martedì, novembre 30, 2010

Recensione/ Splatterhouse

Uno scienziato pazzo, una ragazza in pericolo e una Maschera del Terrore: ingredienti perfetti per uno dei videogame horror più sanguinolenti dell'anno dove agire è decisamente più importante di pensare.

Splatterhouse
Sviluppatore: Namco Bandai Games America
Editore: Namco Bandai Games
Distributore: Namco Bandai Partners Italia
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: Dante's Inferno (PlayStation 3, Xbox 360); God of War III (PlayStation 3); Splatterhouse (Arcade, PC-Engine)

Grindhouse

Correva l'anno 1988, quando un videogame fece infervorare gli animi con l'estrema violenza ritratta sugli schermo dei cabinati da sala giochi e successivamente su PC-Engine. Dopo oltre 20 anni, Splatterhouse torna a spargere sangue sulle console casalinghe mantenendo inalterato l'ingrediente principale: la violenza estrema. Il sangue diventa il vero protagonista, dà forza al giocatore - che può recuperare le energie assorbendo quello dei mostri - e funziona come esperienza per sbloccare nuove mosse. Anche la rappresentazione grafica è riuscita decisamente bene, con schizzi che imbrattano le pareti, fiumi che inondano lo schermo e nemici che si smembrano in geyser di pixel rossi.


La magione del dottor West diviene presto una vera e propria casa degli orrori per Rick Taylor, che per salvare la sua bella indossa la Maschera del Terrore - un manufatto dalla volontà propria e dall'ironia pungente - trasformandosi in un energumeno assetato di sangue. Sfruttando le canoniche combo a due tasti può uccidere i nemici con pugni e calci, ma anche usarne le parti del corpo come armi, oppure raccogliere oggetti predefiniti come mannaie, mazze chiodate e motoseghe. L'interazione con l'ambiente purtroppo è tutta qui e manca la possibilità di sfruttare l'arredamento come arma, fatta eccezione per qualche spuntone su cui conficcare i demoni avversari. Semplice e immediato, il sistema di combattimento si fa apprezzare per la modalità Furia e per i consueti quick time event, ma dall'altro lato mostra evidenti limiti nella personalizzazione e quindi nella varietà. Le nuove combo ottenute dalla schermata di potenziamento non cambiano la sostanza di un gioco in cui premere i tasti a caso (o, per assurdo, sempre la X) sortisce i risultati migliori.


Eppure giocare a Splatterhouse in fin dei conti è piacevole, quasi uno scacciapensieri, grazie alla vicenda volutamente ispirata ai B-movie in cui la vera star è la Maschera del Terrore, che accompagna pressochè ogni azione con commenti ironici e pungenti, seppur tendano a ripetersi col tempo. La struttura di gioco procede molto linearmente per la decina di ore che portano ai titoli di coda, in cui la meccanica di gioco si focalizza prevalentemente sul ripulire intere stanze dai vari mostri. Di tanto in tanto si passa al puro 2D per omaggiare il passato, ma la precisione millimetrica richiesta nei salti a volte porta alla frustrazione. Molto più interessanti invece sono i boss di fine livello, raccapriccianti e possenti nel design, da abbattere con un pizzico di strategia in più.


A suo merito va sicuramente una realizzazione tecnica di pregio, magari non fluidissima, ma che unisce al meglio uno stile quasi fumettoso con ambientazioni molto colorate, a cui si aggiunge un doppiaggio inglese azzeccato e musiche metal ad alto tasso adrenalinico. Oltre alla modalità storia trovano spazio ben 20 sfide per i più tenaci, mentre gli appassionati di vecchia data avranno a disposizione i tre capitoli originali della serie con cui riesumare le memorie. Splatterhouse si colloca fra quei videogame che divertono a brevi dosi senza però riuscire a emergere per qualche caratteristica brillante. L'azione immediata e i rimandi al passato non mancheranno di interessare, ma d'altro canto la ripetitività e la scarsa profondità di gioco si fa sentire molto presto. A meno che non si sia in vena menare le mani senza pensarci troppo e in questo dobbiamo ammettere che Splatterhouse dà delle soddisfazioni.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: grottesco e sanguinolento con ironia; sistema di controllo immediato; include i tre capitoli originali; realizzazione tecnica stilosa; boss di fine livello interessanti
Replay Value: discreto. Qualche collezionabile, 20 sfide e i tre capitoli originali al completo
Aspetti Negativi: ripetitivo dopo poco; sezioni platform imprecise; scarsa varietà nelle combo; crescita del personaggio con poco effetto sul gameplay; caricamenti lunghi; interazione con gli ambienti deludente
In Sintesi: Splatterhouse basa tutta la sua esperienza sulla rappresentazione grottesca della violenza, con letteralmente litri di sangue gettati sullo schermo. Rievoca adeguatamente il passato, purtroppo anche nel gameplay.

