale sui tasti porti sempre a un risultato superiore alla media, sono apprezzabili le finezze introdotte da Beenox che permettono, per esempio, combo aeree, prese e mosse speciali. Con un gusto particolare per l'impatto scenografico, il grilletto sinistro funziona come schivata automatica per gli attacchi standard, una soluzione che contribuisce a rendere i combattimenti ancora più dinamici e fluidi.


Costruiti su queste solide basi, i livelli dedicati a Spider-Man 2099 e ad Ultimate introducono alcune varianti al sistema di combattimento: velocità, azione al rallentatore e inseguimenti in caduta libera per il primo, mentre al secondo è riservata una potenza distruttiva maggiore dovuta alla tuta simbiotica e alla barra di "rabbia". Soluzioni sicuramente meno dirompenti rispetto alla svolta offerta da Spider-Man Noir, soprattutto quando al comando di Ultimate ci si trova in balia della confusione. Un sistema di sfide - ben 180 - e di potenziamenti rende vivo l'interesse del giocatore, che viene costantemente spronato a sperimentare nuove tecniche e a cercare i simboli ragno nascosti. Durante i frequenti incontri con i boss del livello, Spider-Man Dimensions non manca di stupire introducendo sezioni a là Punch Out con visuale in prima persona in cui dispensare colpi sfruttando gli stick analogici.


Ciascun eroe ha a disposizione un tris di livelli unici - si va dalla New York degli anni '20 alla giungla, passando da uno spettacolo televisivo di Deadpool - per un'avventura che si protrae oltre la canonica decina di ore. A fronte degli sforzi per svincolare il gameplay dall'intrinseca ripetitività dei beat'em up, questa emerge in maniera lampante dal design dei livelli. Le ambientazioni non mancano di inventiva e originalità, ma la struttura è sempre uguale e palesa la tendenza a reiterare scene giocate pochi minuti prima solo per diluire l'azione. Combattere addirittura per tre o più volte contro il boss del livello sarebbe una soluzione innovativa per un paio di occasioni, ma ripetuta allo stesso modo su tutti gli stage non fa altro che appiattire l'esperienza di gioco. E il fatto che ciascuno di essi necessiti di una tecnica particolare per essere sconfitto diviene solo una magra consolazione.


Dopo anni di appaganti volteggi appesi alla ragnatela, stupisce come Beenox non sia riuscito a replicarne i fondamentali. L'uso della ragnatela è ora scomodo, impreciso e irritante, a causa della doppia funzione del grilletto destro. Premuto a lungo permette di lanciare le ragnatele per l'ondeggiamento libero, mentre premuto brevemente lancia un lazo alla base di appoggio più vicina. La differenza fra "lungo" e "breve" è così labile che spesso fraintende le intenzioni del giocatore, rendendo l'attraversamento di un dirupo un affare decisamente complesso da padroneggiare. Non aiuta la telecamera, che in alcuni frangenti di oscillazione lascia davvero parecchio a desiderare.


Con un universo così vasto a disposizione, è un peccato che la storia serva solo per spedire l'Uomo Ragno in ambientazioni eclettiche con il maggior numero di arcinemici possibile. Il doppiaggio inglese vanta il cast storico della saga, una chicca per i puristi ma una barriera d'ingresso per gli appassionati in tenera età, che dovranno accontentarsi dei sottotitoli in italiano. Spider-Man: Dimensions rimane in ogni caso un titolo divertente e accattivante, forse il primo a catturare alla perfezione l'ilarità dell'eroe in calzamaglia con dialoghi sublimi che avvicendano battute e commenti ironici fra i protagonisti. Purtroppo la ripetitività della struttura di gioco gli impedisce di diventare un classico, ma per gli appassionati il lavoro di Beenox è comunque una sorpresa caldamente consigliata.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: quattro varianti nella meccanica di gioco; cattura lo spirito goliardico dell'Uomo Ragno; realizzazione tecnica di pregio; molteplici ambientazioni e boss finali
Replay Value: discreto. 180 sfide da completare per potenziare al massimo i personaggi
Aspetti Negativi: struttura dei 13 livelli ripetitiva; solo sottotitoli in italiano; telecamera problematica; sistema di oscillazione meno appagante e preciso che in passato
In Sintesi: catturando appieno lo spirito dell'eroe in calzamaglia, Spider-Man: Dimensions è un titolo piacevole e ottimamente realizzato che sorprenderà tutti gli appassionati nonostante alcuni passi falsi

