giovedì, dicembre 30, 2010

Recensione/ The Sly Trilogy

Ritorna Sly Cooper rimasterizzato in alta definizione: si torna a saltare sopra i tetti in compagnia della combriccola di ladri e si scopre che di questi tempi il passato riservare belle sorprese.

The Sly Trilogy
Sviluppatore: Sucker Punch Productions / Sanzaru Games
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: Platform
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Ratchet and Clank: A Spasso nel Tempo (PS3); Donkey Kong Country Returns (Wii); Super Mario Galaxy 2 (Wii); New Super Mario Bros. (Wii)

I soliti ignoti

Nella mischia di sparatutto in prima persona e action-adventure in terza, è disarmante che per trovare un platform di qualità si debba ripescarlo dal passato. Eppure la realtà è questa: The Sly Trilogy riporta ai giorni nostri una saga degli anni d'oro di PlayStation 2 che, nonostante l'età, se la cava benissimo. Anzi, riesci quasi a sembrare innovativa visto che parliamo di un genere in caduta libera. La rimasterizzazione in alta definizione con supporto del formato 16:9 rende The Sly Trilogy ancor più attuale e, nonostante siano evidenti texture sgranate e svariati fenomeni di pop-up, il risultato finale non sfigura in virtù dell'ottimo cel shading implementato a suo tempo da Sucker Punch. Non sono certo le novità da copertina come il supporto del 3D (a patto che si abbia una TV compatibile) o una manciata di minigiochi compatibili con PlayStation Move a incentivare l'acquisto, bensì la qualità dei tre titoli inclusi nella raccolta.


Il primo capitolo, Sly Raccoon, è considerato dagli appassionati un classico del genere e abbraccia minuziosamente la classica struttura dei titoli platform. Al percorso lineare e alla meccanica di gioco spesso basata sulle piattaforme unisce l'approccio furtivo - non a caso il protagonista è un procione ladro - e qualche combattimento per speziare l'azione. Qualche problema nel rilevamento della collisione unito alla telecamera non sempre funzionale e all'assenza di una barra di energia rendono Sly Raccoon un po' meno piacevole da giocare di questi tempi, pur rimanendo sostanzialmente un episodio divertente e ben fatto.


Con una struttura un po' più al passo dei tempi che prevede missioni sempre differenti, Sly 2: La banda dei ladri offre il salto di qualità che lo rende più interessante del capostipite. Saltellare sui tetti di Parigi è tutt'ora affascinante grazie al design dei livelli decisamente più articolato e ad alcune sezioni platform riuscite particolarmente bene. I problemi di collisione riscontrati nel primo episodio sono stati risolti, ma incrementano quelli legati alla telecamera, sebbene siano trascurabili per la maggior parte delle occasioni. Chiude la trilogia Sly 3: L'onore dei ladri, che approfondisce la struttura del secondo capitolo, espande le ambientazioni esplorabili, ma lascia intravedere un calo di fantasia a cui pone rimedio con la possibilità di controllare più personaggi (Sonic docet) che finiscono per diluire l'esperienza di gioco.


A onor del vero nessuno dei tre titoli arriva al grado di capolavoro assoluto, vuoi per carisma dei personaggi o per immediatezza del sistema di gioco, o ancora per un'esperienza ludica che non appassiona fino in fondo. In questo Nintendo è ancora il re indiscusso, ma The Sly Trilogy rimane comunque una compilation consigliata a tutti i nostalgici - che potranno conquistare nuovi trofei - e agli amanti del genere, anche in considerazione del prezzo interessante.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: tre giochi di qualità a prezzo budget; rimasterizzazione in alta definizione; finalmente un platform game!
Replay Value: buono. Ciascun titolo ha i propri collezionabili da scoprire
Aspetti Negativi: problemi di pop-up di poligoni; telecamera non sempre perfetta; collisioni a volte lacunose
In Sintesi: The Sly Trilogy riporta in auge un'icona PlayStation 2 in attesa di un vero seguito

Recensione/ God of War: Ghost of Sparta

Il Fantasma di Sparta torna a mietere vittime sulla console portatile di Sony, portando con sè tutte le caratteristiche che hanno reso popolare la controparte da casa. La vendetta di Kratos non avrà mai fine

God of War: Ghost of Sparta
Sviluppatore: Ready at Dawn
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: Azione
Piattaforma: PlayStation Portable
Titoli correlati: God of War III (PlayStation 3); God of War: Chains of Olympus (PlayStation Portable); Dante's Inferno (PlayStation 3, Xbox 360); Bayonetta (PlayStation 3, Xbox 360)

Questi Fantasmi!

A due anni di distanza da Chains of Olympus, Kratos torna su PlayStation Portable sempre per mano di Ready at Dawn e ha poco da invidiare alle controparti per la sorella maggiore. La vicenda è meno pomposa - focalizzata questa volta sulle memorie del fratello perduto e ambientata fra il primo e il secondo episodio - ma sul lato della giocabilità tutti i tasselli sono al posto giusto. La meccanica rimane fedele al sistema di combo che ha ridefinito il genere anni or sono e sono state aggiunte alcune armi per rendere il tutto un po' meno stantio, oltre che una nuova barra che permette di infiammare le proprie lame. La miscela di sangue e metallo che ne esce è esplosiva, grazie alla fluidità dei combattimenti che, seppur in scala ridotta, sono sempre entusiasmanti. Anzi, Ready at Dawn ha intelligentemente risolto il problema delle dimensioni dello schermo proponendo scontri focalizzati su pochi nemici contemporaneamente, rendendo il tutto meno caotico.

L'unico neo di un gioco che altrimenti scorre fluido come l'olio anche nelle sezioni platform è costituito dai quick time events, spesso frustranti a causa delle tempistiche entro cui reagire ridotte all'osso. L'avventura supera abbondantemente la manciata di ore, con frequenti punti di salvataggio per venire incontro alle brevi sessioni di gioco tipiche delle console portatili. Dopodichè ci si può cimentare nell'Arena per incrementare i potenziamenti delle armi o 13 nelle sfide degli dei. Un titolo divertente e impegnativo che appaga i sensi e anche gli occhi, grazie alla realizzazione tecnica d'impatto che si impone come la migliore attualmente disponibile su PlayStation Portable. Vi sono tutt'ora problemi legati alla telecamera fissa - i nemici più grossi nascondono parte della scena - ma si tratta di situazioni per lo più sostenibili. Non offre nuovi spunti per spingere la saga al di là di quello che è, ma senza dubbio si rivela un acquisto obbligato per gli appassionati, a meno che non si abbiano piene le tasche di Kratos e compagni.


Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: immediato; sistema di controllo preciso; vari attacchi e combo; ottima realizzazione tecnica
Replay Value: buono. 13 sfide degli dei e l'arena di combattimento daranno filo da torcere
Aspetti Negativi: quick time events a volte frustranti; originalità col contagocce
In Sintesi: God of War: Ghost of Sparta è uno dei migliori action game disponibili su PlayStation Portable. Da non perdere

Recensione/ The Fight

Al tempo della presentazione di PlayStation Move fu uno dei titoli più acclamati grazie alla capacità di tracciare i movimenti in maniera realistica. Ora The Fight arriva sugli scaffali e si prepara al combattimento. Riuscirà a mantenere le promesse?

The Fight
Sviluppatore: ColdWood Interactive
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: Picchiaduro
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Fighters Uncaged (Xbox 360); Punch Out!! (Wii)

Knock Out

Quando The Fight funziona, si ha un assaggio di quello che un gioco con un appropriato riconoscimento dei movimenti potrebbe essere: affondare pugni contro l'avversario, vederne gli effetti sul volto, sentire l'adrenalina che sale per un'esperienza coinvolgente come poche. Quando The Fight non funziona, vengono a galla tutti i problemi relativi alla creazione di un gioco basato sui sensori di movimento. Purtroppo il titolo di ColdWood Interactive finisce nel secondo scenario più di quanto desideri. E questo nonostante le frequenti calibrazioni richieste all'inizio di ogni incontro, oppure addirittura nel bel mezzo del match. Senza contare che la funzione di tracciamento della testa - idealmente pensato per schivare e spostarsi - viene costantemente disabilitata a causa (a quanto pare) di illuminazione insufficiente anche con 400W di lampade alogene accese.


Il primo limite di The Fight (e di molti altri titoli per Playstation Move) è ben evidenziato nel tutorial, dove l'attore messicano Danny Trejo grida al giocatore di stare fermo sul posto, altrimenti il riconoscimento dei movimenti non funziona. Tirare pugni senza spostarsi di un centimetro è una delle situazioni più frustranti e stancanti che si possano sperimentare. Nel caso in cui si faccia un passo inavvertitamente, PlayStation Eye perde completamente la cognizione del fisico del giocatore, necessitando di una nuova calibrazione premendo il tasto cerchio in posizione di guardia. Ma i problemi non sono finiti qui, in quanto la telecamera in terza persona - quella in soggettiva è stranamente assente - rende ancor più faticoso gestire la profondità e l'ampiezza dei colpi, con l'avversario che finisce spesso nascosto nonostante una delle ultime patch renda il giocare trasparente quando necessario.


Il che porta direttamente al secondo problema di The Fight. Sebbene l'algoritmo di mappatura dei movimenti funzioni egregiamente nella forma, non riesce a coglierne la potenza, restituendo buffetti al rallentatore anche in caso di uno-due degni di un vero pugile. Nel caso in cui si centri il bersaglio - e non succede spesso, soprattutto con i problemi relativi al movimento del personaggio, assegnato all'inclinazione del controller - il feedback restituito è minimo, lasciando molto perplessi sull'efficacia dei propri attacchi. Ovviamente tirare pugni all'aria non darà mai le stesse sensazioni che tirarli contro un corpo solido, ma pur tenendo a mente questa limitazione i combattimenti di The Fight sono per lo più insoddisfacenti.


E' un peccato, in quanto la realizzazione tecnica underground con l'uso efficace del bianco e nero, il sistema di progressione del personaggio con nuove tecnice da imparare e la possibilità di effettuare mosse speciali premendo il grilletto di PlayStation Move costituiscono delle buone basi per un picchiaduro a incontri. Ci sono anche le modalità multiplayer in split screen e online, ma i suddetti problemi non sortiscono buoni risultati. The Fight è uno dei pochi titoli a sfruttare due controller Move (uno può essere eventualmente sostituito dal pad, ma le movenze si riducono) ma non vediamo come un'esperienza così approsimativa giustifichi l'acquisto di un ulteriore controller. Al più, può essere usato come programma di allenamento per bruciare qualche caloria, di cui tiene traccia.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: atmosfera underground ben riuscita; sistema di progressione; buona mappatura dei movimenti
Replay Value: scarso. Nonostante la componente online, mancano le basi di gameplay
Aspetti Negativi: richiede frequenti ricalibrazioni; scarso riconoscimento della forza dei colpi; tracciamento della testa problematico; movimento del personaggio astruso
In Sintesi: The Fight brucia qualche caloria ma non riesce a essere un buon gioco

mercoledì, dicembre 29, 2010

Recensione/ TV Superstars

Essere star della TV è una delle maggiori ambizioni dei giovani d'oggi, ma qual è la strada per divenire davvero indimenticabili? Come si diventa il nuovo Facchinetti o la nuova Clerici? TV Superstars prova a spiegarcelo

TV Superstars
Sviluppatore: SCE Studio Cambridge
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: party game
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: You're in the Movies (Xbox 360); WarioWare: Smooth Moves (Wii);

TV Spazzatura

TV Superstars è il nuovo titolo di Sony che va ad arricchire la polverosa libreria di giochi concepiti per PlayStation Move. Ancora una volta siamo di fronte a una raccolta di minigiochi, strutturati però in una sorta di "Saranno Famosi" che vede il giocatore lottare per le prime pagine dei giornali. L'idea di base non è male e dà coesione a quella che altrimenti sarebbe l'ennesima accozzaglia di videogame al secondo, ma non basta a mascherare una generale carenza di inventiva e soprattutto l'incapacità di tenere incollati allo schermo dopo aver esaurito tutte le sfide.


A differenza di quanto il titolo lasci immaginare, non si è chiamati a prendere parte a un film o a uno spettacolo televisivo con un ritaglio della propria immagine (come accadeva nel fallimentare You're in the Movies di Microsoft). Si deve invece superare una serie di sfide basate sul puntamento o sul movimento del controller PlayStation Move riproducendo quanto si vede sullo schermo. La sezione più interessante è senza dubbio Big Beat Kitchen, una sorta di Cooking Mama dove miscelare gli ingredienti per cucinare 4 ricette. Veloce e non proprio semplice, si differenzia dagli altri minigiochi per un minimo di libertà nel dosaggio degli ingredienti e nell'uso del controller. Di tanto in tanto saremo chiamati anche a ripetere a ritmo di rap le frasi dette dal cuoco (rigorosamente nero e grasso) mentre si muove il controller.