martedì, novembre 23, 2010

Recensione/ Star Wars: Il Potere della Forza II

Dopo due anni si torna nei panni dell'allievo di Darth Vader in un nuovo titolo d'azione fatto di spade laser e di poteri Jedi. Le premesse ci sono tutte, ma riuscirà Starkiller a dimostrare il proprio valore?

Star Wars: Il Potere della Forza II
Sviluppatore: LucasArts
Editore: Activision Blizzard
Distributore: Activision
Genere: Azione
Piattaforma: PlayStation 3 (disponibile per PC, Xbox 360, Wii)
Titoli correlati: Star Wars: Knights of the Old Republic II (PC, Xbox); Lego Star Wars: La Trilogia Completa (PC, PlayStation 2, PlayStation 3, Xbox, Xbox 360, Wii); Star Wars The Clone Wars: gli Eroi della Repubblica (PC, PlayStation 2, PlayStation 3, Xbox 360, Wii)

Star Wars: Resurrection

Sequel diretto de Il Potere della Forza, il nuovo titolo LucasArts rimette il giocatore nelle vesti di Starkiller - o, per meglio dire, in quelle del suo clone vista la prematura morte del protagonista nell'episodio precedente. Alla ricerca dell'amata Juno, il potente apprendista di Darth Vader si imbatte in una successione di combattimenti spettacolari armato di due spade laser e dei poteri Jedi, questa volta tutti disponibili fin dal principio. Una potenza esaltante alle prime battute - le combo fra spade e poteri mentali sono più che soddisfacenti - ma che tende a rendere l'eroe un po' troppo forte per le tristi milizie nemiche. Abbandonata pressochè ogni crescita del personaggio, è possibile potenziare solo alcuni poteri, una pratica non sempre necessaria per migliorare i progressi nel gioco.


Se da un lato il sistema di combattimento è chiaramente uno dei punti di forza del titolo LucasArts, tutto il resto si perde in un susseguirsi di situazioni che risultano ripetitive anche per la manciata di ore di gioco che precedono i titoli di coda. Il design dei livelli è piuttosto blando e non offre particolari spunti per variare la formula, fatta eccezione per ovvie sezioni platform e puzzle di basso livello. I nuovi poteri che permettono di interagire con alcuni oggetti promettono faville - come la possibilità di spostare intere navi spaziali - per poi spegnersi nella banalità di situazioni sempre uguali.


Il maggior difetto di Star Wars: Il Potere della Forza II è di non trovare la giusta ispirazione pur avendo a disposizione una delle saghe più corpose di tutti i tempi. Perfino dal punto di vista narrativo il gioco manca di mordente e coerenza: getta le basi per approfondire la guerra contro l'Impero e instilla dubbi che il protagonista non sia un vero clone, ma non sviluppa a dovere nessuna delle situazioni, culminando in un finale che lascia troppe porte aperte. Anche i personaggi non riescono a creare il giusto feeling nel giocatore, il che per un capitolo di Star Wars è un vero controsenso.


