domenica, giugno 17, 2012

Letture per l'Estate/ Wanted - La Storia Criminale di Grand Theft Auto

Tutto sul videogame che ha cambiato per sempre il panorama videoludico: la storia, le controversie e i retroscena che vi aiuteranno a comprendere il mito intorno a Grand Theft Auto

Titolo: Wanted - La Storia Criminale di Grand Theft Auto
Autore: David Kushner
Editore: Multiplayer.it Edizioni
Genere: Saggio
Argomento: Videogame
Pagine: 347

Gouranga!

Che Grand Theft Auto sia divenuto uno dei videogame più venduti e importanti di sempre non è certo un segreto. Ha contribuito a decretare l’affermazione di PlayStation 2 in occidente ed è stato oggetto di ricche lusinghe economiche da parte di Microsoft, disposta a tutto pur di far approdare il marchio multimilionario sulle proprie sponde. Ma Grand Theft Auto non è stato solo una saga videoludica, bensì un vero e proprio fenomeno culturale che non solo ha scosso l’industria, ma anche l’opinione pubblica e i media americani.

Ma come è nato e come si è evoluto tutto questo? Ce lo spiega David Kushner in Wanted - La Storia Criminale di Grand Theft Auto, un libro inchiesta che ripercorre le vicissitudini dei protagonisti di Rockstar Games e DMA attraverso un decennio di interviste ed esperienze dell’autore. Già dietro Masters of Doom, Kushner mette insieme tutti i tasselli di una storia avvincente che parte dagli anni ‘80, dalla scuola St. Paul sulle sponde del Tamigi: da quando un ragazzo di nome Sam Houser decise di dedicare la vita ai videogame e di cambiare l’intera industria.

Wanted racconta il successo crescente di Rockstar Games, le ambizioni dei fondatori e i traguardi raggiunti, ma anche le innovative strategie di marketing e le polemiche che lo hanno accompagnato, contestualizzando il tutto nel panorama socio-economico degli anni presi in esame. Non manca in tutto questo il grande antagonista di GTA, l’avvocato Jack Thompson, con la sua personalissima crociata per vietare la vendita dei videogame violenti ai minori.

Finché la visuale dall’alto e la grafica spartana tenevano GTA nel campo limitato dei videogame le cose andavano alla grande. Ma con l’ingresso nel realismo reso possibile dalla città in 3D, le cose si complicarono non poco. GTA III ha dato il via a dubbi sulla moralità dei videogame. Alcuni atti sconsiderati da parte di giovani squilibrati venivano attribuiti all’influenza del titolo Rockstar, il gioco è stato bollato come razzista dagli haitiani, fino al sex gate videoludico generato quando alcuni hacker scoprirono il minigame nascosto conosciuto col nome di “Hot Coffe”.

Wanted - La Storia Criminale di Grand Theft Auto è un libro appassionante, ben scritto e documentato a dovere per coinvolgere il lettore fino in fondo. Al di là della cronaca, i capitoli più interessanti sono quelli relativi alle controversie americane: dalle efferatezze commesse dalla gang Nut Cases di Oakland agli omicidi sull’autostrada di Newport da parte di Will e Josh Buckner, le cui gesta erano apparentemente state ispirate da GTA.

Un gioco che ha colpito tutti in modo diretto o indiretto, positivo o negativo. Dire che ha cambiato l’industria è forse poco: ha cambiato una generazione intera. E proprio come GTA, Wanted - La Storia Criminale di Grand Theft Auto è un passaggio obbligato non solo per gli estimatori del videogame, ma per tutti i giocatori e, perché no, per i detrattori. L’edizione nostrana curata da Multiplayer.it Edizioni è impeccabile - fatta eccezione per un paio di sviste ma forse imputabili all’autore stesso - anche grazie alla traduzione scorrevole di Fabio Bernabei.

domenica, giugno 03, 2012

Videorecensione/ The King of Fighters XIII

The King of Fighters XII è stato un duro colpo da mandar giù, a causa della meccanica di gioco deludente, delle modalità di gioco ai minimi storici e della realizzazione tecnica arretrata. Ma con il tredicesimo episodio SNK Playmore è decisa a tornare ai fasti di un tempo mettendo le pezze a tutti i buchi del predecessore e "regalando" agli appassionati il miglior the King of Fighters di sempre. Scoprite come hanno fatto nella video recensione di The King of Fighters XIII!

Recensione/ DiRT Showdown

Codemasters Racing rielabora la serie DiRT in salsa arcade, puntando sull’immediatezza e sulla imprevedibilità delle corse. Riuscirà a imporsi anche in questo campo?

