venerdì, aprile 29, 2011

Recensione/ Operation Flashpoint: Red River

La guerra non è un gioco, ma sono parecchi i giochi di guerra che ci portano in prima linea. Fra i tanti sparatutto che puntano sugli effetti speciali hollywoodiani ecco chi si dissocia e sceglie il realismo.

Operation Flashpoint: Red River
Sviluppatore: Codemasters
Editore: Codemasters
Distributore: Namco Bandai Partners Italia
Genere: Shooter / Simulazione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: Arma II (PC); Operation Flashpoint: Dragon Rising (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Colpo letale

Difficile parlare di realismo e di simulazione quando si c'è di mezzo la guerra. In quella vera basta un attimo di distrazione e si rischia la pelle, mesi di addestramento vengono cancellati in un istante e quello stesso istante rischia di divenire eterno mentre la tensione sale alle stelle. Non è certo la stessa cosa, ma anche nella guerra ritratta in Operation Flashpoint: Red River si possono riscontrare queste caratteristiche. Come i predecessori, il titolo Codemasters si fregia della volontà di portare il realismo in un genere visto sempre più frequentemente con gli occhi hollywoodiani di Michael Bay. Un realismo costruito si chiari punti fermi: i proiettili hanno una fisica e anche uno solo può essere letale; il ritmo cede il passo alla cautela; il coordinamento in squadra è vitale.


[Continua...]

Operation Flashpoint permette di adattare il grado di realismo alle proprie abilità. Se al livello di difficoltà Normale si è guidati quasi per mano attraverso le missioni grazie a un HUD più che esaustivo, il massimo della difficoltà offre le maggiori soddisfazioni. Senza indicatori sullo schermo se non utilizzando l'apposito visore e con solo gli ordini del comandante e dei compagni a darci un quadro della situazione, la tensione sale al massimo. Ogni passo deve essere mosso con estrema cautela, spaesati nella vastità delle ambientazioni desertiche eppure così dense di pericoli. "Sniper. 250 meters. North-East": i compagni tengono costantemente il contatto radio diffondendo informazioni molto utili per proseguire, ma la localizzazione solo in inglese con sottotitoli impedisce di immergersi nella battaglia in piena coscienza. Purtroppo, il realismo a volte è implementato in maniera posticcia. Esempi chiave sono le reazioni poco credibili dei nemici ai colpi agli arti e la possibilità di curare le ferite infinite volte. In altri casi il realismo porta a situazioni noiose, come i lunghi briefing a bordo degli Humvee che fungono da malriuscito collante narrativo oppure le frequenti camminate nel nulla per raggiungere l'obiettivo successivo.


Fedele alle sue origini, Operation Flashpoint: Red River è uno shooter tattico in prima persona con piena libertà d'azione in cui il coordinamento della squadra assume un ruolo determinante. A capo del team Bravo, il giocatore può personalizzare i componenti del team scegliendo la classe fra le quattro disponibili, il relativo arsenale e una serie di miglioramenti e abilità sbloccabili con l'accumulo di esperienza sul campo. Soprattutto, deve comandarne gli spostamenti tramite un menu radiale. Spedire i compagni in ricognizione, ordinargli il fuoco di soppressione oppure di ripulire un edificio diviene una pratica naturale in poche decine di minuti grazie ai controlli che variano in base al contesto, anche se alcune situazioni richiederebbero una maggiore varietà e precisione dei comandi. Seppur migliorata rispetto a Dragon Rising, l'intelligenza artificiale dei compagni non è sempre all'altezza della situazione - persiste una certa lentezza nell'esecuzione e la difficoltà nel trovare la via verso il bersaglio o peggio nel soccorrere i compagni - dando luogo a situazioni caotiche e game over inattesi.


Viene in aiuto la possibilità di ospitare e unirsi a sessioni co-op in ogni momento, soluzione che porta l'esperienza di gioco su livelli davvero entusiasmanti. A patto che fra i giocatori vi sia coordinamento in chat vocale, è solo in co-op che si riescono a sfruttare le varie peculiarità delle classi creando situazioni di gioco in cui, per esempio, il granatiere e il fuciliere attaccano frontalmente con il fuoco di soppressione mentre il cecchino coglie l'avversario di sorpresa. Che l'azione cooperativa sia la linfa del gioco è evidente nella modalità multiplayer "Ingaggi di Squadra" in cui si devono difendere avamposti, convogli e così via sopravvivendo ad attacchi sempre più ostili. A onor del vero l'assenza di modalità competitive può essere un deterrente, ma la bontà delle mappe e la varietà degli obiettivi del co-op riescono a sfruttare al meglio le caratteristiche tattiche del gioco.