Dal punto di vista tecnico evidenziamo alti e bassi come nel resto del gioco, dove gli scintillanti scenari e i buoni modelli poligonali sono controbilanciati da rallentamenti eccessivi nelle situazioni concitate che penalizzano la fluidità dell'azione. Sul fronte audio, invece, le musiche della serie sono ormai un classico che non delude mai. In definitiva, Star Wars: Il Potere della Forza II si rivela appetibile solo per gli appassionati, in quanto il fascino delle situazioni e dell'Universo descritto è innegabile. Ma una volta andati oltre la magia delle spade laser e dei personaggi iconici resta un videogioco poco intrigante che ha più limiti che pregi.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: combattimenti a due spade ben realizzati; nuovi poteri Jedi
Replay Value: scarso. A parte la modalità Sfide non resta granchè da fare dopo i titoli di coda
Aspetti Negativi: vicenda poco approfondita; meccanica di gioco ripetitiva; poco ispirato in generale
In Sintesi: Star Wars: Il Potere della Forza II non riesce a sfruttare appieno le potenzialità dell'Universo in cui si colloca, fermandosi a quella sufficienza che può accontentare solo gli appassionati incalliti

Recensione/ Vanquish

Da quando la produzione videoludica si è spostata in occidente, diciamo la verità, ci siamo tutti rammolliti. Ci pensa Shinji Mikami a svegliarci dal torpore con uno sparatutto in terza persona che pompa adrenalina senza mai fermarsi un attimo

Vanquish
Sviluppatore: Platinum Games
Editore: Sega
Distributore: Halifax
Genere: Azione
Piattaforma: PlayStation 3 (disponibile per Xbox 360)
Titoli correlati: Gears of War 2 (Xbox 360); Bayonetta (PlayStation 3, Xbox 360); Devil May Cry 4 (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Stylish

In totale contrapposizione con la tendenza dei moderni videogame a complicare - da non confondersi con approfondire - la meccanica di gioco, Vanquish prende la strada più semplice. La struttura di gioco ricorda una miscela dei vecchi platform game in 2D e, per la mole di proiettili e l'abilità richiesta nell'evitarli, anche i classici shoot'em up, dove la storia veste un ruolo meno che secondario in favore della velocirà d'azione e della frenesia che cattura l'attenzione del giocatore. A prima vista un titolo dallo spessore di un foglio di carta cui non mancano stereotipi, Vanquish piega l'esperienza di gioco alle finezze del gameplay senza cercare fronzoli aggiuntivi.


Il protagonista non è Sam Gideon - il tipico eroe sulla trentina che non teme il pericolo - bensì la sua armatura, che gli permette evoluzioni sul campo di battaglia davvero spettacolari. In primis, può spedire in scivolata supersonica il giocatore per diverse decine di metri, dando la possibilità di evitare i colpi nemici mentre si spargono proiettili a 360 gradi con il semplice movimento della leva analogica. Premendo il grilletto dorsale in scivolata, si rallenta il tempo e si mettono a fuoco i punti deboli degli avversari più possenti per infierire con maggiore precisione. Oppure si può prendere un attimo di pausa - per accendersi una sigaretta alla faccia delle esplosioni devastanti sullo schermo - mentre ci si ripara dietro una delle tante coperture disseminate nell'arena di gioco.


Tutto qui, un titolo d'azione di terza persona con coperture, un arsenale potenziabile discretamente vario, delle mosse evasive pazze e, manco a dirlo, un tocco di bullet time. Pochi ingranaggi, questo è vero, ma oliati alla perfezione: non esiste un videogame fluido, veloce e furioso quanto Vanquish, oppure altrettanto stiloso. I boss di fine livello stupiscono per dimensioni e varietà e racchiudono spesso il meglio di quanto Vanquish ha da offrire. La concentrazione è tutta sull'azione, aiutati dalla precisione invidiabile dei controlli e dalla consapevolezza che solo l'abilità e i riflessi riusciranno a salvarci la pelle. Come ogni titolo nipponico destinato al pubblico hardcore - da provare la modalità God Hard - Vanquish mette i nervi a dura prova, ma la difficoltà difficilmente appare mal calibrata.


Senza una storia degna di nota e, purtroppo, veri motivi per riprenderlo in mano dopo averlo completato, l'ultima fatica di Shinji Mikami rischia di passare inosservato a gran parte del pubblico, complici anche i titoli di coda che arrivano dopo meno di otto ore di gioco (anche cinque, se si è particolarmente abili). Merce rara di questi tempi, racchiude nel nucleo tutto il feeling del made in Japan - immediatezza, frenesia, stile - che aveva caratterizzato gli anni '90 e che applaudiamo con estremo gaudio in questa forma inedita.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: velocissimo, frenetico, stiloso; boss immensi; meccanica di gioco semplice e accattivante
Replay Value: scarso. Una volta completato non resta che mettersi alla prova con nuove difficoltà o con la sfida ai punteggi
Aspetti Negativi: vicenda trascurabile; personaggi poco interessanti; molto breve
In Sintesi: Vanquish è la sintesi estrema del videogame d'azione, impareggiabile in quanto a velocità e stile

lunedì, novembre 22, 2010

Recensione/ Fist of The North Star: Ken's Rage

Uno degli anime più amati in Italia torna in forma videoludica per mano dei creatori della saga di Dynasty Warriors. Riuscirà il guerriero di Hokuto a soddisfare gli appassionati?