Flockstar è invece una sorta di Gira la Moda in cui si interpreta un modello che deve sfilare su 4 passerelle del mondo. Bisogna truccarlo in base al manichino di riferimento, vestirlo a tema e poi fargli eseguire i movimenti e le mosse di base degne di Zoolander. Peccato che il riconoscimento dei movimenti non sia proprio eccelso e spesso ci si trovi fuori tempo nonostante si eseguano correttamente tutte le mosse. Let's Get Physical contiene i minigiochi più attivi fra tutti, dove bisogna muovere il controllere più velocemente possibile, ad esempio, per restare in equilibrio su una ruota, oppure catapultare il personaggio verso dei bersagli facendogli assumere le posizioni indicate. Nella versione Reloaded, Let's Get Physical mette nelle mani del giocatore delle pistole a inchiostro con cui deve colpire le sagome degli avversari.


DIY Raw è l'evento più lungo e più noioso, che mette in fila una serie di minigiochi basati sul rifacimento di una casa a seconda delle richieste dei proprietari: dipingere i muri, distribuire l'arredamento e via discorrendo. Interessante infine l'evento Staa, dove nelle mani di un agente pubblicitario bisogna eseguire determinate mosse per girare uno degli otto spot a disposizione. Al termine sarà possibile anche recitare lo slogan, che verrà riprodotto di tanto in tanto dopo i vari eventi di gioco.


Dopo aver giocato a circa la metà degli eventi in poco più di un'ora ci si accorge che la voglia di tornare sugli stessi per migliorare il punteggio è davvero bassa. La ripetitività dei minigiochi associata alla scarsa inventiva generale è affiancata anche dai terribili caricamenti che affliggono tutto il gioco: basti pensare che saltando le introduzioni e le spiegazioni diversi minigiochi durano quanto i caricamenti stessi. Ciò affossa il ritmo generale e di conseguenza diviene poco adatto a una sessione di gioco in compagnia, dove l'interazione deve avere la meglio sui tempi morti. TV Superstars si apprezza solo per la realizzazione e qualche idea simpatica, ma la possibilità di applicare la propria faccia ripresa da PlayStation Eye e di registrare il proprio inno di vittoria non sono sufficienti a salvare un titolo che non va al di là della mediocrità.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: idea simpatica
Replay Value: scarso. I vari minigiochi sono poco incentivanti
Aspetti Negativi: caricamenti lunghi; minigiochi noiosi; riconoscimento dei movimenti lacunoso
In Sintesi: l'idea alla base di TV Superstars è simpatica, ma tutto il resto va ne dimenticatoio dopo la prima partita

Recensione/ Time Crisis: Razing Storm

Torna lo sparatutto su rotaie di Namco in una collezione di tre titoli con il supporto di PlayStation Move e un'inedita modalità in prima persona. Varrà la pena fare un salto nel passato?

Time Crisis: Razing Storm
Sviluppatore: Namco
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: Sparatutto
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Gunblade NY and LA Machineguns Arcade Hits Pack (Wii); The Shoot (PlayStation 3); The House of the Dead 2 (Dreamcast, PC); The House of the Dead: Overkill (Wii)

Crisi d'identità


Time Crisis: Razing Storm è solo uno dei titoli inclusi in questo pacchetto che mette insieme un trittico di sparatutto su rotaie a cui si aggiungono Time Crisis 4 e Deadstorm Pirates. Fattori comuni di quest'edizione speciale sono il supporto per PlayStation Move e la meccanica di gioco basata sulle coperture, attivabili tramite uno dei tasti frontali del controller di movimento. Le solide fondamenta costruite su anni di esperienza in sala giochi significano immediatezza e adrenalina a volontà, soprattutto nel caso di Deadstorm Pirates, dove è stata eliminata anche la ricarica dell'arma in favore dell'azione non-stop. A conti fatti, Deadstorm Pirates è anche il più godibile dei tre, grazie al cambio di set - l'ambientazione riprende quella dei Pirati dei Caraibi - e all'introduzione di alcune movenze da eseguire con PlayStation Move per controllare un cannone, una nave e altri elementi dello scenario.


Time Crisis 4 è invece la riedizione compatibile con Move del gioco pubblicato un paio di anni addietro. Anche in questo caso l'immediatezza è la componente principale del divertimento, a cui si aggiunge la possibilità di selezionare le armi a seconda delle proprie esigenze, rendendo il tutto meno prevedibile e lasciando un minimo di personalizzazione nelle mani del giocatore. Proiettili contati e boss infra-livello che richiedono strategie particolari fanno di Time Crisis 4 un titolo interessante da giocare anche ai giorni nostri, non fosse che l'azione si esaurisce dopo solo tre livelli. Il che, con la possibilità di continuare pressochè all'infinito, non è un granchè.


Razing Storm pretende di essere il più completo fra i tre, ma il risultato oscilla fra il divertente e il disastroso. Finchè resta fedele alle dinamiche di Time Crisis funziona a dovere e appassiona grazie all'estrema distruggibilità degli scenari. Assente purtroppo la possibilità di selezionare armi differenti, che vengono preassegnate a seconda della scena, ma quello che di sicuro non manca è il ritmo, cadenziato da attacchi di massa, boss di fine livello e armature potenziate da devastare. Quando decide di evolvere il concetto verso un vero e proprio sparatutto in prima persona, però, si trasforma in un'oscenità che non riesce nemmeno a prendere esempio dalle decine di grandi sparatutto pubblicati per Wii.


La modalità storia prova a immergere il giocatore in una guerra fittizia in cui il controller Move decide la mira e la direzione e il Navi controller (oppure il pad) detta i movimenti del personaggio. Ingiocabile a causa della cattiva implementazione del sistema di controllo - il puntatore del Move deve essere spostato a bordo schermo per cambiare direzione - la modalità Storia è inoltre afflitta da un design dei livelli blando e una realizzazione tecnica che nulla ha a che vedere con quella delle controparti su rotaie. Portata online l'esperienza di gioco in prima persona non migliora, a causa dei suddetti problemi di controllo a cui si unisce un rilevamento delle collisioni a dir poco approssimativo. Dalle kill cam sono spesso evidenti proiettili sparati a centimetri dal giocatore che vanno inspiegabilmente a segno.