Sebbene sia meno vario di Dragon Rising - le sezioni sui veicoli sono quasi assenti - Operation Flashpoint: Red River riesce a soddisfare gli amanti della serie con un gameplay articolato e profondo, una campagna di tre atti in Tajikistan longeva e una serie di mappe multiplayer per divertirsi con gli amici. Il tutto sotto il controllo del motore grafico Ego che, pur non eccellendo nei dettagli, riesce a rappresentare egregiamente la vastità del terreno di gioco (esplorabile in lungo e in largo). Non è un titolo per chi ama correre e sparare ai bersagli, ma chi volesse provare un'esperienza di guerra autentica potrebbe trovare una piacevole sorpresa.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: atmosfera realistica; personalizzazione della squadra; ottimo multiplayer co-op; campagna longeva
Replay Value: buono. Multiplayer cooperativo per la campagna e per modalità dedicate
Aspetti Negativi: intelligenza artificiale dei compagni deludente; si sente la mancanza di ordini più approfonditi; passaggi narrativi troppo lunghi e blandi; veicoli pressochè assenti
In Sintesi: con la sua visione realistica della guerra, Operation Flashpoint: Red River riesce molto bene in co-op, un po' meno da soli

martedì, aprile 26, 2011

Letture per la Primavera/ Fantascienza e Fantapolitica

Quest'anno è arrivata tardi, ma alla fine quel che conta è che arrivata. La primavera, con i suoi alberi in fiore, i suoi profumi e il primo sole che anticipa l'estate. Durante le gite fuori porta o le giornate al parco, un buon libro è meglio di una console portatile: vivi l'avventura preferita senza avere riflessi fastidiosi sul display.

Titolo: EVE: The Empyrean Age
Autore: Tony Gonzales
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: romanzo
Argomento: fantascienza
Pagine: 550

Tratto dal popolare MMO EVE Online, The Empyrean Age ha il non facile compito di racchiudere in un unico volume una saga fantascientifica che conta numerosi punti di vista. La penna di Tony Gonzales però non teme le sfide: riesce a descrivere con crescente pathos il susseguirsi degli eventi dipingendo con abbondanza di particolari un universo che vive sul filo del rasoio. Ne esce così un romanzo sfaccettato, appassionante, che esula dalle sue radici videoludiche per abbracciare il pubblico più ampio degli appassionati della fantascienza. Non a caso, non bisogna essere veterani di EVE Online per immergersi nei sistemi stellari descritti da Gonzales e prendere le parti delle quattro fazioni in gioco.

The Empyrean Age inizia in piccolo, da una nave spaziale - la Retford - che raccatta pezzi di relitti per trarne profitto e dal suo equipaggio composto da fuggitivi, imbattutisi in un uomo la cui memoria si è persa nell'ultima clonazione. Come una spugna che si imbeve gradualmente d'acqua, la vicenda si espande man mano che l'occhio di bue si sposta da una parte all'altra dell'Universo. Su Caldari, un uomo spinto da ideali nazionalisti diviene dittatore delle corporazioni; la Repubblica dei Minmatar vive un periodo di instabilità a causa della disgregazione delle tribù; la fede dell'Impero di Amarr è messa in crisi dal ritorno di uno dei successori; la Federazione dei Gallente vede la propria egemonia economica messa in crisi. Realtà apparentemente dissociate i cui destini si avvicinano sempre più man mano che si procede nella lettura, eclettica nel suo continuo saltare da un punto di vista all'altro.