Fist of The North Star: Ken's Rage
Sviluppatore: Omega Force
Editore: Tecmo Koei Europe Ltd.
Distributore: Halifax
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: Hokuto no Ken: Seiki Matsukyu Seishi Densetsu (PlayStation); Last Battle (Megadrive); Hokuto no Ken (PlayStation, Saturn); Hokuto no Ken (PlayStation 2)

Hokuto no Ken

Ken il Guerriero ha fatto storia nel mondo dei manga e degli anime, ma lo stesso non si può dire per quello dei videogame. Fatta eccezione per Hokuto no Ken: Seiki Matsukyu Seishi Densetsu su PlayStation e Last Battle su Megadrive, le traduzioni in pixel sono spesso state afflitte da una giocabilità irrisoria e una ripetitività inaccettabile, come dimostrarono i numerori picchiaduro a incontri per Super Nintendo. Fortunatamente gli appassionati possono ora contare sull'ultima fatica di Omega Force, che ha cucito sullo stile di gioco di Dynasty Warriors la prima serie del manga di Tetsuo Hara e Buronson. La meccanica di gioco si focalizza quindi su combattimenti su larga scala contro decine di avversari contemporaneamente, ma prova a essere un po' più ragionata rispetto alla frenesia degli altri titoli.

Nonostante ci si trovi spesso accerchiati, si è spinti ad affrontare un avversario per volta come in un picchiaduro a scorrimento, sfruttando un discreto sistema di combo a due tasti che permette di ricreare le mosse principali viste nel cartone animato. Purtroppo i combattimenti sono afflitti da una certa legnosità dei controlli, che non permettono l'ampia personalizzazione vista per esempio in Bayonetta. Lanci, parate, prese, raffiche di pugni e calci volanti sono tutti presenti all'appello, ma faticano a restituire le giuste sensazioni di possenza, complici anche gli avversari un po' troppo statici. Al contrario, le mosse speciali sono spettacolari e soddisfacenti per tutti gli appassionati, con tanto di fermo immagine e didascalia del colpo micidiale. Come di consueto, si attivano caricando una barra di energia, e possono essere sbloccate dalla Mappa dei Meridiani, una schermata dove spendere i punti esperienza accumulati.


La modalità principale ripercorre gli eventi del manga - con una narrazione non troppo fluida a dire il vero - fino allo scontro fra Kenshiro e Raul, ma offre anche la possibilità di vivere alcuni frangenti nei panni di altri personaggi, fra cui Toki, Rei, Shin e Mamiya. Il sistema di combattimento varia a seconda della categoria: i guerrieri di Hokuto sfruttano principalmente combattimenti corpo a corpo, quelli di Nanto sono perfetti per gli scontri di massa e quelli "Speciali" (come Mamiya) si dilettano colpendo a distanza. Gli scenari sono a tema con l'ambientazione post-atomica della serie ma soffrono di una ripetitività eccessiva, sia come struttura, sia dal punto di vista grafico. Ci si trova infatti in livelli estremamente lineari che offrono ben poche possibilità di esplorazione, pieni di muri invisibili e in cui gli elementi interattivi sono ridotti davvero all'osso. A speziare un po' l'azione troviamo però diversi obiettivi secondari - fra cui la protezione dei civili, oppure l'annientamento delle truppe ostili entro un limite di tempo - che permettono di ottenere dei bonus in battaglia e una migliore valutazione al termine del capitolo.