venerdì, settembre 17, 2010

Weekly Video/ Lo Spot TV di Enslaved

Ecco lo spot TV in anteprima di Enslaved: Odyssey to the West, il nuovo titolo sviluppato da Ninja Theory e pubblicato da Namco Bandai Games. Ambientato in un'America post-apocalittica, Enslaved è un titolo d'azione in cui la relazione fra i due inconsueti protagonisti assume un ruolo centrale, proprio come accadeva in ICO o nel più recente Prince of Persia. La collaborazione fra i due aprirà le porte per un sistema di combattimento variegato e personalizzabile che lascia ben sperare.



Enslaved: Odyssey to the West è previsto per i primi di Ottobre su PlayStation 3 e Xbox 360.

Recensione/ Kane & Lynch 2: Dog Days

Sparatorie, inseguimenti e un'alta dose di violenza si susseguono nell'ultimo titolo di IO Interactive, in uno sparatutto in terza persona crudo quanto la macchina da presa effettua le riprese. Riusciranno Kane e Lynch a uscire dall'oblio, questa volta?

Kane & Lynch 2: Dog Days
Sviluppatore: IO Interactive
Editore: Eidos Interactive / Square Enix Ltd.
Distributore: Halifax
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC, PlayStation 3)
Titoli correlati: Gears of War 2 (Xbox 360); Eat Lead: the Return of Matt Hazard (PlayStation 3, Xbox 360); Lost Planet 2 (PlayStation 3, Xbox 360); Dead to Rights: Retribution (PlayStation 3, Xbox 360)

Giornata nera

Quel che doveva essere una semplice "visita" di routine si trasforma in una corsa a perdifiato per la sopravvivenza, dove sparatorie all'ultimo sangue si susseguono a un ritmo frenetico. Per lo psicopatico Lynch - in questo episodio protagonista indiscusso - e il suo compagno Kane, Shanghai è un luogo tutt'altro che rassicurante: mafia locale e polizia li vogliono morti dopo che hanno pestato i piedi al politico sbagliato. Come se non bastasse, gli stessi componenti della banda gli si rivoltano contro, lasciandogli come uniche opzioni quelle di morire o di farsi strada a suon di proiettili.


Stupisce la frenesia dell'azione: poco tempo è lasciato per pensare - i livelli procedono per lo più linearmente, seppur ricchi di scenari ad ampio respiro - in quello che si rivela essere uno sparatutto in terza persona al cardiopalma. Con una meccanica di coperture finalmente all'altezza (ma migliorabile), scenari distruggibili, una discreta selezione di armi e un'intelligenza artificiale degna di nota, il lavoro di IO Interactive trasporta il giocatore fra una scena d'azione e l'altra senza perdersi in chiacchiere. La vicenda in sè non lascia molti spiragli per gli approfondimenti, eppure la scelta di condire le situazioni di gioco con moltissimi dialoghi fra i due malviventi conferisce continuità agli 11 capitoli e migliora il coinvolgimento generale.


Fra i tanti clichè scenografici a cui ciascun sparatutto che si rispetti ci ha abituato - magazzini, treni merci, vicoli malfamati e via discorrendo - Kane & Lynch 2 abbozza idee originali quali inseguimenti e persino un'attacco da un elicottero, dove con la mitragliatrice si mandano in frantumi centinaia di vetrate di un grattacielo in un duello in volo. Potrà non essere originale nel concetto, ma è innegabile che Dog days abbia stile. La resa cinematografica è accentuata dalle riprese tramite la telecamera a spalla, con tanto di sobbalzi (disattivabili per i deboli di stomaco) e difetti video tipici delle riprese amatoriali, che insieme all'eccellente riproduzione di Shanghai rende l'azione ancor più realistica. La scelta di abbandonare qualunque colonna sonora in favore degli ottimi effetti ambientali costituisce un ulteriore passo avanti verso quel genere di cinematografia iper-realistica che di tanto in tanto sorprende il pubblico.