Sebbene talvolta si desideri approfondire l'una o l'altra vicenda più di quanto venga consentito dal volume unico, il lavoro di Gonzales non lesina dettagli e ritrae un quadro più che adeguato per far sentire il lettore a proprio agio mentre divora una pagina dopo l'altra. E' un peccato che l'epilogo non giovi della medesima cura nel dettaglio e nell'approfondimento, sembrando a tratti addirittura frettoloso. Alcuni quesiti non trovano risposte adeguate e parecchie strade finiscono nel vuoto o, peggio, non finiscono proprio. Segno che probabilmente i punti di osservazione erano davvero troppi da gestire. La consapevolezza di non poter proseguire le vicende in un seguito - il secondo libro (edito solo in inglese) è uno spin-off - lascia ancor più a bocca asciutta. Ciononostante, vale sicuramente la pena entrare nel mondo di EVE: The Empyrean Age e farsi coinvolgere in una saga che va al passo con le più blasonate. Da segnalare il buon lavoro di traduzione di Francesca Pongiglione per l'edizione italiana.


Titolo: Homefront: la Voce della Libertà
Autore: John Milius e Raymond Benson
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: romanzo
Argomento: guerra
Pagine: 327

"Io ho il terrore della Corea del Nord. Ho sempre quest'incubo: scattano le sirene ed entra qualcuno che mi dice che i nordcoreani ci stanno attaccando". Sono le parole dello stralunato Presidente degli Stati Uniti in American Dreamz, che sembra aver anticipato di un lustro la trama del lavoro di THQ. Perchè in Homefront, l'America viene davvero attaccata dalla Corea del Nord - nel frattempo diventata Grande Repubblica della Corea dopo la conquista del Giappone, della Cina e altre Nazioni dell'Estremo Oriente - e messa a ferro e fuoco da un'invasione brutale e senza via di scampo. Lanciato in concomitanza con il videogame per stabilire un nuovo franchise a tutto tondo, Homefront: la Voce della Libertà racconta con grande attenzione ai particolari quest'invasione, ponendosi come approfondimento dello scenario in cui si svolge il videogame. Anzi, potrebbe tranquillamente vivere come un libro a se stante tanta è stata la cura degli autori - il John Milius di Apocalypse Now e Raymond Benson - nel rendere le vicende così verosimili e plausibili.

Seguendo le vicissitudini del giornalista freelance Ben Walker, si scopre l'ascesa dei coreani in uno scenario geopolitico profondamente diverso dai giorni nostri, dove l'America è il bersaglio ideale vista la società decadente dopo il crollo della sua influenza politica ed economica. Sotto il naso della Comunità Internazionale, il Grande Compagno Kim Jong-Un riesce a mettere sotto scacco gli Stati Uniti con pratiche riminiscenti del Nazismo e con una propaganda atta a rallentare gli interventi di tutto l'Occidente. Da baluardo della tecnologia, la California e gli altri Stati americani regrediscono presto di qualche centinaio d'anni a causa della mancanza di elettricità, finendo nella duplice morsa degli invasori da una parte - che non esitano a rinchiudere o linciare qualunque dissidente - e della pazzia dall'altra - che genera isterie di massa e la crescita della violenza gratuita. Durante il suo viaggio verso la costa orientale, Ben Walker incontrerà gruppi di resistenza e ne diverrà un elemento chiave, conoscerà la guerra da vicino e ne vivrà l'adrenalina.

Appassionante, coinvolgente, capace di spaziare nell'ampio spettro dei sentimenti: Homefront: la Voce della Libertà è un libro che si divora in poche ore, ma che lascia impresse nella memoria immagini e sensazioni difficili da cancellare. A differenza del videogame, lascia poco spazio alla redenzione dei coreani - tratteggiando il braccio destro di Kim Jong-Un come un irriducibile sadico - per concentrarsi a piene mani su Walker e compagni, con cui crea fin da subito empatia. Sebbene gran parte dei personaggi siano riconducibili agli stereotipi del genere, non mancano di umanità e della propria parte di disperazione, resa più che bene anche dalle poche righe che concede la stesura snella e scorrevole degli autori. Ma quel che riesce meglio è l'intento di trasformare la storia di "uno" come nella cronistoria di un popolo, grazie anche al sapiente uso di pagine di diario che permettono ellissi di diversi mesi in poche righe.