Per tutti e tre i titoli il controller di movimento offre una buona precisione, anche se siamo lontani dalla mira infallibile vista con la G-Con ai tempi di PSOne. Indipendentemente da quanto ben fatta sia la calibrazione, in Razing Storm abbiamo riscontrato che questa si "perde" se si agita il controller, indice di una certa inaffidabilità del sistema di controllo. Per questo il riferimento del giocatore non è la propria mira, bensì un mirino sempre presente sullo schermo, che peraltro rischia di perdersi data la mole di effetti pirotecnici. Segnaliamo che PlayStation Move non è strettamente necessario, anche se consigliato, in quanto è possibile utilizzare anche un pad per spostare il mirino. A conti fatti, tre giochi in uno e un prezzo ridotto sono un bell'incentivo per provare Time Crisis: Razing Storm, a patto che non ci si aspetti di più che poche adrenaliniche ore di gioco e che ci si dimentichi presto della modalità in prima persona.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: tre giochi in uno; immediato e adrenalinico; prezzo ridotto
Replay Value: sufficiente. Tutti i titoli si completano in poche ore
Aspetti Negativi: modalità in prima persona e online penose; crediti infiniti riducono la longevità
In Sintesi: Time Crisis: Razing Storm è una raccolta di titoli che fa dell'immediatezza il proprio punto di forza. Da evitare assolutamente la modalità in prima persona

martedì, dicembre 28, 2010

Recensione/ Def Jam Rapstar

In tanti sono bravi a parlare, ma chi è veramente capace di tenere in piedi uno show a base di rap? Con Def Jam Rapstar si sale sul palco in casa propria e ci si può cimentare con i mostri sacri del rap per vedere se si ha davvero la stoffa del Master of Ceremony

Def Jam Rapstar
Sviluppatore: 4mm Games / Terminal Reality
Editore: Konami
Distributore: Halifax
Genere: Musicale
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3 e Wii)
Titoli correlati: Singstar (PlayStation 3); Lips (Xbox 360); Get on da Mic (GameCube, PlayStation 2, Xbox)

Playa Haters

Nel panorama dei videogame a sfondo musicale, un titolo dedicato esclusivamente al rap mancava da tempo. Non il rap commerciale che ormai infesta la maggior parte delle produzioni pop, ma il rap vero, quello di Snoop Doggy Dogg, Dr. Dre, Public Enemy e Ice Cube che fa muovere le teste dagli anni '80 fino a oggi. Ci pensa Def Jam Rapstar, con la sua tracklist di 45 brani che aggiunge agli artisti già menzionati anche Biz Markie, Notorius B.I.G, 2Pac e molti altri ancora, per una selezione ben fatta capace di attrarre un po' tutti gli amanti del genere. Fra i pezzi forti segnaliamo Gin & Juice (Snoop Doggy Dogg), Nuthin' but a G Thang (Dr. Dre), It was a Good Day (Ice Cube) e Fight the Power (Public Enemy), tutte da rappare mentre sulla TV girano i video originali (in bassa definizione, purtroppo) e, naturalmente, le liriche.


La presentazione essenziale non deve ingannare: Def Jam Rapstar si fregia di un algoritmo di riconoscimento vocale ben fatto che non solo valuta la tonalità e il ritmo, ma anche le parole stesse - determinanti per un buon rap. A seconda della difficoltà scelta, tale algoritmo diviene sempre più selettivo, incentivando l'effettivo miglioramento della performance. La valutazione è frutto di più indicatori combinati che di fatto impediscono di ottenere risultati decenti strofinando il microfono sui pantaloni, canticchiando oppure semplicemente parlando: rappare a caso potrà pur generare un buon risultato nel campo "tempo", ma in quello delle liriche sarà un disastro, abbassando di conseguenza il voto finale. Per verificare la bontà del sistema di riconoscimento abbiamo riprodotto alcune canzoni in versione a cappella e, sincronizzando il tutto, il risultato è stato positivo ma non eccellente. Usando la performance originale dell'artista ci saremmo aspettati una valutazione perfetta che, invece, non è arrivata.


Def Jam Rapstar si presenta a testa alta con la modalità Festa per creare playlist personalizzate e sfidare altri rapper con due microfoni, quella carriera con gli eventi speciali per sbloccare nuove tracce, fino a quella Freestyle, dove con l'ausilio della webcam Xbox Live Vision è possibile registrare video su una decina di basi predefinite o in accappella, aggiungere effetti e poi pubblicare i migliori 30 secondi sul sito della community di Rapstar. Nonostante sul sito e sulla confezione sia riportata la compatibilità con Kinect, non siamo riusciti a utilizzare la telecamera della nuova periferica Microsoft. Il microfono in bundle con la confezione è con filo, ma segnaliamo la compatibilità con pressochè qualunque microfono per Xbox 360 di terze parti, compresi quelli wireless di Lips. Ovviamente non manca il negozio online dove acquistare brani aggiuntivi al prezzo non proprio popolare di 160 Microsoft points ciascuno (poco meno di due Euro).


Grazie al valido sistema di valutazione e alle funzioni di community, Def Jam Rapstar è uno dei migliori titoli musicali in circolazione, ma non alla portata di tutti sia per quanto riguarda il genere in questione, sia per la tracklist un po' troppo di ampio respiro. Più di quanto accade nel pop - dove la musicalità delle canzoni porta chiunque a cimentarsi ora con brani di Nek ora con quelli di Lady Gaga - il rap è un genere molto personale e adattarsi al flow di ciascuno degli MC risulta davvero un'impresa. Inoltre, il gusto personale influisce pesantemente sulla voglia di provare alcuni brani: dopo aver passato una vita a rappare sulle tracce di Ice-T (peraltro del tutto assente), mettersi sul livello di Soulja Boy Tell 'Em sfiora quasi l'insulto. Più o meno come quando ci si scontra con le tracce ripulite dalle parolacce solo per avere un PEGI 12 sulla confezione. in ogni caso, gli aspiranti rapper hanno finalmente un gioco a essi dedicato, ricco di contenuti e impegnativo.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: selezione musicale completa; algoritmo di valutazione canora più che valido; compatibile con tutti i microfoni in circolazione; modalità freestile con upload dei video
Replay Value: discreto. Per diventare una vera Rapstar ci vorranno giorni di allenamento su ciascuna traccia
Aspetti Negativi: video in bassa definizione; versioni "cleaned" delle tracce; funzioni Kinect non ancora implementate
In Sintesi: Def Jam Rapstar soddisfa gli amanti del rap che vogliono mettersi in gioco e misurare il proprio talento. Non è un titolo per tutti, ma chi ama la sfida avrà pane per i propri denti.