DiRT Showdown
Sviluppatore: Codemasters Racing
Editore: Codemasters Racing
Distributore: Namco Bandai Partners Italia
Genere: Corse/Arcade
Piattaforma: Xbox 360 (disponibile per PC e PlayStation 3)
Titoli correlati: Ridge Racer Unbounded (PC, PlayStation 3, Xbox 360); DiRT 3 (PC, PlayStation 3, Xbox 360)

Quella sporca vettura

Per la prima volta, la serie DiRT approda sulle sponde arcade del mondo delle corse. Non dovrebbe essere difficile per uno studio abile quanto Codemasters assemblare un capolavoro immediato e divertente, ma a volte sono proprio le cose più semplici a creare intoppi inaspettati. I tasselli per un titolo intrigante ci sono tutti: veloce, semplice da approcciare, una gran quantità di eventi da superare e un buon parco auto.



La modalità carriera è strutturata su 4 campionati da 13 eventi ciascuno. Ci sono le competizioni a punti come Rampage e Knock Out, in cui rispettivamente distruggere le auto avversarie a suon di incidenti, oppure buttarle fuori dal ring a spintoni. Si dovrà sopravvivere a un attacco spietato di più auto nella modalità Head Target oppure ci si potrà sbizzarrire a piacimento con le evoluzioni nelle sezioni dedicate. Nelle competizioni testa a testa si dovanno eseguire in una sequenza determinata di evoluzioni e in quelle Smash Hunter bisognerà distruggere dei blocchi colorati seguendo un ordine ben preciso.


E le gare? Ecco il primo punto debole di DiRT Showdown. Si gareggia troppo poco, e le piste sono davvero sparute. Le ambietazioni sono eccezionali - la neve e il deserto sono stupefacenti - ma vi troverete sempre sugli stessi circuiti. Alle gare classiche si affiancano le Domination - dove bisognerà totalizzare il tempo migliore per ogni segmento del circuito - e le Eliminator - in cui il più lento viene eliminato a intervalli di tempo predefiniti. Altrimenti ci sono le “8 Ball” - ovvero brevi circuiti che si intersecano più volte, dove gli incidenti sono all’ordine del giorno.


Il sistema di guida è tipicamente arcade, ma controllare le auto in DiRT Showdown non è poi così semplice. Quando si è da soli, sembra di essere nel paradiso dei giochi di guida. Si fa uso del freno a mano pressoché in ogni curva per far scivolare le auto in sbandate controllate con grande soddisfazione. La sensazione di velocità è altrettanto ottima, complice ancora una volta l’eccellente resa del motore grafico Ego. Poi ci sono gli avversari... e iniziano i problemi. Non per colpa dell’intelligenza artificiale, a dire il vero un po’ sempliciotta, ma per la fisica delle collisioni.


Dopo un incidente, le auto tendono a incollarsi magicamente l’una all’altra, creando intoppi o trascinandosi a vicenda per metri infiniti. La massa dei veicoli è del tutto campata per aria e a poco importa che si scelga quello più carrozzato: basterà un colpetto al posteriore e il testacoda è assicurato, in barba alla selezione delle auto con diverse caratteristiche di velocità, forza e guidabilità. Considerata la frequenza delle collisioni – che di fatto costituiscono uno dei punti chiave del gioco – DiRT Showdown diventa presto un titolo irritante. Anche gli eventi sfasciacarrozze sono vittime dell’arbitrarietà della fisica: a volte si viene premiati con un punteggio esorbitante a fronte di uno scambio di vernice, mentre un incidente coi fiocchi viene bollato come una lieve collisione.


Oltre alla modalità carriera ci si può sbizzarrire con la Joyride, una sorta di modalità libera dove compiere una serie di missioni e cercare degli stemmi nascosti. Con diverse aree da sbloccare e oltre 50 trick da eseguire per ciascuna, Joyride si è rivelata una modalità longeva e accattivante, anche se spesso pretende manovre millimetriche. Non manca il multiplayer a otto giocatori online o in coppia con schermo condiviso, rocambolesco e frenetico come la modalità in singolo, ma protetto da VIP Pass che, fra le altre cose, sblocca anche la possibilità di condividere spezzoni di replay sul proprio account di YouTube.

In definitiva, DiRT Showdown è riuscito solo a metà. Da un lato ci sono le indubbie qualità tecniche (fatta eccezione per il fastidioso comparto audio) e la varietà di competizioni, dall’altro ci sono le difficoltà date dalla fisica e dal controllo quando ci sono in gioco altre vetture. Consigliato solo agli irriducibili dei giochi di corse, a patto di legarsi il pad ai polsi per evitare di scagliarlo contro il televisore.

Raffaele Cinquegrana

Aspetti Positivi: buona quantità di eventi; modalità Joyride; realizzazione tecnica pregevole
Replay Value: discreto. Modalità online e modalità Joyride
Aspetti Negativi: fisica sbilanciata; poche corse classiche; tracciati limitati; alcuni eventi sono mal riusciti; musiche ed effetti sonori fastidiosi
In Sintesi: un gioco di corse arcade nello spirito e ben fatto, ma che non centra pienamente l'obiettivo