Servono una manciata di ore per assistere al destino del violento duo metropolitano: breve, troppo per chi giudica la bontà dalla quantità, ma è da applaudire la voglia di andare dritti al sodo senza riciclare nè annoiare. Perchè Kane & Lynch 2 è come avere una scarica di adrenalina nel sangue, breve ed eccitante, soprattutto in modalità co-op a due giocatori. Duole solo assistere a un finale tagliato con la mannaia, come se la produzione avesse interrotto i viveri al team di sviluppo.


La modalità Friendly Alliance costituisce un buon motivo per reinserire il disco nella console. Diversamente dal solito deathmatch (che qui si chiama Cops & Robbers), bisogna evadere col malloppo insieme alla propria squadra, oppure tradire gli amici e svignarsela da solo. Questa modalità è giocabile anche offline in una sorta di "Orda" di difficoltà crescente. Interessante ma non molto raffinata, la componente online costituisce un diversivo a breve termine a causa della ripetitività, a cui le rimanenti due opzioni multiplayer - la già menzionata Cops & Robbers e Undercover Cop - hanno ben poco da aggiungere.

Il noleggio o attendere un ribasso dei prezzi sono le due scelte consigliate per Kane & Lynch 2: Dog Days, poichè nonostante i difetti conquista un posto nelle piacevoli soprese dell'anno, un titolo che riesce a rimanere in testa a lungo anche dopo averlo concluso.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: coinvolgente; adrenalinico; azione dritta al sodo; realizzazione tecnica brillante
Replay Value: discreto. Le modalità Arcade e Friendly Alliance rinnovano l'entusiasmo, ma non per molto
Aspetti Negativi: finale deludente; storia poco approfondita; modalità online un po' ripetitive
In Sintesi: Kane & Lynch 2: Dog Days offre un'azione memorabile che merita di essere vissuta, seppur non riesca a stare al passo con i capisaldi del genere

venerdì, settembre 10, 2010

Letture per l'Autunno/ Zombie, Metropolitane e Commodore

L'autunno si appresta a fare capolino, le temperature scendono e le vacanze sono per molti un paradiso ormai lontano. Prima che l'industria videoludica spari le ultime cartucce dell'anno in preparazione del Natale, ecco qui di seguito delle buone letture a tema. Niente obiettivi nè trofei, ma almeno non ci sarà da lamentarsi dell'intelligenza artificiale o della telecamera. Soprattutto, non verremo rimproverati di stare troppo tempo davanti al televisore.


Titolo: Metro 2033
Autore: Dmitry Glukhovsky
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: narrativa
Argomento: fantascienza/azione
Pagine: 779

Ambientato in una Mosca postatomica in cui l'umanità è relegata nei tunnel e nelle stazioni della metropolitana, il romanzo di Dmitry Glukhovsky è al tempo stesso un'intrigante lotta per la sopravvivenza e un viaggio alla scoperta delle profonde sfaccettature dell'umanità. Se l'omonimo videogame si focalizza solo sulla prima parte - con preponderanti sezioni d'azione che sono più licenze poetiche che non reali estratti -, la lettura di Metro 2033 dà il meglio quando si abbandona alle descrizioni delle situazioni al limite della pazzia in cui i personaggi si trovano coinvolti.

Fanatismo religioso, politico e militare sono tre degli argomenti ricorrenti, che fungono quasi da rifugio per la popolazione che fatica a vedere un futuro dinanzi a sè. Eppure, nonostante i pericoli derivanti dai Tetri e dai mutanti che occupano la brulla superficie terrestre, quel che resta della popolazione di Mosca ha trovato il modo per riorganizzarsi - ogni stazione è un microcosmo di pensieri e attività - a dimostrazione che l'istinto di sopravvivenza alla fine ha la meglio. Attraverso gli occhi del protagonista diveniamo testimoni itineranti di un futuro colmo di dubbi: ma quando tutto diviene più chiaro siamo arrivati all'ultima pagina e non ci resta che attendere il seguito.

Metro 2033 è un libro consigliato a tutti gli appassionati e non solo a chi ha apprezzato il videogame - che a conti fatti condivide solo l'idea e la trama di base. Le uniche difficoltà nell'affrontare il viaggio sono riscontrabili nei nomi delle stazioni russe, che a volte disorientano nonostante la pratica mappa in seconda di copertina. Metro 2033 è disponibile anche online, consultabile gratuitamente sul sito ufficiale.