lunedì, dicembre 27, 2010

Recensione/ Deadly Premonition

Il titolo di Access Games arriva del tutto inaspettato ed è pronto a trasportare il giocatore in una tranquilla cittadina americana dove si è appena consumato un macabro omicidio. Si investiga sull'accaduto fra survival horror, interrogatori, sessioni di guida spericolata e partite a freccette

Deadly Premonition
Sviluppatore: Access Games
Editore: Rising Star Games
Distributore: Shardan
Genere: Avventura/azione
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Forbidden Siren (PlayStation 2); Alan Wake (Xbox 360); Resident Evil (PC, PlayStation, Saturn)

Controllo Mentale

Nell'era dell'alta definizione non bisogna perdere la sana abitudine di andare al di là delle apparenze, altrimenti si rischierebbe di lasciare sullo scaffale una piccola gemma come Deadly Premonition. Il lavoro di Access Games per Xbox 360 sembra arrivare direttamente dalla generazione passata, con tanto di vetusti problemi grafici quali lo sfarfallamento delle texture e una generale carenza di dettagli. Oltre la veste grafica, però, si cela un videogame capace di appassionare come i grandi capolavori grazie a un cast di personaggi mai banali, la cui caratterizzazione mantiene il grado di interesse su altissimi livelli.


Dalle prime battute facciamo la conoscenza dell'agente dell'FBI Francis York Morgan (che tutti chiamano York, come non manca di sottolineare all'inizio di ogni conversazione), personaggio principale dell'avventura che sviluppa con il giocatore un rapporto del tutto nuovo. Questi infatti si consulta spessissimo con il detentore del pad per analizzare meglio i fatti o per fare commenti sulle situazioni, ma anche per sbrogliare il groviglio degli indizi raccolti nel corso dell'avventura. Il giocatore non è solo colui che controlla York, quindi, ma diviene anche Zach, una sorta di sua seconda personalità che lo accompagna in qualunque situazione. E' una soluzione intrigante che innalza di un grado ulteriore il coinvolgimento nella vicenda e porta verso una maggiore identificazione nel personaggio principale grazie a tutta una serie di discorsi e scambi di battute con Zach che riempiono i tempi morti. Inoltre, York è un fanatico dei film anni '80 e non manca di prodigarsi in chiacchierate con Zach circa il film preferito, con tanto di citazioni e dettagli che rendono il personaggio ancor più reale.

La caratterizzazione degli abitanti di Greenvale rimane uno dei punti migliori di Deadly Premonition: raramente banali o stereotipizzati, nei personaggi convivono lati buoni e oscuri che rendono i dialoghi un motivo in più per approfondirne la conoscenza. Alcuni di essi sono riusciti particolarmente bene, altri sono bizzarri all'inverosimile - come la signora Sigourney e la sua pentola mistica - ma nel complesso offrono personalità sfaccettate che ben si fondono con l'atmosfera di gioco.


La definizione di survival horror sta un po' stretta a un titolo come Deadly Premonition. Ci sono un macabro omicidio da risolvere e fantasmi reminiscenti di The Ring da abbattere, ma in fin dei conti sono solo gli espedienti per esplorare in lungo e in largo Greenvale, darsi da fare con le numerose missioni secondarie e dedicarsi agli hobby del posto, come il gioco delle freccette o la pesca. Abbraccia le dinamiche dei giochi free roaming e di quelli ruolistici, dove bisogna tenere conto della salute del protagonista tramite gli indicatori di fame e di sonno, oppure del suo aspetto, per esempio pulendone gli abiti o radendolo. L'implementazione di un orologio rende la vita in città più dinamica - anche se nel complesso è piuttosto spoglia - con negozi che seguono orari di apertura e di chiusura e personaggi che si rendono disponibili sono in alcuni momenti. Si possono acquistare veicoli per spostarsi nell'ampia mappa di gioco, ma si dovrà porre attenzione al livello di carburante e ai danni, e facendo visita al generale in carica dello sfasciacarrozze si potranno persino ottenere delle elaborazioni.


Insomma, in Deadly Premonition trovano spazio elementi del tutto atipici per un survival horror, che lo rendono innovativo e intrigante al tempo stesso. Ciò non significa che la parte d'azione sia secondaria. Quando si entra nella dimensione parallela che solo York è in grado di vedere, ci si trova a combattere con armi di vario genere contro diversi tipi di fantasmi, dove risolvere semplici puzzle ambientali e cimentarsi in ahinoi frustranti sezioni quick time tenendo conto anche dell'indicatore del battito cardiaco, che aumenta quando si trattiene il respiro o quando si corre. Il livello di tensione si mantiene su livelli discreti quando si affrontano i nemici standard, per poi salire quando si incontra l'uomo con l'impermeabile rosso: trattenere il respiro mentre ci si nasconde in un armadietto attendendo il momento propizio per fuggire ci ha dato una bella botta di adrenalina.


Purtroppo, il sistema di controllo a dir poco vetusto ci riporta nel mondo reale con qualche imprecazione di troppo causata dalla scarsa intuitività o dall'infelice combinazione di animazioni legnose e inquadrature spesso fisse. E' un peccato, in quanto Deadly Premonition fa tutto - e anche di più - per trasportare il giocatore nell'intrigo di Greenvale e nella maggior parte dei casi ci riesce egregiamente, complici l'ottima colonna sonora e il doppiaggio inglese. Infima invece la traduzione in italiano, afflitta da qualunque genere di errore sia possibile in un lavoro di adattamento. C'è tanta sostanza in Deadly Premonition, spesso più di quanta se ne trovi nei titoli di prima classe. E quando si è concentrati sull'intrigo, ci si accorge che in fin dei conti la realizzazione tecnica non è affatto male.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: ottima caratterizzazione dei personaggi; vicenda intrigante; struttura di gioco innovativa per un survival horror
Replay Value: discreto. 50 missioni secondarie e possibilità di esplorare liberamente la mappa
Aspetti Negativi: realizzazione tecnica datata; sistema di controllo problematico; traduzione in italiano piena di errori
In Sintesi: Deadly Premonition stupisce per la capacità di appassionare il giocatore grazie all'ottima caratterizzazione di vicenda e personaggi, che va ben oltre le lacune tecniche che potrebbero spaventare i più

martedì, dicembre 21, 2010

Letture Sotto l'Albero/ Scienza, Fantascienza e Mito

Fra i tanti regali sotto l'albero non può mancare un buon libro, meglio ancora se tratto da uno dei tanti universi videoludici che ci accompagnano durante tutto l'anno. Continua con successo l'ampliamento del catalogo di letture pubblicate da Multiplayer.it Edizioni, che annovera ormai tutti i marchi più conosciuti dell'industria videoludica.