Procedendo nell'avventura principale si ha accesso anche a nuovi episodi della Modalità Sogno, in cui vengono narrati eventi paralleli visti dagli occhi dei personaggi secondari. In queste missioni lo stile di gioco torna a essere quello di un vero Dynasty Warriors, dove l'obiettivo è la conquista delle posizioni nemiche disposte sulla mappa. Da un lato intriganti per via delle vicende inedite ma dall'altro estremamente ripetitive, queste missioni non offrono un granchè dal punto di vista di gameplay - la presenza in campo dei generali alleati è del tutto inutile - ma risultano comunque interessanti per qualunque appassionato considerati i numerosi cammei.


Da punto di vista tecnico troviamo modelli poligonali ben realizzati, esplosioni sanguinolente e scene di intermezzo in tempo reale che ricostruiscono con grande accuratezza alcuni passaggi chiave della serie animata. Deludono invece le musiche - per lo più composte da rumorosi brani metal che non hanno nulla da spartire con la colonna sonora originale - e in parte anche il doppiaggio (disponibile in inglese e in giapponese), che non enfatizza a dovere le urla dei combattenti. I sottotitoli in italiano, infine, hanno tenuto poco conto delle localizzazioni del cartone animato e del manga, optando invece per l'adattamento americano di alcuni nomi.


Ken's Rage rappresenta probabilmente l'apice videoludica di una saga che non ha mai soddisfatto fino in fondo e anche questa volta la valutazione è duplice. Colpisce nel cuore con dei rimandi alla serie che non mancheranno di emozionare tutti gli appassionati, ma è così ripetitivo e talvolta arcaico nella meccanica di gioco da scoraggiare chiunque altro.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: buon feeling con la serie; storie parallele; numerosi personaggi da controllare; esaltante per gli appassionati
Replay Value: discreto. La modalità Sogno offre nuovi scenari per scoprire dettagli inediti della saga
Aspetti Negativi: sistema di combattimento legnoso; modalità Sogno ripetitiva; musiche troppo confusionarie
In Sintesi: Fist of The North Star: Ken's Rage è uno dei migliori titoli dedicati al guerriero di Hokuto e per questo una manna dal cielo per gli appassionati. Andando oltre la passione, però, il gameplay non è sufficientemente elaborato per conquistare altri fan

venerdì, novembre 19, 2010

Recensione/ Fable III

Albion ha bisogno di un nuovo eroe che guidi la rivoluzione del popolo contro la tirannia al potere, ma riuscirà l'ultima magia di Peter Molineux a essere altrettanto rivoluzionaria e mantenere le promesse?

Fable III
Sviluppatore: Lionhead Studios
Editore: Microsoft Game Studios
Distributore: Microsoft
Genere: Azione/RPG
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Fable (Xbox); Fallout: New Vegas (PC, PlayStation 3, Xbox 360);

Lupus in fabula

Plasmare il mondo di gioco a seconda delle proprie scelte è da sempre l'obiettivo principe della serie creata da Peter Molineux, che al suo terzo capitolo narra le vicende del regno di Albion dominato da un re malvagio, figlio dell'eroe del precedente episodio. I 50 anni trascorsi dalla conclusione di Fable II hanno visto l'arrivo dell'era industriale e trasformato in maniera sostanziale alcune delle aree di gioco, che diviengono a tratti più cupe e realistiche. Dopo aver scelto se interpretare l'eroe o l'eroina di Albion - con la missione di detronizzare il fratello malvagio - si ha un primo assaggio di quanto offre Fable III. Naturalmente si può girovagare in piena libertà, decidendo di ignorare la scia luminosa che guida verso il prossimo obiettivo, e interagire con i personaggi non giocanti. D'altronde, crearsi amici (o nemici) in tutta Albion è stato uno dei punti cardini dei capitoli precedenti.
Ma quando si preme il tasto A per iniziare la conversazione - che questa volta apre un'istanza a sè stante - ci si trova nella consueta schermata dove optare per un comportamento "buono" oppure uno "cattivo", senza la minima opzione per personalizzare un eventuale dialogo oppure scegliere l'azione da compiere. Che le uniche possibilità di interazione con una guardia alle porte del castello siano una stretta di mano o un rigurgito tuonante lascia parecchie perplessità riguardo la profondità del sistema che ha ormai diversi anni sulle spalle. La situazione non migliora particolarmente proseguendo nell'avventura: percorrendo la strada dell'eroe si possono sbloccare nuove espressioni fra cui gli abbracci, la danza, i gestacci e così via, ma qualunque sia l'espressione utilizzata, si ha sempre l'impressione che manchi qualcosa. Effettivamente, a Fable III manca la parola. Il sistema di interazioni gestuali è ancora funzionale, ma ritrovarlo pressochè intatto dopo anni mostra sempre più il suo lato fin troppo basilare, ripetitivo e poco coinvolgente.