L'unico punto debole del romanzo consiste nel finale aperto che trova proseguimento solo in parte nel videogame: ci auguriamo che Benson e Milius si mettano presto al lavoro per narrare nuove avventure dal mondo di Homefront. Ciononostante, Homefront: la Voce della Libertà si è rivelato un libro straordinario sia per i videogiocatori - ai quali sono dedicati numeroi cammei - sia per gli appassionati di lettura in generale. Azione e introspezione sono adeguatamente bilanciati, il batticuore cresce con lo scorrere delle pagine e il coinvolgimento è assicurato. Imperdibile, senza ombra di dubbio.

domenica, aprile 17, 2011

Recensione/ Yakuza 4

La yakuza detta legge a Kamurocho, ma fortunatamente c'è chi si sporca le mani per sistemare le cose e mettere un po' d'ordine fra i clan. Kazuma Kiryu è tornato e questa volta non è solo.

Yakuza 4
Sviluppatore: Sega
Editore: Sega
Distributore: Halifax
Genere: Azione/Avventura
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Grand Theft Auto IV (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Yakuza 3 (PlayStation 3); Shenmue 2 (Dreamcast, Xbox)

I Quattro dell'Ave Maria

Giunta al quarto episodio, la saga diretta da Toshihiro Nagoshi ancora fatica a trovare il giusto equilibrio fra le parti che la compongono. Non si può certo andare fieri del marchio di fabbrica che ha costruito intorno ai combattimenti: legnosi come nei picchiaduro dei primi anni '90, menare le mani in Yakuza 4 è una pratica in cui l'immediatezza diviene ripetitività, afflitta dall'uso di soli due tasti, collisioni imprecise e un sapore quasi stantio. Vi sono pregi - le tecniche sono piuttosto elaborate e si possono usare gli oggetti dello scenario - ma anche seri difetti, compresi i frequenti incontri casuali che interrompono i momenti di esplorazione fino allo sfinimento e l'impossibilità di fissare un'obiettivo sulla mappa. Nonostante gli scontri corpo a corpo costituiscano il DNA di Yakuza, l'esperienza di gioco si sostiene su diversi fronti.


La sceneggiatura scritta da Masayoshi Yokoyama diviene il mezzo trainante dell'intera avventura, che segue questa volta le gesta di tre nuovi personaggi che si affiancano al "vecchio" Kazuma Kiryu. Numerosi colpi di scena e sequenze intrise di pathos accompagnano il giocatore per la ventina di ore di gioco, durante le quali vengono a galla le personalità sfaccettate dei protagonisti e il rispettivo ruolo in una società ormai in decadenza. Uno su tutti, il poliziotto Masayoshi Tanimura è forse il più ambiguo di tutto il gioco, a metà strada fra la mala e la giustizia. E' un gioco fatto di chiari e scuri, controverso nel messaggio del "male a fin di bene" ma che proprio per questo riesce a trattare temi maturi in maniera un po' più credibile rispetto alla gran parte dei videogame in circolazione.


I quattro personaggi non danno luogo al solito cambio di punto di vista sulla vicenda, bensì delineano percorsi disgiunti destinati a intrecciarsi. A tratti volutamente esagerata, la storia è senza dubbio il piatto forte di Yakuza 4 e il maggior incentivo a sviscerarne i contenuti. Ma la narrazione non riesce a tenere il passo, vuoi per l'uso spropositato delle scene di intermezzo testuali (anche da decine di minuti) completamente in inglese, vuoi per il fatto che l'unione dei personaggi avviene solo nell'epilogo, senza che le strade si incrocino in maniera sottile come accade, per esempio, in Crash. .


L'alternanza dei personaggi ha portato una ventata di aria fresca generale, introducendo stili di combattimento radicalmente diversi fra loro e attività secondarie particolari. Spicca fra tutte quella di Shun Akiyama, che deve gestire la scalata al successo di un club di hostess - niente censure, questa volta - attraendo sempre più clienti grazie alle donnine da vestire a piacimento. Vi sono delle novità anche sul fronte delle ambientazioni: nonostante il tutto si svolga su una mappa più confinata rispetto al predecessore, la possibilità di muoversi sui tetti - soprattutto fuggendo dalla polizia nei panni del gigante ex-yakuza Taiga Saejima -, nelle fogne o nei sotterranei incrementa la sensazione di libertà. Una libertà data come di consueto dalla possibilità di vivere a modo proprio il distretto di Kamurocho, scoprendo i numerosissimi minigiochi a disposizione. Freccette, golf, cabinati arcade, karaoke, mahjong, pachinko, visite al dojo, alla casa di appuntamenti e molto altro ancora: annoiarsi a Kamurocho è pressochè impossibile.