Titolo: Dead Space: Martyr
Autore: B. K. Evenson
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: narrativa
Argomento: fantascienza
Pagine: 422

Partito in sordina ma capace di conquistare sempre più seguaci grazie al passaparola, Dead Space si è ormai affermato come un universo capace di abbracciare i media più disparati. Da videogame a fumetto e a cartone animato, fino a giungere nelle nostre mani anche in forma di romanzo. In questo caso si tratta di un prequel alle avventure che vedono Isaac Clarke coinvolto nella carneficina a bordo della nave spaziale Ishimura. Protagonista è invece Michael Altman, scienziato che fra i primi decise di investigare sulle anomalie provenienti dal centro del cratere Chicxulub, in Yucatan, le cui leggende si tramandavano da secoli fra la popolazione locale.
La "coda del diavolo" e i suoi simboli divengono il fulcro del mistero attorno cui si dipana l'avventura, che predilige soffermarsi sugli aspetti psicologici e religiosi invece che sull'azione, dando vita a un romanzo appassionante da leggere con il fiato sospeso. La prima metà del libro - dove i ruoli dei personaggi si delineano a poco a poco - è particolarmente intrigante. Il punto di vista si sposta frequentemente sui diversi fronti della vicenda permettendo al lettore di disegnarsi in testa un quadro generale, ricevendo risposte agli interrogativi in maniera equilibrata e senza affanni. Tanti i dialoghi, per un romanzo che purtroppo non spende troppe parole per descrivere ambienti e personaggi, tralasciando dettagli che avrebbero sì rallentato il ritmo, ma anche incrementato il coinvolgimento generale.

Il punto di forza di Dead Space: Martyr rimane quello di essere, anche slegato dal videogame, un buon romanzo. Essendo un prequel, non pretende che il lettore conosca già parte dell'universo o i personaggi, permettendo a qualunque appassionato di fantascienza di immergersi nel racconto. D'altro canto, i conoscitori della saga avranno modo di approfondire i retroscena che hanno portato alle vicende sulla Ishimura, dando un volto e una storia a nomi familiari. La traduzione in italiano a cura di Beatrice Noberasco è scorrevole e in generale ben fatta e sono davvero rari gli errori di battitura che affliggevano le prime pubblicazioni dell'editore nostrano. In attesa del secondo episodio videoludico in uscita il 25 gennaio, Dead Space: Martyr è il passatempo ideale.


Titolo: God of War
Autore: Matthew Stover e Robert E. Vardeman
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: narrativa
Argomento: mitologia/azione
Pagine: 313

Dopo aver infiammato i pad di PlayStation, la battaglia fra il mortale Kratos e il dio della guerra Ares trova spazio anche sulla carte stampata, con un romanzo che riprende di pari passo le gesta dell'antieroe sanguinario. Dal combattimento contro l'Idra fino all'epilogo in un'Atene consumata dalle fiamme, i due autori seguono le orme tracciate dai Santa Monica Studios aggiungendo solo qua e là qualche dettaglio atto ad approfondire la vicenda.

Ne risulta un romanzo dagli evidenti alti e bassi: da un lato ci si lascia trasportare dai capricci degli dei e, soprattutto, dall'astuzia di Atena - che muove tutto e tutti come pedine sulla scacchiera con dialoghi interessanti - dall'altra le continue carneficine del fantasma di Sparta faticano a rinnovarsi a mano a mano che si procede nella lettura. Chi ha provato il videogame seguirà le gesta figurandosi mentalmente i vari quick time event ed esecuzioni finali, ma coloro i quali pensano di trovare qualcosa di più potrebbero rimanere a bocca asciutta.

God of War è quindi un romanzo fine a se stesso, nel complesso godibile se preso alla leggera ma a cui manca la voglia - o l'abilità - di fare il salto da mera trasposizione dell'esperienza videoludica per abbracciare le dinamiche del racconto. Curata da Francesca Noto, la traduzione in Italiano è di buona fattura anche se dobbiamo evidenziare alcuni cali di tono dovuti a una correzione di bozze non sempre puntuale.




Titolo: Mass Effect: Retribution
Autore: Drew Karpyshyn
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: narrativa
Argomento: fantascienza
Pagine: 324

Il terzo libro ambientato nell'universo del capolavoro di BioWare si conferma come un ottimo esempio di come fondere letteratura e videogame. Seguito diretto di Ascension, Retribution diviene complementare all'esperienza videoludica narrando gli eventi successivi a Mass Effect 2, dove Paul Grayson, ex membro di Cerberus, diviene cavia da laboratorio per studiare i Razziatori tramite un impianto della loro tecnologia. Un filone che si posiziona a fianco delle avventure di Shepard e che offre la possibilità di approfondire la vicenda nel suo insieme alla scoperta di complotti e verità appena accennati nel videogame. Oltre Paul fanno ritorno sulla scena il comandante Anderson e Kahlee Sanders, già protagonisti dei due libri precedenti, ma anche l'Uomo Misterioso, l'unico detentore - a quanto pare - della verità sui Razziatori.

Lo stile di Drew Karpyshyn (che è anche uno degli sceneggiatori del gioco) si è consolidato con i racconti precedenti e rimane sostanzialmente immutato in Retribution, favorendo frequenti cambi di punti di vista per introdurre nuove scene, accompagnati da una discreta capacità descrittiva. Manca ancora un adeguato approfondimento psicologico dei personaggi, che si rivelano spesso conformi agli stereotipi di buoni o cattivi a tutti i costi. In ogni caso, Retribution svolge un lavoro egregio per immergere ancor di più il lettore nell'opera fantascientifica di BioWare, pavimentando la via per ulteriori sviluppi sia videoludici, sia letterari. Ancora una volta si assiste infatti a un finale aperto che lascia spazio a interpretazioni e, naturalmente, ulteriori racconti.

