mercoledì, maggio 18, 2011

Recensione/ Deathsmiles Deluxe Edition

Per tutti coloro che quando pensano a uno sparatutto non pensano a un FPS ma a uno shoot'em up, ecco arrivare una delle ultime fatiche di Cave, sviluppatore proficuo di un genere da molti dimenticato ma che trova sempre qualche asso nella manica per farsi apprezzare

Deathsmiles Deluxe Edition
Sviluppatore: Cave
Editore: Rising Star Games
Distributore: Shardan
Genere: Shoot'em up
Piattaforma: Xbox 360
Titoli correlati: Ikaruga (Dreamcast, Xbox 360); R-Type (Arcade); Thunderforce V (PlayStation 2)

Quando gli shoot'em up dominavano la terra

Fra i massimi esponenti del sottogenere “bullet hell” – shoot’em up a scorrimento in cui lo schermo si riempie letteralmente di proiettili fra cui destreggiarsi – Cave è uno sviluppatore di culto in Giappone ma pressochè sconosciuto per le nuove generazioni occidentali. E’ quindi un piccolo miracolo che Deathsmiles sia giunto in Europa per mano di Rising Star Games, considerata la scarsa popolarità degli shoot’em up e i due anni di ritardo sull'edizione nipponica. Caratterizzato da una grafica completamente in 2D con donzelle in stile anime, Deathsmiles è sì uno sparatutto a scorrimento orizzontale, ma anche una grande corsa al punteggio più alto. Non a caso, ciascun nemico lascia cadere oggetti che fanno crescere vorticosamente il punteggio totale.


Tali oggetti accrescono il contatore del power up che, una volta raggiunti i 1000, permette di incrementare per un limitato periodo la propria potenza di fuoco. Oppure, nel pieno spirito capitalista, è possibile tenerli da parte per conquistare ulteriori punti bonus. Una meccanica di gioco che ne compensa in larga parte la brevità - solo 7 episodi con pochi passaggi memorabili che si completano in poco più di 30 minuti continuando all'infinito - e che garantisce a Deathsmiles un elevato grado di rigiocabilità. Sempre che si sia appassionati del genere, altrimenti rischia di finire accantonato a tempo di record.


Ma è palese che il titolo Cave e le sue numerose chicche si rivolgono agli appassionati. Non solo la Deluxe Edition comprende una versione con grafica migliorata per Xbox 360 - davvero niente male - e quella originale arcade, ma anche due versioni alternative del gioco. La versione 1.1 apporta alcune modifiche al gameplay – i power up attivabili con soli 500 oggetti, un sistema di controllo differente e la possibilità di comandare lo spirito che affianca il personaggio con lo stick analogico destro – mentre la Mega Black Label aggiunge un personaggio giocabile, Sakura, uno stage bonus e il livello di difficoltà 999. Non che la formula cambi radicalmente, ma l’insieme costituisce un pacchetto che dimostra la cura con cui è stato confezionato. Il CD audio con la colonna sonora, il CD con materiale da usare sul PC e un manuale approfondito con i retroscena sulla vicenda, sui personaggi e alcuni consigli sulle tecniche da adottare lo rendono ancora più interessante, anche se il prezzo di circa 40 euro potrebbe essere un deterrente piuttosto gravoso.


Al di là della Deluxe Edition, Deathsmiles è uno sparatutto articolato a cui non mancano boss di fine livello enormi e diverse finezze, fra cui spiccano le quattro eroine con caratteristiche di attacco differenti, la possibilità di ottenere bonus superiori distruggendo i nemici con colpi particolari o di sparare sia a destra sia a sinistra. L'inferno di proiettili che si scatena sullo schermo raggiunge livelli incredibili alla massima difficoltà, ma la collisione impeccabile e i (voluti?) rallentamenti rendono la sopravvivenza una questione di mera abilità. I finali alternativi spingono a completare la storia almeno due volte per personaggio contribuendo a tenere alto l'interesse nel tempo e c'è anche il co-op online, anche se durante la prova è stato impossibile trovare un compagno di ventura. Eppure Deathsmiles merita l'attenzione di chiunque sia cresciuto a pane e shoot'em up non solo in quanto merce rara, ma per la grande capacità di intrigare anche nei tempi moderni.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: meccanica di gioco interessante; frenetico e intrigante; ben realizzato; diverse versioni e bonus in un unico pacchetto
Replay Value: buono. Finali multipli e l'eterna corsa all'high score
Aspetti Negativi: livelli brevi; pochi passaggi memorabili; prezzo piuttosto alto; possibilità di continuare all'infinito
In Sintesi: Deathsmiles Deluxe Edition solletica il palato degli appassionati degli shoot'em up con una meccanica di gioco intrigante e frenetica

mercoledì, maggio 11, 2011

Recensione/ Brink

Una modernissima Arca di Noè diviene teatro di battaglia di due fazioni contrapposte in uno shooter che sorprende per originalità. Riuscirà Splash Damage a emergere in un mercato in cui dominano i sequel?

Brink
Sviluppatore: Splash Damage
Editore: Bethesda Softworks
Distributore: Leader S.p.A.
Genere: Shooter
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC e PlayStation 3)
Titoli correlati: Unreal Tournament 3 (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Mirror's Edge (PC, PlayStation 3, Xbox 360); Section 8 (PC, Xbox 360); Team Fortress 2 (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

In a Brink of an eye

In un panorama videoludico in cui gli sparatutto in prima persona si somigliano un po' tutti, Brink ha un sapore nuovo. L'accento posto su veloci scontri multiplayer in cui si corre e si spara a testa bassa rivela un DNA ancestrale, che qui costituisce le solide fondamenta di una meccanica sfaccettata e fortemente improntata sul gioco di squadra. A seconda della fazione scelta - Sicurezza o Resistenza - si viene coinvolti in operazioni che mirano a salvare o a distruggere l'Arca, una gigantesca struttura galleggiante presa d'assalto durante il periodo di crisi energetica. Non che la vicenda conti granchè, considerata la narrazione appena accennata e troppo frammentaria. Ciò che interessa maggiormente è buttarsi in battaglia e accumulare punti esperienza da spendere in abbigliamento, armamentario, gadget di potenziamento e nuove abilità.