C'è voluto un anno intero per portare Yakuza 4 in occidente e dal punto di vista tecnico il tempo si fa sentire, anche considerando che attinge a piene mani dagli asset del predecessore che risale al 2009. I dettagli a volte languono, ma la visione d'insieme ancora una volta è vincente, ricreando uno spaccato nipponico in cui immergersi senza esitazione. Giova anche il doppiaggio originale in giapponese, anche se dobbiamo accontentarci dei chilometrici sottotitoli in inglese. In definitiva, nonostante rimanga ancorato alle origini nella meccanica di gioco, Yakuza 4 riesce a trovare gli elementi per essere differente e, ancora una volta, incredibilmente attraente per tutti gli appassionati della saga e della sua atmosfera. La struttura a episodi basati su quattro personaggi rinvigorisce per certi versi la formula, un'avventura in cui è facile perdersi e da gustare fino all'ultima hostess.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: vicenda avvincente; quattro personaggi con stili differenti; spaccato di vita nipponica ben riuscito; molteplici attività e minigiochi
Replay Value: buono. Come i migliori sandbox game, ci sono un numero sterminato di attività extra da svolgere e minigiochi da provare
Aspetti Negativi: narrazione con ritmo altalenante; scene di intermezzo lunghissime; sistema di combattimento vetusto; incontri casuali frequenti; solo in inglese
In Sintesi: Yakuza 4 è tanto riuscito nella storia quanto retrogrado nelle fasi d'azione. Fortunatamente, il coinvolgimento è assicurato.

martedì, aprile 12, 2011

Recensione/ Stoked: Big Air Edition

Quando tutti pensavano che il genere dedicato allo snowboard avesse esaurito la sua linfa vitale, ecco Stoked: Big Air Edition, dedicato a chi di snowboard se ne intende e non rinuncia a una surfata virtuale anche in vista dell'estate

Stoked: Big Air Edition
Sviluppatore: Bongfish
Editore: Destineer
Distributore: Namco Bandai Partners Italia
Genere: Sportivo / Simulazione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC)
Titoli correlati: Amped 2 (Xbox)

Nessun limite

Alla base di Stoked: Big Air Edition c'è una sola cosa: la montagna. Dal Monte Fuji al K2 ve ne sono 7 da esplorare in lungo e in largo, perchè ancor prima di essere un gioco basato su trick e punteggi, il titolo Bongfish è un raro esempio di free-roam sportivo. Si raggiunge il punto preferito da cui lanciarsi dall'elicottero, dopodichè si è soli sulla neve fresca, liberi di solcare la propria via alla ricerca di opportunità per mettere alla prova abilità e stile. Sotto questo aspetto, Stoked: Big Air Edition rimane un titolo pressochè unico nel suo genere, ancor più vasto e versatile di Amped.


Durante le discese di certo non ci si annoia. In corrispondenza dei punti chiave vi sono decine di sfide da affrontare a piacimento. Si spazia dall'esecuzione di sequenze di trick al più comune score attack eseguendo avvitamenti e grab, fino ad arrivare alle gare con i pro, dove il motore grafico sfoggia una velocità impressionante. La mole di contenuti è uno dei punti di forza di Stoked, che riesce a intrattenere per ore intere senza mai abbandonare la montagna, grazie anche al sistema di classifiche perfettamente integrato nel gioco e al multiplayer con supporto di drop-in in tempo reale. Non che vi siano molti giocatori online, purtroppo. D'altronde arriva nel Vecchio Continente con oltre un anno e mezzo di ritardo rispetto al lancio americano.


Lo spirito di Stoked: Big Air Edition è quello della simulazione, ravvisabile sia nello stile grafico, piuttosto aderente alla realtà, sia nella rappresentazione dei vari trick. Non ci troveremo a concatenare manciate di trick mentre si vola (letteralmente) come in SSX, ma saremo chiamati a eseguire le varie acrobazie con tempismo, tenendo d'occhio la qualità delle evoluzioni invece della quantità. Sono molto importanti, per esempio, l'atterraggio - per ottenere moltiplicatori bonus -, oppure la costanza del trick e, ovviamente, la varietà nell'eseguirli. L'obiettivo ultimo è di creare un proprio stile di discesa, conquistanto punti influenza per ottenere accessori bonus, vestiario e perfino la possibilità di venire fotografati per la copertina di una rivista. Detto questo, è doveroso sottolineare che non sempre l'aspetto simulativo è reso adeguatamente. I trick di avvitamento permettono di cambiare direzione con troppa semplicità e in generale manca la sensazione del movimento inerziale e del peso dello snowboarder.