Fable III è un'evoluzione rispetto al capitolo precedente, non certo una rivoluzione. Diverse modifiche sono state apportate alla gestione del personaggio - che ora avviene in stanze dedicate per il guardaroba, l'armeria, la personalizzazione degli attributi e così via -, alla mappa di gioco che indica tutte le missioni in corso e facilita l'individuazione di stabili e attività da acquistare, oppure al sistema di combattimento, semplice e pirotecnico con le armi che cambiano forma a seconda dell'utilizzo. La base, invece, rimane pressochè sempre la stessa e vista la qualità generale è difficile lamentarsi. Albion si dimostra ancora una volta un territorio ricchissimo di attività da svolgere, anfratti da esplorare, segreti da scoprire. E' probabilmente il vero protagonista di Fable III, con la sua popolazione differente a seconda della città visitata pronta ad assegnare nuovi compiti sebbene molto simili fra loro.

Eppure, Fable III sembra essere meno libero che in passato. L'obiettivo della prima parte del gioco non offre grandi possibilità di scelta: bisogna conquistare nuovi alleati per guidare la rivoluzione che porterà un nuovo regnante sul trono. Non avere la fiducia degli abitanti delle varie città comporta una maggiore difficoltà nella battaglia contro il regime, ma il gioco lascia ben poco spazio per uscire dai binari narrativi. Una volta giunti sul trono inizia la seconda parte, dove effettivamente si può decidere come governare - da qui la possibilità di divenire realmente buono o cattivo - e se mantenere le promesse fatte a suo tempo agli alleati. La linea fra il bene e il male si dimostra molto sottile, e ogni scelta avrà una doppia faccia. Meglio abbassare le tasse per avere maggiori consensi, trovandosi però in difficoltà economiche successivamente, oppure rischiare l'infelicità dei cittadini, ma avere risorse a volontà per affrontare la sfida finale? Lasciare in vita il fratello malvagio e usufruire della milizia in battaglia, oppure fare giustizia ma trovarsi sguarniti sul fronte militare? Situazioni che non offrono una via di mezzo e che più che una scelta sembrano delle forzature per un concetto di libertà che in Fable III mostra qualche limite di troppo.

Sono perplessità che sorgono nella testa di chi ha trascorso ore con i precedenti capitoli, ma che potrebbero passare inosservate agli occhi di chi visita Albion per la prima volta. Fable III infatti rimane un'avventura intrigante e ottimamente realizzata - fatta eccezione per alcuni bug grafici e un doppiaggio in italiano non sempre riuscito - capace di intrattenere per alcune decine di ore con la sua ironia tutta inglese e con l'esplorazione di alcune località a dir poco evocative. Stabilire relazioni, sposarsi, avere dei figli, gestire gli introiti delle proprie tenute, controllare i prezzi della merce dei negozi, dedicarsi all'addestramento del proprio amico a quattro zampe, giocare in co-op con un amico: sono alcune delle attività con cui trascorrere il tempo in una Albion tutta da godersi. Un titolo come pochi sul mercato, e quindi estremamente consigliato, ma che a conti fatti risulta essere meno incisivo e innovativo rispetto ai predecessori.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: moltissime attività da compiere; esplorare Albion è una gioia; molto ben realizzato; umorismo permanente; le ambientazioni lasciano a bocca aperta
Replay Value: buono. Ci sono parecchi motivi per tornare ad Albion, compreso il multiplayer a due giocatori
Aspetti Negativi: interazioni con i personaggi molto limitate; non sempre ci si sente padroni delle proprie scelte; alcuni bug grafici
In Sintesi: Fable III si conferma un titolo di qualità ma meno incisivo rispetto agli episodi passati. Consigliato soprattutto a chi visita Albion per la prima volta.