Titolo: Resident Evil: The Umbrella Conspiracy
Autore: S. D. Perry
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: narrativa
Argomento: fantascienza/azione
Pagine: 262

Tratto dal videogame che ha ridefinito il genere horror, Resident Evil: the Umbrella Conspiracy ripercorre con estrema fedeltà la trama e le situazioni del primo capitolo della saga, seguendo il team STARS avventurarsi nella magione ricca di intrighi nella foresta di Racoon City. La tensione è gestita piuttosto bene tramite frequenti cambi di punti di vista, che permettono al lettore di avere una visione d'insieme dell'azione. Non mancano i colpi di scena e i momenti di suspance: The Umbrella Conspiracy è un libro da leggere tutto d'un fiato, ben strutturato e scorrevole.

Insieme a Jill Valentine, Chris Redfield e agli altri membri della squadra il lettore viene progressivamente immerso in una vicenda dai toni horror, ma che non disdegna il filone del thriller, soprattutto nella seconda parte. Non tutti gli interrogativi scaturiti dal misterioso Trent (personaggio inedito nel videogame) vengono esauriti con la lettura di Umbrella Conspiracy, lasciando il compito di approfondire gli sviluppi agli altri sei libri della saga di prossima pubblicazione.

Il materiale sorgente è sicuramente di alto livello, ma all'autrice va solo il merito aver trasformato in prosa le situazioni già vissute col pad in mano. Consigliabile a chi non si è mai avvicinato alla serie videoluda - che si eviterà quindi un sistema di controllo astruso e i lunghi caricamenti per aprire le porte - The Umbrella Chronicles aggiunge davvero ben poco per gli appassionati della serie. I profili psicologici dei personaggi sono appena tracciati (anzi, quello di Wesker è stato stravolto) e non vi sono elementi nuovi o supplementari nella vicenda che giustifichino la lettura. La traduzione di Andrea Rubbini è piuttosto scorrevole, ma è afflitta da una serie di errori di battitura che denotano un'edizione forse un po' troppo frettolosa.


Titolo: On the Edge: the Spectacular Rise and Fall of Commodore
Autore: Brian Bagnall
Editore: Variant Press
Genere: Business economy
Argomento: Mercato
Pagine: 561

Dagli anni '70 agli anni '90, Commodore ha avuto un ruolo determinante per la diffusione dei computer nelle case di tutto il mondo. On the Edge è la cronistoria dettagliata con parecchi retroscena e testimonianze di come l'azienda fondata da Jack Tramiel sia passata dal produrre calcolatrici a essere una società multimilionaria - si stimano 22 milioni di Commodore 64 venduti -, per poi fallire miseramente sotto il peso di scelte di gestione palesemente discutibili.

Dalle interviste a Chuck Peddle - creatore del PET e della visione del computer per le masse - agli aneddoti relativi alle sfuriate di Jack Tramiel - i cosiddetti Jack Attack - On the Edge è una lettura indispensabile per chi ha vissuto anni in compagnia di Commodore VIC 20, C64 e Amiga. Il taglio un po' troppo ingegneristico della prima parte - in cui viene descritta la nascita del chip a basso costo 6502 e del PET - potrebbe alienare chi non mastica silicio a colazione, ma con un po' di costanza e un buon dizionario si avrà il piacere di espandere la propria cultura in merito ai microcomputer di qualche decennio addietro, sbugiardando inoltre i vari revisionisti che vorrebbero IBM e soprattutto Apple alla base della diffusione degli home computer.

Purtroppo On the Edge è disponibile solo in lingua inglese - fatta eccezione per i termini tecnici la lettura è piuttosto semplice - e bisognerà affidarsi ai negozi forniti di letteratura straniera (ibs o Amazon, per esempio) per assicurarsene una copia. La seconda edizione del libro, denominata "Commodore: A Company on the Edge", presenta ulteriori aggiornamenti con interviste al guru del marketing Kit Spencer, al chip designer Bill Mensch e al co-fondatore di Commodore, Manfred Kapp.