L'esecuzione dei trick porta alla problematica principale di Stoked: Big Air Edition, ovvero la ripida curva di apprendimento data dal sistema di controllo - che affida gran parte dei trick allo stick analogico destro - e dal tutorial non proprio esaustivo. L'obiettivo di alcune sfide si nasconde dietro nomi un po' criptici, a meno di essere appassionati di snowboard fin nelle ossa. Scoprire come eseguire i vari tipi di grind a disposizione richiede un numero eccessivo di tentativi, quando una semplice pagina di spiegazioni avrebbe facilitato la vita dei neofiti. Fortunatamente i trick basati sui salti sono sempre mappati su un pad visibile sullo schermo, almeno nelle prime sessioni di gioco. Basta armarsi di un po' di entusiasmo e pazienza e i risultati non tardano ad arrivare, regalando soddisfazioni a ogni trick portato a termine. Parecchio irritante è invece il piazzamento in pista dopo un incidente, spesso troppo vicino a ostacoli impossibili da evitare con conseguenti cadute a catena.


I limiti tecnici ravvisabili in Stoked: Big Air Edition - grafica un po' scarna e un pop-up piuttosto pronunciato - vengono compensati dall'ottima profondità della visuale e dalle variazioni climatiche in tempo reale, che unite all'alternarsi del giorno e della notte garantiscono maggior varietà alle discese. Promossa a pieni voti la colonna sonora, che presenta una commistione di generi invidiabile. La struttura open-world di ciascuna montagna, la mole di sfide da affrontare, lo stile di gioco realistico, le opzioni di personalizzazione e il multiplayer rendono Stoked: Big Air Edition un titolo da veri appassionati della tavola che colma il vuoto creatosi negli ultimi anni. C'è voluto del tempo per vederlo in Europa e sarebbe un peccato lasciarselo sfuggire.


Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: 7 montagne da conquistare; assoluta libertà d'azione; molteplici sfide; variazioni climatiche
Replay Value: ottimo. Oltre al multiplayer, ciascuna montagna offre svariate ore di gioco
Aspetti Negativi: realizzazione tecnica migliorabile; curva di apprendimento piuttosto ripida
In Sintesi: Stoked: Big Air Edition è il titolo che gli appassionati di snowboard attendevano da tempo. Non è perfetto, ma la costanza premia.

giovedì, aprile 07, 2011

Recensione/ Warriors: Legends of Troy

L'antica grecia torna protagonista di un hack'n slash, ma la rivisitazione di Koei Tecmo prova a essere un po' più aderente alla mitologia evitando di scopiazzare God of War nella meccanica di gioco. Sarà la scelta giusta?

Warriors: Legends of Troy
Sviluppatore: Koei Tecmo Canada
Editore: Koei Tecmo Europe
Distributore: Halifax
Genere: Azione
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PlayStation 3)
Titoli correlati: La Leggenda di Beowulf (PlayStation 3, Xbox 360); God of War III (PlayStation 3); Scontro di Titani (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Lezione di storia


Arriva quasi in sordina questo nuovo hack'n slash dello studio canadese di Koei Tecmo e la prima cosa che balza all'occhio è la presa di distanze sia dalla serie Dynasty Warriors, sia da God of War e simili. Dal ritmo più pacato e con un gameplay votato leggermente più alla tecnica rispetto alla pressione convulsa dei tasti, Warriors: Legends of Troy rappresenta una piacevole sorpresa dal punto di vista narrativo. Non tanto per le soluzioni visive o per la regia, quanto per l'aderenza ai Poemi del ciclo Epico. Una voce fuori campo accompagnata da immagini fisse o sporadiche scene di intermezzo racconta con grande accuratezza la guerra di Troia, con tanto di flashback e introspezioni che seguono quasi punto per punto - persino utilizzando i versi originali - le gesta di eroi achei come Achille, Ulisse, Aiace e Patroloco, oppure troiani come Ettore, Paride, Enea e Pentesilea, alternandone i punti di vista.