Weekly Video/ Ice-T & Black Ops

Sempre più attivo nel panorama videoludico, ecco Ice-T che si dedica all'unboxing dell'edizione speciale di Call of Duty: Black Ops. Hardcore gamer 2.0. Word!

Spacchiamo il Millesimo

Il contatore è giunto a 1000! Enter the Crackhouse ha totalizzato ben 1000 post dalla sua nascita, avvenuta nel lontano 1° marzo 2006. Non finirò mai di stupirmi di come questo blog si sia trasformato in un contenitore di recensioni, ben diverso dall'idea iniziale. Quando rileggo i primi post penso sempre "cavolo, là sì che avevo delle idee". O forse avevo semplicemente più tempo per stargli dietro.

Comunque, 1000 post sono sempre 1000 post, quindi è ora di festeggiare!

giovedì, novembre 11, 2010

Inizia una Nuova Esperienza: GameTime



Ieri è andata in onda la prima puntata di GameTime, che mi vede coinvolto nel ruolo di co-conduttore al fianco di Roberto Buffa (chi non ricorda T-Time?). Una trasmissione dedicata ai videogame fatta da chi i videogame li vive da sempre con passione. La stessa passione che nel 2002 mi aveva portato a scrivere per Highscore, poi a creare questo blog e curare la sezione games di Tech360. Insomma, starmene a giocare "passivamente" proprio non mi va.

E allora eccomi in questa nuova esperienza. Una vera e propria avventura da cui potrò imparare molto - diciamo la verità, nella prima puntata ero proprio un manichino - e a cui spero di dare altrettanto.

Ci vediamo in TV, tutti i mercoledì alle 23 su Odeon24!


martedì, novembre 02, 2010

Recensione/ DJ Hero 2

E' ora di spolverare il deck da DJ e mettersi nuovamente dietro ai piatti per movimentare la serata. FreeStyleGames raffina la formula per trasformare ciascuno di noi in una star dedita al vinile, armata di crossfader e scratch.

DJ Hero 2
Sviluppatore: FreeStyleGames
Editore: Activision
Distributore: Activision
Genere: Musicale
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3 e Wii)
Titoli correlati: DJ Hero (PlayStation 3, Xbox 360, Wii); Guitar Hero: Warriors of Rock (PlayStation 3, Xbox 360, Wii); Rock Band 3 (PlayStation 3, Xbox 360)

Pimp behind the wheels 2

L'anima che rende un DJ davvero unico non è la tecnica nuda e cruda bensì la creatività, ingrediente necessario per trasformare l'unione di due brani in qualcosa di memorabile e che diviene finalmente protagonista nella nuova iterazione di DJ Hero. Rimanendo fedele al proprio nome, FreeStyleGames ha introdotto nel gameplay nuove sezioni freestyle in cui dare spazio al proprio estro. Ci si può sbizzarrire per decine di secondi con il crossfader per passare da una traccia all'altra seguendo il proprio istinto musicale, oppure scatenarsi con scratch veramente personalizzati fuggendo da quelli pre-registrati che avevano segnato un passo falso per il primo episodio. I campioni musicali sono ora contestualizzati in base al mix che si sta suonando e risultano meglio integrati nella selezione sonora. Usare queste tre sezioni freestyle a tempo garantisce una migliore valutazione finale, ma il solo fatto di poter creare qualcosa di personale è fonte di grande soddisfazione.

Con le sezioni freestyle DJ Hero 2 raggiunge nuovi traguardi per quanto riguarda la verosimiglianza dell'esperienza di gioco, costruendo sulle solide basi del rhythm game un titolo capace di coinvolgere fin dai primi scratch. Non tutti i brani elargiscono l'opportunità di mettersi in mostra con il freestyle in quantità - talvolta si è limitati ai suoni campionati oppure a qualche scratch - ma è indubbio che quando si presenta l'occasione l'eccitazione sale esponenzialmente. Lo scratch freestyle è particolarmente curato e permette non solo di ottenere suoni diversi a seconda di quanto velocemente e dove si ruota il piatto, ma anche di decidere quando scratchare e se effettuare brevi stacchi lasciando il tasto corrispondente alla traccia.