Brink rinvigorisce il concetto incrementando i punti esperienza in base al ruolo che si ha in missione e all'obiettivo della stessa. Si ottengono punti extra rimanendo nelle vicinanze dell'obiettivo nelle missioni di scorta, protezione o presidio, oppure cooperando con i compagni per catturare un avamposto o creando nuove strade all'interno della mappa. Le quattro classi di specializzazione - Soldato, Medico, Tecnico e Agente - posseggono abilità di supporto che, anch'esse, fanno guadagnare punti esperienza, come la possibilità di rimpinzare i caricatori dei compagni (Soldato), di potenziare le armi (Tecnico) e ovviamente di curare i caduti (Medico). Spinto dal "looting" di punti esperienza - che poi è il tema portante di Brink - il giocatore è altresì incentivato a partecipare attivamente alle missioni di gruppo.


Ciascuna missione è allestita in una grande mappa dove scorrazzare a piacimento organizzandosi con i compagni per completare obiettivi primari e secondari - selezionabili tramite un semplice menu radiale - entro un dato limite di tempo. Alcuni di questi comportano la distruzione di un particolare elemento, altri il sabotaggio, la riparazione o ancora la protezione: azioni che variano a seconda della classe scelta sfruttandone le abilità specifiche. Collegandosi agli avamposti della squadra è possibile cambiare classe a piacimento, così come l'arsenale, in modo da adattarsi al meglio alle condizioni mutevoli della battaglia. Quando si sbloccano abilità peculiari come la costruzione di torrette per il Tecnico, gli scontri raggiungono una frenesia ancora più elevata. Una squadra eterogena ha più chance di vittoria, ma l'aiuto dei compagni e il coordinamento fra i membri sono più che mai determinanti.


Perchè Brink è un titolo che può innervosire, e parecchio, a causa della confusione estrema che spesso e volentieri si crea sullo schermo. I proiettili volano reminiscenti dei bei tempi con Unreal Tournament, ma qualcosa è cambiato e il divertimento rischia di lasciare spazio alla frustrazione dopo l'ennesima rigenerazione a chilometri dall'obiettivo. L'intelligenza artificiale peggiora la situazione e rende Brink consigliabile solo in partite cooperative online, dove un gruppo di amici è sicuramente più affidabile di una CPU che si perde per i propri affari nelle vaste mappe. Insieme alla monotonia di alcuni obiettivi - per esempio proteggere un ostaggio per oltre 10 minuti - confusione e intelligenza artificiale precaria costituiscono i punti deboli capaci di mettere al tappeto un titolo altrimenti brillante e accattivante come pochi negli ultimi tempi.


Strizzando l'occhio al parkour, il sistema di movimento Smart è entusiasmante e permette di arrampicarsi, gettarsi in scivolata e saltare gli ostacoli tenendo premuto il tasto dorsale sinistro, conferendo all'azione una dinamicità davvero senza pari. I combattimenti si sviluppano su tutti i piani, l'esplorazione della mappa diviene più naturale e completa e lascia enorme spazio per scovare percorsi secondari per portarsi in posizione di vantaggio. Sebbene manchino all'appello mosse di evasione laterali, nel complesso Brink riesce a rinverdire la meccanica di gioco proprio a partire dall'agilità del personaggio, che può ulteriormente variare in base alla corporatura scelta. Come già accennato, l'elevata personalizzazione - grafica e non - dell'eroe è lodevole ed evidenzia un titolo in cui ciascun giocatore può ritagliarsi un esperienza di gioco più vicina al suo stile. Fiore all'occhiello è l'implementazione della componente online, che permette di affrontare la vicenda principale sia in modalità cooperativa a 8 giocatori, sia competitiva a 16 entrando in partita in qualunque momento. Indipendentemente dalla modalità, però, le mappe e le missioni rimangono quelle (poche) della campagna principale.


Dal punto di vista tecnico, il nuovo motore di gioco id Tech dà grande prova di sè e si dimostra capace di rivaleggiare con l'Unreal Engine grazie a uno stile coloratissimo, una generale cura dei dettagli pur disegnando ambienti di ampio respiro e una fluidità che si attesta per gran parte dell'azione sui 30 fotogrammi al secondo. Deludente invece il doppiaggio in italiano, spesso fuori sincrono e con voci che poco si addicono agli eroi in gioco. Nel complesso Brink è un titolo polarizzante, capace di appassionare e divertire se giocato con lo spirito di gruppo fra amici ma deludente se provato in singolo. Quel che più sorprende è come riesca a catturare l'attenzione una volta superati i primi ostacoli: dopodichè, la strada è tutta in discesa.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: gameplay accattivante; personalizzazione e upgrade dei personaggi; 4 classi con abilità specifiche; multiplayer appassionante; parkour ben implementato
Replay Value: buono. In multiplayer dà il meglio
Aspetti Negativi: troppa confusione; vicenda trascurabile; alcune missioni sono tediose; intelligenza artificiale lacunosa
In Sintesi: Brink ha tutti gli elementi per distinguersi dalla massa e diventare un classico, ma l'eccessiva confusione sullo schermo e l'intelligenza artificiale deludente lo buttano giù dal trono