Questo desiderio di "realismo storico" si riflette anche nella meccanica di gioco. Fatta eccezione per la barra di Furia, che permette di attaccare con velocità e potenza maggiori, i combattimenti non prevedono mosse speciali, super-poteri, nè eventi quick-time. Ci si affida ad attacchi veloci, attacchi mirati che danno luogo ad esecuzioni alquanto sanguinose, oppure a mosse di stordimento. Maggiore è il tempismo delle combinazioni, maggiore è il danno inflitto, con la possibilità di concatenare azioni differenti con discreta semplicità. E' possibile parare gli attacchi e, cogliendo l'attimo, sbilanciare l'avversario, oppure effettuare schivate rotolando sul terreno o ancora raccogliere le armi nemiche. Particolarmente appagante, in questo caso, è la possibilità di lanciarle verso i nemici in fuga come fosse un tiro al bersaglio. Gli otto personaggi sono caratterizzati da stili di combattimento differenti per velocità, potenza e naturalmente attacchi, anche se non si tratta di varianti drastiche alla formula di base.


Non fosse per l'estrema ripetitività degli scontri e delle tecniche di gioco, l'obiettivo di creare un hack'n slash differente sarebbe riuscito in pieno. Il sistema di combattimento però non tarda a rivelare una legnosità inconsueta per il genere, unita all'assenza di varietà nelle combo quasi straziante. Imparata la tecnica di stordimento e di esecuzione, si trascorre la maggior parte del tempo a premere due tasti sempre nella stessa sequenza, rendendo i progressi sempre meno appaganti. L'intelligenza artificiale delle masse di avversari non stimola l'elaborazione di tecniche alternative, sebbene di tanto in tanto i generali o i comandanti richiedano approcci specifici per essere abbattuti. A rinvigorire l'interesse intervengono le sfide a singolar tenzone con i boss di fine livello, ma anche in questo caso è sufficiente imparare la tecnica corretta e ripeterla all'infinito per avere la meglio.


Anche le ambientazioni, a causa dell'impostazione realistica, soffrono di un déjà vu impressionante già nella prima manciata di missioni, con terreni sempre uguali e scarsamente caratterizzati. Ciò che colpisce per varietà e per personalizzazione è invece il sistema di potenziamento del personaggio. Accumulando esperienza durante i combattimenti è possibile acquisire nuove tecniche e abilità (contraddistinte da forme particolari) da disporre su una griglia a mo' di Tetris. Non potendo potenziare il personaggio all'infinito, è necessario incastrare con cura le forme delle abilità acquisite - ve ne sono oltre 50 da scoprire - in modo da ottenere il massimo risultato.


Purtroppo nè il sistema di upgrade, nè la bontà della narrazione riescono a compensare un'esperienza di gioco nel complesso poco incentivante a causa della ripetitività del gameplay. Le missioni secondarie e la modalità sfida potrebbero garantire qualche ora in più di gioco, ma in definitiva siamo di fronte a un titolo appena interessante per gli appassionati del genere, che potranno anche affermare di aver imparato qualcosa giocando.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: aderente alla mitologia; sistema di upgrade innovativo; obiettivi secondari nelle missioni
Replay Value: sufficiente. Occorre completarlo più volte per ottenere tutti gli oggetti
Aspetti Negativi: estremamente ripetitivo; scenari di guerra sempre uguali; intelligenza dei nemici di basso livello
In Sintesi: a Warriors: Legends of Troy va il merito di provare una strada alternativa ai vari cloni di God of War, ma non è sufficiente per giustificarne il blando risultato

domenica, aprile 03, 2011

Recensione/ Motorstorm: Apocalypse

AAA Piloti fuori di testa cercasi per corse suicide in una città in proncinto di cadere a pezzi. Abilità richieste: prontezza di riflessi, pelo sullo stomaco e tanto coraggio. Inizia una nuova puntata del Festival di Motorstorm, è la vostra ultima occasione per iscrivervi!