Più maturo e consapevole di se stesso, DJ Hero 2 tralascia i duetti con chitarra per offrire una lunga lista di opzioni multiplayer per due piatti DJ che espandono considerevolmente la longevità. Per dimostrare di essere i migliori sulla piazza ci si può cimentare in battaglie classiche a suon di punti - in cui si deve bruciare sul tempo l'avversario per aggiudicarsi le sezioni freestyle - ma anche in Checkpoint - dove ciascuna sezione con il maggior numero di eventi suonati correttamente garantisce un punto -, in Sequenza - dove contano gli eventi suonati consecutivamente - e in Accumulatore, dove si guadagnano punti solo dopo aver completato alcune sezioni predefinite. Chiudono il pacchetto multiplayer le battaglie DJ, dove un giocatore deve ripetere le sequenze dell'avversario, e la modalità Party presa in prestito da guitar Hero, così come la possibilità di unirsi al gruppo con un microfono in qualità di cantante. La competizione online si basa su meccaniche simili ed è particolarmente ben integrata la possibilità di inviare sfide agli amici e di visualizzare direttamente nel gioco i record degli avversari. L'unico appunto che ci sentiamo di muovere è la possibilità offerta ai giocatori di scegliere livelli di difficoltà differenti che di fatto avvantaggia i giocatori esperti nelle modalità a punti.


Tante opzioni di gioco per oltre 80 mix che vedono scendere in campo DJ come Guetta, RZA e Deadmau5 e artisti come Dr. Dre, Snoop Dogg e Kanye West sul fronte hip-hop e Lady Gaga e Rihanna su quello pop. Manca gran parte del DNA techno che aveva caratterizzato il primo episodio (fatta eccezione per un paio di brani di Prodigy e Daft Punk) in favore di sonorità più orecchiabili, ma non deve essere visto come un'apertura gratuita al pubblico "casual": i mix riescono a rendere il massimo con pressochè tutte le tracce, anche quando rivisitano i grandi classici dei Jackson 5 e di Chic. Naturalmente non manca l'Emporio dove acquistare nuovi brani (anche se in sede di recensione è disponibile un solo pacchetto con tre mix per 640 Microsoft Points), mentre non è prevista al momento l'importazione dei brani da DJ Hero.


In single player la modalità Impero costituisce un valido campo di addestramento caratterizzato da un perfetto bilanciamento della difficoltà, dove i livelli superiori aggiungono nuove mosse che vanno dagli scratch monodirezionali ai picchi crossfade per i più veloci. La campagna in singolo è ben strutturata e godibile, anche se l'ossatura non va al di là del tour mondiale in cui sbloccare i mix accumulando stelle. La possibilità di conquistare piatti DJ con poteri speciali - moltiplicatore X5, maggior durata per l'Euforia (leggasi Star Power) e via discorrendo - da portare online aggiunge un pizzico di verve alla formula che però continua a tralasciare un valido editor del proprio personaggio, limitato a qualche accessorio e variante di abiti oppure alla selezione del proprio avatar.


Fatta eccezione per il fattore "novità", DJ Hero 2 supera sotto tutti gli aspetti il capostipite e cattura con maggior cura gli aspetti creativi dell'esperienza di mixare e scratchare su brani riempipista, corredandola con opzioni multiplayer appassionanti. Ci sono ancora ampi margini di miglioramento - la possibilità di creare i mix all 100% sarebbe impagabile e l'assenza di una vero e proprio editor del personaggio si fa sentire - ma in ogni caso non possiamo fare altro che applaudire FreeStyleGames per il lavoro svolto e continuare a muovere la testa al ritmo del prossimo mix.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: nuove sezioni freestyle; selezione musicale stilosa; moltissime modalità multiplayer; difficoltà ben calibrata; sistema di gioco accattivante; sezioni canore
Replay Value: ottimo. Multiplayer online e offline in tutte le salse
Aspetti Negativi: creatività del DJ ancora non sfruttata al 100%; personalizzazione del DJ limitata; alcuni sbilanciamenti in multiplayer
In Sintesi: DJ Hero 2 si avvicina ancora di più alla "simulazione" di DJ, in un titolo appagante e intrigante per tutti gli appassionati. C'è ancora spazio per crescere, ma ciò non sminuisce il risultato complessivo che raggiunge livelli entusiasmanti