Come i precedenti romanzi, Mass Effect: Retribution catalizza l'attenzione del lettore grazie alla narrazione veloce, coadiuvata dal buon lavoro di adattamento svolto da Fabio Gamberini. Imperdibile per tutti gli appassionati, Mass Effect: Retribution si conferma come un romanzo ben fatto a 360°, capace di inserirsi negli eventi della saga in maniera coerente, aggiungendo ulteriore sostanza a un universo sempre più appassionante.

lunedì, dicembre 06, 2010

Recensione/ BlazBlue: Continuum Shift

A meno di un anno di distanza dal lancio europeo, BlazBlue si rinnova con una versione rivista e corretta che rifinisce lo stile di gioco e aggiunge parecchie modalità, rivolgendosi sia allo zoccolo duro degli hardcore, sia ai neofiti del genere

BlazBlue: Continuum Shift
Sviluppatore: Arc System Works
Editore: Zen United
Distributore: Namco Bandai Partners Italia
Genere: Picchiaduro
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: Guilty Gear X (Dreamcast, PC, PlayStation 2); Super Street Fighter IV (PC, PlayStation 3, Xbox 360); The King of Fighters XII (PlayStation 3, Xbox 360); Battle Fantasia (PlayStation 3, Xbox 360)

Rebel 1!

Cimentarsi in un picchiaduro è sempre stato un affare complicato, soprattutto quando sono apparse combo e finezze di vario genere nella meccanica di gioco. BlazBlue: Calamity Trigger non fu certo un esempio di accessibilità - tutt'ora viene definito come una delle vette dei picchiaduro hardcore - ma il nuovo Continuum Shift sembra voler porre rimedio. Al di là dell'eccessiva modalità per principianti - che assegna ai tasti frontali le combo principali - il nuovo Training Mode diviene un passo obbligatorio per due motivi. Innanzitutto funge da manuale di istruzioni per comprendere tutte le meccaniche che governano il gioco (fra attacchi, cancel, contromosse e via discorrendo) e soprattutto insegna passo per passo le strategie, i punti di forza e di debolezza di ogni singolo personaggio. Un'idea tanto semplice ma che vediamo per la prima volta implementata in una maniera sensata che effettivamente permette di migliorare la propria abilità di combattente.


Le lezioni sono suddivise per grado di difficoltà e prevedono una spiegazione testuale seguita da una sessione di pratica, dove le uniche note stonate sono l'assenza di una visualizzazione dei tasti premuti (che avrebbe facilitato ancor più l'apprendimento) e l'uso della nomenclatura originale dei tasti che non corrisponde a quella del pad. Giocare a BlazBlue non sarà più un passatempo per pochi eletti, in quanto tutti gli appassionati dei picchiaduro a incontri potranno forgiare il proprio stile di combattimento contando su un allenamento che dà presto buoni frutti. Ciò non significa che BlazBlue: Continuum Shift sia un picchiaduro semplice o per casual gamer, ma semplicemente che con impegno e buona costanza si ha la possibilità di diventare competitivi in meno tempo rispetto al passato. Non ci sono quindi scuse per non provare BlazBlue, anche se non si masticano picchiaduro a colazione.


Il titolo di Arc System Works rimane ancora un gioco esemplare per gli accaniti del genere. Questa versione ha la sola pecca di offrire solo un trittico di personaggi aggiuntivi rispetto al predecessore - Tsubaki Yayoi, Mu-12 e Hazama Koryaku, mentre Makoto è disponibile su Xbox Live, purtroppo a pagamento - ma in quanto a contenuti di gioco siamo ancora su livelli altissimi. BlazBlue preferisce infatti la diversità alla qualità e le new entry rispettano questa filosofia in pieno, grazie uno stile di combattimento unico e a nuove mosse drive che li rendono un piacevole diversivo rispetto ai classici Ragna e Hakumen.


Per quanto riguarda la meccanica di gioco, sono stati operati numerosi ritocchi al bilanciamento dei personaggi, modificato il funzionamento della guardia - che ora è gestita con dei punti - e trovano spazio nuove mosse per combattimenti ancora più intriganti. Dalla versione PlayStation Portable arriva la modalità Legione - attraverso cui aggiungere alleati man mano che si conquistano le postazioni avversarie - mentre la modalità Storia è stata arricchita di nuovi retroscena che condiscono le vicende immediatamente successive a quanto narrato in Calamity Trigger. Interessante anche la modalità Sfida, una sorta di difficilissimo survival dove è necessario soddisfare determinate condizioni per procedere.


Il pad Xbox 360 non è l'ideale per gestire i comandi al millesimo di secondo, per questo è consigliato un arcade stick se si vuole essere davvero competitivi nei match online. E' uscito solo da pochi giorni in Europa, ma Continuum Shift è disponibile già da mesi oltreoceano: gli avversari al momento della recensione non sono moltissimi e quelli che ci sono sanno il fatto proprio. Fortunatamente è possibile registrare e rivedere fotogramma per fotogramma le partite online in modo da studiare le tecniche degli altri giocatori. Il lavoro di bilanciamento svolto da Arc System Works ha riportato alla diginità personaggi come Bang, ora molto più competitivo, e ridimensionato la potenza di altri (fra cui Jin Kisaragi e i suoi attacchi glaciali). Per partecipare alle partite classificate è già disponibile la patch per la versione 1.01 che lascia ben sperare per aggiornamenti costanti volti al perfezionamento dell'esperienza di gioco.


Esplosivo nel gameplay ma anche nella veste grafica, BlazBlue: Continuum Shift risplende nel suo coloratissimo 2D in alta definizione che sfoggia animazioni ben collegate fra loro unite a effetti 3D d'impatto. Come di consueto l'azione è ritmata da musiche hard rock, con la possibilità di scegliere sia il doppiaggio giapponese sia quello inglese. In definitiva BlazBlue: Continuum Shift è caldamente consigliato a tutti gli amanti dei picchiaduro a incontri, soprattutto se ci si è fatti sfuggire il primo episodio.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: nuove modalità di gioco; più accessibile per i neofiti; bilanciamento migliorato; sistema di combattimento raffinato; tecnicamente ottimo
Replay Value: ottimo. La modalità online non perde un colpo
Aspetti Negativi: solo 3 personaggi nuovi
In Sintesi: BlazBlue: Continuum Shift migliora ove possibile il predecessore confermandosi come il miglior picchiaduro 2D in circolazione. La carenza di personaggi aggiuntivi potrebbe stare un po' stretta ai possessori di Calamity Trigger, ma la varietà non manca.

domenica, dicembre 05, 2010

Recensione/ Majin and the Forsaken Kingdom

Cosa lega un guardiano gigantesco e un ladro altruista? L'amicizia, naturalmente, che in Majin and the Forsaken Kingdom diviene il perno attorno a cui si sviluppa un'avventura epica e al tempo stesso emotivamente intensa.