Motorstorm: Apocalypse
Sviluppatore: Evolution Studios
Editore: Sony Computer Entertainment Europe
Distributore: Sony Computer Entertainment Italia
Genere: Corse/Arcade
Piattaforma: PlayStation 3
Titoli correlati: Split/Second (PlayStation 3, Xbox 360); Pure (PlayStation 3, Xbox 360); Nail'd (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Topomoto e Autogatto

Dai paradisi naturali a una pseudo San Francisco devastata dagli eventi naturali, Motorstorm cambia faccia ma non la sostanza. Il nuovo set dove si svolgono le corse a base di adrenalina e incidenti offre come di consueto una discreta libertà grazie alle numerose scorciatoie da scoprire, a cui si aggiungono diverse deformazioni del tracciato che ricordano quelle di Split/Second. Scosse telluriche provocano la caduta di interi palazzi e la creazione di nuove vie, dando alle ambientazioni una vena di vitalità in più, anche se il titolo Black Rock rimane nettamente più intrigante. Pur essendo eventi precalcolati la cui sorpresa scema col tempo, le deformazioni - splendidamente realizzate dall'impeccabile motore di gioco - costituiscono la novità principale di Motorstorm: Apocalypse. Capita di trovarsi su ponti instabili, in improbabili percorsi sotterranei oppure addirittura sui tetti dei grattacieli: il design dei circuiti di certo non manca in varietà e in fantasia.

Il cuore del gioco, invece, rimane fedele alle origini, con la possibilità di utilizzare ben 13 tipologie di veicoli - dalle moto enduro fino ai pick-up o ai camion - affidandosi al turbo in ogni momento. L'unica novità degna di nota in termini di meccanica di gioco consiste nella spinta laterale, utile per speronare gli avversarsi oppure per schivare un ostacolo all'ultimo momento. La velocità con cui si viaggia sullo schermo e il paesaggio in decadenza creano situazioni un po' caotiche e confusionarie. Non è raro, almeno in principio, trovarsi disorientati senza capire da che parte vada la pista, finendo contromano oppure contro un muro. In netto contrasto con la natura rocambolesca delle gare, la collisione millimetrica provoca più incidenti di quanto si desideri, finendo sottosopra anche dopo aver superato un piccolo dislivello.


I tre livelli di difficoltà della modalità Carriera non sono altro che un immenso tutorial. Nei panni di altrettanti piloti di crescente abilità, si osserva lo svolgersi del Festival da differenti punti di vista, con obiettivi di qualificazione per la gara successiva sempre più ristretti. L'impossibilità di scegliere il proprio veicolo unito all'assenza di qualunque tipo di personalizzazione rendono l'esperienza in singolo un passatempo trascurabile a meno che non si vogliano conquistare i trofei. La situazione viene ravvivata dalla modalità Gara Veloce - dove almeno è possibile scegliere il bolide da guidare - ma è nell'online che Motorstorm: Apocalypse trova una ragion d'essere.


Sfidando 15 giocatori sui 33 tracciati a disposizione, le modalità online permettono di guadagnare crediti per salire di livello (ve ne sono 50 in tutto) e conquistare perks per avvantaggiarsi in gara. Per esempio, è possibile velocizzare il rientro dopo un incidente, oppure rallentare il surriscaldamento del motore quando si usa il turbo e molto altro ancora. Se ne possono scegliere un massimo di tre per gara ed è possibile creare set di vantaggi predefiniti per una selezione più veloce. Inoltre, soltanto gareggiando online si sbloccano nuove parti per personalizzare (solo esteticamente) il proprio veicolo oppure nuovi piloti da interpretare. Le gare in rete scorrono senza intoppi e la migrazione dell'host minimizza la scomparsa delle lobby.


Motorstorm: Apocalypse è un titolo che privilegia la prontezza di riflessi alla tecnica. Ha dalla sua parte una buona mole di contenuti e un design eccellente dei circuiti, ma dall'altro lato solo la parte online permette di godere al 100% tutte le peculiarità. La modalità 3D (non valutata in questa recensione), infine, potrebbe essere un ulteriore punto di forza per i possessori di un televisore compatibile.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: realizzazione tecnica ottima; modalità online completa; design delle piste; varietà dei veicoli
Replay Value: buono. Online dà il meglio
Aspetti Negativi: modalità in singolo molto limitata; collisioni frustranti; confusionario
In Sintesi: la nuova ambientazione dà nuova linfa alla formula collaudata alla base di Motorstorm: Apocalypse