Majin and the Forsaken Kingdom
Sviluppatore: Game Republic
Editore: Namco Bandai Games
Distributore: Namco Bandai Partners Italia
Genere: Azione/Puzzle
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: ICO (PlayStation 2); Prince of Persia (PlayStation 3, Xbox 360); Enslaved (PlayStation 3, Xbox 360); The Legend of Zelda: Twilight Princess (GameCube, Wii)

Il più bello del reame

Il regno in cui si avventura Tepeu, ladro gentiluomo, è una landa desolata le cui rovine sono reminiscenti di un tempo in cui l'umanità prosperava. Ma la Tenebra ha ormai avvolto tutto con l'oscurità e la malvagità, mutando gli uomini in ombre nere che ne proteggono i confini. Con il compito di debellare questa occupazione secolare e di impedirne l'estensione verso il proprio villaggio, Tepeu dovrà affrontare mille difficoltà e ancor più pericoli per addentrarsi nel castello, cuore della Tenebra, e riportare così la pace nel regno. Riuscirebbe a ben poco da solo: troverà presto nel gigantesco Majin un prezioso alleato con cui stringere amicizia e intraprendere un viaggio memorabile in cui la cooperazione fra i due porterà nuova speranza. Il rapporto che si sviluppa non è solo l'elemento centrale della meccanica di gioco, ma anche il maggiore punto di forza del titolo Game Republic, che propone una deliziosa coppia di eroi - l'agile e astuto Tepeu e il possente Teotl - ottimamente caratterizzati che si evolvono nel corso dell'avventura. Quando stringono amicizia per la prima volta, oppure quando Teotl racconta dei propri trascorsi attraverso delle scene stilizzate ci si sente coinvolti fino in fondo, tanto è profonda l'atmosfera fiabesca.


Tepeu può interagire con Teotl per risolvere numerose situazioni, dall’affrontare combattimenti in tandem – dove attraverso le combo i due approfondiscono il legame divenendo più forti – o i puzzle ambientali che bloccano la strada verso il prossimo obiettivo. Sebbene si tratti spesso di trovare un escamotage per aprire una porta, i rompicapo sono molto vari e richiedono di esaminare a fondo lo scenario soffermandosi a pensare più di quanto ci si aspetti. Una qualità che permane per gran parte dell’avventura, tenendo a bada la ripetitività con situazioni spesso differenti dove non sono rare alcune sezioni di platfom. Dall’attivazione di ingranaggi ai barili esplosivi e alle catapulte o ancora all'uso del Majin come scala per le alture, ciascuna sezione della vasta mappa propone un approccio interessante alle varie situazioni.


Con il progredire nell'avventura, Teotl riconquista i poteri elementali perduti, che danno spazio a ulteriori puzzle in cui utilizzare magie legate al vento, al fuoco, al fulmine o alla purificazione. Magie particolarmente utili durante i combattimenti con i quattro boss che presidiano altrettante zone della mappa, dove è necessario sfruttare gli elementi ambientali per avere la meglio. L'esplorazione è completamente libera e non è raro tornare sui propri passi per accedere a nuove sezioni utilizzando i poteri acquisiti. Questo rende il gioco ancora più interessante ma dall'altro lato l'assenza di un sistema di spostamento più veloce - fatta eccezione per qualche portale di teletrasporto - rende i viaggi fra un luogo e l'altro più lunghi di quanto si desideri, soprattutto quando si devono affrontare nuovamente i nemici che si rigenerano automaticamente.


Il ruolo di Tepeu nei combattimenti è spesso relegato a personaggio di supporto vista la sua scarsa resistenza, cionondimeno può essere di parecchio aiuto per sbarazzarsi dei nemici: può eliminarli silenziosamente alle spalle, oppure fungere da esca per poi indicare a Teotl di rovesciargli addosso un macigno, oppure gettarsi nel vivo combattimento con la sua arma magica. Sconfiggendo gli alleati della Tenebra Tepeu guadagna esperienza per incrementare le proprie capacità di attacco e resistenza e scoprendo i tesori nascosti è possibile indossare nuovi abiti che modificano particolari attributi. Il sistema di combattimento nel suo complesso non è particolarmente elaborato - ci sono solo due mosse a disposizione, più un tasto per le combo con Teotl - ma funziona a dovere e concede alcuni momenti spettacolari.


Controllare Teotl è altrettanto semplice e si basa su quattro comandi base come indicare al Majin di attendere, di seguirci, di attaccare un bersaglio, oppure di eseguire delle azioni in base al contesto. L'intelligenza artificiale si comporta spesso nel migliore dei modi e la possibilità di interagire con particolari oggetti è agevolata da un mirino semi-automatico. Majin and the Forsaken Kingdom non è un titolo difficile - è davvero raro morire in quanto Tepeu guarisce stando accanto a Teotl - ma talvolta nelle situazioni più concitate i controlli complicano la vita a causa di un lieve ritardo percepibile soprattutto quando è richiesta una maggiore precisione nei salti.


Sotto il profilo tecnico, Game Republic ha confezionato un mondo di gioco brillante e vario nel suo complesso. Seppur afflitto da una fluidità non sempre eccelsa e da texture non proprio in alta definizione, il gioco stupisce per la brillantezza dei colori e la direzione artistica, che include anche il passaggio dinamico fra giorno e notte. A differenza del doppiaggio originale, le voci italiane sono azzeccate e rendono bene le caratteristiche dei personaggi, mentre le musiche di sottofondo accompagnano l'avventura con motivi incantanti. Majin and the Forsaken Kingdom è una piccola gemma che rischia di soffocare fra i nomi altisonanti di questa stagione natalizia. Sono pochi i titoli a immergere il giocatore in un mondo magico e Majin and the Forsaken Kingdom è uno di questi.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: atmosfera fiabesca; puzzle ambientali vari e ben congegnati; rapporto di amicizia fra Majin e Tepeu; ben realizzato; esplorazione del mondo di gioco
Replay Value: discreto. Tesori nascosti e aree a prima vista inaccessibili prolungano la longevità
Aspetti Negativi: spesso si deve tornare sui propri passi; pochi portali per i trasferimenti veloci; respawn infinito dei nemici, qualche rallentamento
In Sintesi: Una fiaba tutta da giocare a cuore aperto. Coinvolgerà emotivamente chiunque lo metterà alla prova.